Aa. Vv.
Compagni di strada
caminando
con 13
illustrazioni b/n
Formato: 15x21 cm. -
brossura
Pagine: 52
Codice: 001-03-018
«Compagni di strada
(
) è un libro singolare; singolare proprio perché plurale. Senza citazione di
autori manifesti che risultano soltanto vari (ma scritto, in realtà, da almeno quarantuno
poeti che lo dichiarano nella quarta di copertina senza suddividersi versi e strofe, oneri
e onori, parole e suoni, voci e riflessi), senza differenza di contenuto all'interno tra
parole e immagini, con ampia diversità di caratteri e di impostazioni grafiche, con ampia
libertà grafematica e fonetica
» (Giuseppe Panella, in «Risvolti», n.
13, Quarto-Napoli, aprile 2005).
«
Questo testo
si configura in primo luogo come una mobilitazione di poeti di fronte a una situazione che
non consente più deroghe o vie di mezzo. Esso è stato concepito e costruito a ridosso
delle recenti campagne belliche come contrapposizione "forte" alla dottrina e
alla prassi della "guerra infinita" - e poiché quella dottrina e quella prassi
appaiono tutt'altro che rientrate, il testo continua ad essere tristemente attuale
»
(Francesco Muzzioli, in «Fermenti», n. 226, Roma, gennaio 2004).
Estratti
Giorgio
Moio
Nota dell'editore
Come nasce lidea
di pubblicare questo "testo collettivo" di Compagni di strada caminando?
Nasce da una idea, non troppo lontana nel tempo, che balenò come un "risveglio"
nella testa di Antonino Contiliano allinizio di questestate. Una idea che gli
venne, mi confidò quando me la propose, dopo aver letto (ed evidentemente apprezzato) il
n. 8 di "Risvolti", precisamente la parte riguardante lantologia minima
dal titolo Contro tutti i guerrafondai che in esso è ospitata (era ancora ben
impresso in noi occidentali la guerriglia da poco terminata in Afghanistan, lattacco
alle torri gemelle newyorkesi e lo spettro di un ennesimo attacco americano ai danni
dellIraq, per non parlare della ancora innescata guerriglia fratricida tra
israeliani e palestinesi), primo tassello di un puzzle di letture di cui si era nutrito (Un
vibrato continuo, Ossimori, La terra più amata voci della
letteratura palestinese , soprattutte), artefice in qualche modo, mi disse,
ancora in vena di confidenze, di averlo stimolato ad abbandonare
"lisolamento" in cui si era rifugiato da qualche anno, pur continuando ad
alimentare la sua creatività e aggredendo la solitudine, la marginalità di uomo del sud
e «rafforzare il rifiuto e incondizionato degli sciacalli/iene e company ameri(cani),
sharon(iani) bush(iani) blair(iani) berlusconi(ani) della guerra
"duratura/infinita"... contro il terrorismo della libertà/vita che non sia
addentata dal pensiero unico dellocc(h)i(o)dente. (...) per un
"videomondo" di maggioranza che dichiara e accetta i "macellai" e i
nati per il crimine a tutti i costi come "uomini di pace" e di "buona
volontà"».
Cercava «complicità
per agire insieme», mi scrisse in una delle prime lettere di cui si è andata via via
ingrossando la nostra corrispondenza, «quanto meno con la poesia e nella poesia». Si
trattava di unidea ancora tutta in fieri, da svilupparsi strada facendo, a partire
da un incipit poetico, mio suo (nostro), al quale aggregare testi di un certo numero di
autori espressamente invitati, in modo da creare un "testo collettivo",
"nel contesto della "marginalità" e della "con-tingenza"
eversiva della poesia (...) scrivere in tutti i segni di tutte le lingue i nomi
delle-silio", e con qualche testo visuale suggerito da me. Un unico testo in
pratica, un ibrido tra poesia e prosa, per accumulo verbale, smisurato e aperto
allaccoglimento e alla formicolante spinta di una vasta verbalità indiscriminata
quanto programmatica, idealmente a firma collettiva, da dedicare "al popolo
palestinese" e a tutti i popoli oppressi dal capitalismo del pensiero unico,
intrecciato è proprio il caso di dire da testi interi o frammenti di essi,
antagonisti, materialistici, allegorici, dissacratori, autoironici, dilatati, inquietanti,
etc. Il tutto, chiuso in modo ironico e "ribelle", oltre che giocoso (tracce
evidenti si riscontrano anche nelle immagini inserite nel testo, dilatate fino a renderle
diverse dalla forma originale), scardinando la forma chiusa e "lineare" di un
certo operare poetico che addirittura, ultimamente, sfocia nella prosa e nel dettato del
proprio squallido quotidiano. Una volta tanto, coi poeti che si mettono al servizio della
poesia e no viceversa, soprattutto coscienti e consapevoli dei tempi che vivono, evitando
di rifugiarsi in un passato antico senza più senso. Il poeta deve vivere il suo tempo
traslando il senso, col significante che si fa strada nel quotidiano, irriverente e
demistificatorio, costruendo certo lo spazio dove poter materializzare il proprio
"sogno" tra continue modifiche e combinazioni.
Lidea
originaria, ossia quella di mandare in giro un incipit poetico, sia pure ad un certo
numero di poeti selezionati, che ancora una volta, per quanto mi riguardava, andava
rimarcando un rifiuto sia alla guerra sia alla globalizzazione e industrializzazione del
pensiero messa in atto dai mercenari della cultura, di cui oggi sono costretti a fare i
conti un po tutti quei poeti che si tengono, giustamente, lontani da un agire
mercenario, alquanto diversa dal metodo poi adottato di innesti ed estrapolazioni di testi
e stili diversi presi da vari contesti per una testualità intersemiotica, materialistica
e dissacrante, come si diceva, se da un lato si presentava più creativa, più spontanea e
meno tecnica, dallaltro si correva il rischio, non potendo strafare in fatto di
costi per la stampa, di vedersi arrivare un testo ad libitum (rischio che ci
avrebbe costretti a ricorrere, nostro malgrado, al sempre antipatico metodo di dare un
limite ai poeti da invitare, ma era come stroncare la loro creatività), nonché quello
(non di poco conto) di trovarsi di fronte ad un materiale senza la possibilità di poter
intervenire, o intervenire a fatica.
Sin dal titolo,
aggiuntosi strada facendo, suggerito dallo stesso Contiliano (il quale si è occupato pure
della scelta dei testi e del lavoro di tessitura di essi), che richiama un po le
lotte e il movimento degli zapatisti, questo volume vuole schierarsi, oltre che contro i
signori della guerra, contro il liberismo, la politica e le religioni ad uso e consumo
personale, certificando un diritto alla contestazione e alla diversità di pensiero. Come
daltronde, abbiamo, nel nostro piccolo, già proposto noi di "Risvolti"
col n. 8, «contro ogni egemonia, ogni annientamento fisico e intellettuale; contro ogni
prepotenza e supremazia per accaparrarsi mercati e traffici (...); contro ogni
arricchimento derivante dallo sfruttamento di uno nei confronti dellaltro:
lunica guerra che riusciamo a concepire è quella delle idee, delle battaglie delle
idee, per una diversità intellettuale e umana, per una lettura critica e un approccio
molto più profondi, in grado di interessarci, allinterno dei paradigmi discorsivi,
a una visione dinamica del mondo, perseverando lintegrità umana e aprendo nuovi e
diversi orizzonti da poter abitare». Non nascondo che lidea mi entusiasmò subito,
anche perché più ampiamente andava a concretizzarsi un mio progetto: partire da un testo
dato di un poeta qualsiasi ma importante, al quale i poeti invitati potevano aggiungervi
e/o togliervi a loro piacimento, dando vita così ad un work in progress.
Pochi testi, di quelli
che qui presentiamo, sono stati richiesti direttamente ai poeti partecipanti, e pur
essendo alcuni già editi, per es. in "Risvolti" n. 8, senza fare distinzioni
tra quelli editi e inediti, si possono definire tutti "inediti", in quanto ricontestualizzati
per un testo finale sovente "sforbiciato", frammentato, miscelato, non in
base al proprio gusto o in preda a chissà quale forma di sadismo, né in base ad una
scala referenziale, bensì per esigenze di "leggibilità" e scorrevolezza del
"testo unitario", del textum collettivo e istruito, al fine da risultare
il testo di tutti, un intreccio di più segni, frammenti variabili oltre il verbale. Sia
chiaro che non era nostra intenzione fare unantologia né riportare la firma
dellautore sotto i singoli testi, sostituita dai puntini sospensivi tra parentesi
tonde. Questa è una delle ragioni per cui non si è dato spazio né ad una nota
bio-bibliografica per ogni autore (cosa alla quale si era pur pensato, ma poi accantonata
per evitare linsorgenza di vecchi stilemi e ripetizioni tipici delle antologie) né
ad altri surrogati. Cè da aggiungere, per quanto riguarda i puntini sospensivi,
specie quelli liberi e nel corpo dei testi, essi conservano sia la loro funzione
tradizionale sia luso specifico di una iterazione semantizzata tra un testo e
laltro che possono assumere nel corpo del testo collettivo, cioè interruzioni per
meglio frammentare i testi e ricomporli quasi ex novo. Lì dove gli autori partecipanti
hanno dato totale disponibilità per la frammentazione/manipolazione, i testi non ne
portano traccia. E ciò ha anche, riteniamo, alleggerito lintreccio di tutti i
testi.
Ciò che ci premeva
far emergere in Compagni di strada caminando era solo limpronta poetica, il
linguaggio plurale e le ragioni di una poesia "montata" oltre il limen
delle apparenze, proposta "senza autori" (prima vengono i testi,
accidenti!), alcuni anche lirici e tradizionali, però non melensi né noiosi (forse aiuta
la loro brevità) che nellinsieme non guastano, anzi danno una leggerezza e
profondità insieme che spezzano il ritmo per aprirne un altro, in modo più paradossale,
ipertrofico, dove ogni singolo poeta, riconoscibile almeno a se stesso, si mettesse al
servizio del tutto, cioè di un testo omogeneo verbovisuale (pur nella sua eterogeneità),
e riconoscesse il tutto come suo, indipendentemente dallapporto dato dal suo testo,
come se ognuno avesse scritto per proprio conto questo testo collettivo, rompendo
lisolamento della poesia, lio autoriale e narcisistico, nel tentativo, una
volta tanto senza garantirsi un "palcoscenico spettacolare", di contrastare (con
la Poesia e il suo linguaggio) lo stato affaristico e prepotente delle cose, per farsi
portatore di uno sci-operare che vada oltre il proprio fallimentare protagonismo
destinato a soccombere, sia pure aristocraticamente. Agire e pensare, incontrarsi e
scontrarsi con laltro, contaminando e farsi contaminare per un plurimo movimento
creativo e di lotta, per un processo di alterazione, resistente alla stupidità e
volgarità del presente, che si apra alle vere ragioni del mondo, ad una dinamica visione
di esso.
Ecco spiegato anche
lomissione in tutta coscienza dei nomi dei vari autori che vi partecipano, i quali,
ma solo per dare un generale punto di riferimento al lettore, sono riportati (i cognomi),
rigorosamente in ordine alfabetico, in quarta di copertina, nonché i nomi di battesimo, i
quali sono riportati pure in unimmagine a forma di girandola, posta allinterno
del testo. Per un maggior riferimento al lettore, e per dovere di ospitalità, si citano
qui solo i nomi dei poeti stranieri e dei loro traduttori: Darwish, tradotto da G.
Scarcia; Husay, da W. Dahmash e G. Scarcia; Haddad, da G. Collotti; Seniora da E. Masina,
Riechmann, da N. Messina. Dopotutto, citando Barthes de Il piacere del testo, «Testo
vuol dire Tessuto (...) per cui il testo si fa, si lavora attraverso un
intreccio (...); sperduto in questo tessuto questa tessitura il soggetto vi
si disfa, simile a un ragno che si dissolva da sé nelle secrezioni costruttive della sua
tela». Una sfida coraggiosa nel contesto poetico-letterario italiano dove tutti vogliono
essere protagonisti, anche quando farebbero bene a pensare di cambiare
"mestiere".
A scorrere questo
"testo collettivo" e unitario, colpisce un dato che lo rende imprevedibile e
"inclassificabile" in qualche modo. Sto parlando della "pratica del
frammento". E il rifarsi spesso al frammento, che ha un suo fondamento e ben supporta
tale discorso, specie in un volume a più mani, dove i testi, frammentati e a volte
franti, sintersecano e/o si accodano per edificare un discorso unitario, un tertium
datur, personalmente mi ha sempre intrigato. Devo ringraziare ancora una volta il caro
amico Nino se ciò si è potuto concretizzare. Dicevo del frammento e del tertium
(dellidea e azione comune) in unepoca di affari loschi e
dindividualismi. Daltronde, quando parliamo di poesia, di una certa poesia,
intendo quella che ha sempre evitato il dejà vu, il sacro, il secolare letargo
simbolista , difficilmente possiamo sottrarci alla peculiare importanza della
"pratica del frammento". Una importanza camaleontica, mimetica, direi, che
addita continuamente le piste scivolose del consumo di una spettacolarizzazione rissosa,
linutilità della vecchia concezione aurorale dellarte, del culto della
Bellezza, delle Grazie, del Grande Stile, per farsi portatrice di un linguaggio materico e
contraddittorio, mobile ed eterogeneo, sostenitore di istanze problematiche. E questo ci
induce a marcare il grado di responsabilità di una lingua creativa continuamente
minacciata da un universo di discorso ove i predicati fanno delleffimero concetto e
creatività di una struttura pietrificata. Sopprimere la sua presenza nelluniverso
della dialettica, per dirla con Marcuse de Luomo a una dimensione, significa
sopprimere la storia, il passato e il futuro, il bene e il male, il mutamento, il
rinnovamento, la negazione: il «linguaggio unificato (
) è un linguaggio
irrimediabilmente anticritico e antidialettico».
In effetti, la
"pratica del frammento" come tutte le pratiche irriverenti e spericolate
dovrebbe operare esclusivamente contro il ripristino dellonnipotenza e
indissolubilità dei miti, contro il pericolo dellassorbimento e neutralizzazione di
una ipotonia e di una ipofonia che un testo cosiddetto "unificato", anchilosato,
lineare racchiude in sé. Una specie di trait dunion che leghi la consapevolezza
storica e le pulsazioni di una apertura e recupero di memoria (chiaramente quello che vale
la pena recuperare), attraverso una ubiquità nel presente di un "io pratico" e
narrante.
Latto della
"manipolazione" e della "gestazione" del frammento implica latto
del recingere la supremazia di unideologia di scrittura trasparente che miri
essenzialmente a rafforzare il dominio di pratiche con valenze assolutistiche e a
garantirsi con la facile fruizione e linganno la gestione del mercato.
Ogni frammento, si capisce, funziona proprio in relazione alla capacità intrinseca di
saper annullare queste insudici presunzioni. Spesso, il suo cattivo uso taglia fuori le
soluzioni alternative. Tuttavia, esso ha una immunità raramente riscontrabile in pratiche
simili. Ed è quella di "interdisciplinare" la componente ideologica insita in
esso, di ribaltare sia i codici dellautore che del fruitore. Proprio questa
capacità di rovesciamento e di registrazione di pluralità che non esclude però,
un ragionare che registri anche la ripresa di vecchie idee, teoricamente agguerrite
, rende più marcata la componente ideologica: lidentità di un orizzonte
(in)verificabile viene abbandonata al proprio destino. Non più lo svuotamento del vuoto
ma il suo riempimento, "alla luce del sole", diacronico e sincronico, è
fornitore di poetiche costruttive (a piccoli frammenti), dove il gioco, lironia, il
divertissement, i giochi linguistici, la "neutralità"
dell"inventore", nonché la naturale peculiarità "inespressiva"
e "inglobale", diventano oggetti di una rivalorizzazione del vuoto stesso.
È fuor di dubbio
limportanza di un altro elemento per delineare un certo tipo di poesia: la
rappresentazione dellattimo, dellatto puro. Da non intendere come
"aura" o come dice Benjamin, un singolare intreccio di spazio e di tempo.
Tuttaltro. Esso avvicina le cose, annulla lo spazio temporale per avvicinarsi alla
morte, e più velocemente alla rigenerazione. La sua enigmaticità, il suo essere
portatore di un discorso più ampio e continuo, la sua parziale "intelaiatura"
sono attrazioni irresistibili e garantiste contro il perdurare di codificazioni consuete,
produttrici di teorie fasulle. Pertanto, sancisce lenigmaticità della poesia, il
proliferare di operazioni artistiche, il riordino della scansione poetica teorico-critica.
Come il silenzio rispetto alla voce o il segno rispetto al non-segno, così il frammento
rispetto al testo "completo", è provocatore di una invenzione continua, di una
riproducibilità e irriducibilità straordinariamente aperte al tempo, a una gravidanza di
forme intraverbali e immaginative plurime. Ma affinché risulti completa la sua peculiare
importanza, occorre menzionare tre cose:
a) il suo uso dà la
possibilità di mantenersi determinati, senza porre limiti alle combinazioni
poetico-visuali;
b) permette di scavare
nei meandri disabitati della lingua, anche a rischio di sfiorare lincomunicabilità
dal punto di vista di chi omologa le conflittualità del linguaggio come un fatto
prettamente privato, intimistico ;
c) permette di non
escludere assolutamente linesistente, la riflessione critica sulle infinite
possibilità di sopravvivenza che un linguaggio articolato possiede.
È ciò che si è
tentato di proporre con questo volume, la disponibilità alla "messa in gioco",
al contagio con laltro, allincontro-scontro (come ebbi a dire in unaltra
nota ad un volume collettaneo), per spostarsi verso uno specifico "altro da
sé", per una prospettiva gest/azionale di sconfinate possibilità creative e
rivoluzionarie, unistanza di antagonismo letterario anarchico, nel senso di
"senza padroni", che rompa lordine del potere di una scrittura celebrativa
e di verità assolute.
Realizzato nella sua
classica forma-libro, Compagni di strada caminando, separatamente al volume stesso,
in via sperimentale e del tutto privato e fuori commercio, è riprodotto anche in versione
multimediale su sopporto CD-ROM, avvalendosi dellopera del prof. Nino Parrinello. In
essa lintreccio è miscelato, ibridato da componenti diversi dal verbale e
dalliconico. Sono elementi semiotici e testuali di diverso tipo e utilizzati come
"frammenti" significanti integrati e integranti. Le voci video-registrate, p.
es., esibiscono letture di testi interi e/o frammentati, e sono degli attori siciliani di
teatro Giovanna Alagna, Riccarda Cusimano, Clara Giampino, Carlo Laudicina, Guglielmo
Lentini, Evelin Magaddino, Rino Marino, Francesco Teresi. Effetti speciali di altra natura
plurivocizzano il testo arricchendo ulteriormente la polifonia e la polisemia semiotica.
Spero che questo testo
susciti nel lettore una sollecitazione a intravedere più livelli e psicologie che si
fondono e si aprono a un discorso non omologato né teologato, per una poesia
"lunga" di sovrapposizioni mentali e umorali che si perdono o si ritrovano nella
concatenazione dellazione spazio-temporale, siderale, per una molteplicità e
complessità di pensiero, per una frattura con lossequiosa banalità del presente.
G. M. (pp. 7-11)
Autori presenti (in ordine
alfabetico):
I. Apolloni, M. Bettarini, T. Binga, G.
Bonagiuso, F. Brugnaro, C. Bugli, D. Cara, L. Caruso, F. Cavallo, S. Cena, F. Ceravolo, A.
Contiliano, G. Cuttone, M. Darwish, C. Davinio, P. Della Ragione, N. Di Maio, M. Grasso,
J. Haddad, R. Hsay, S. Ingrassia, F. Juaristi, O. Liuzzi, G. Lombardo, G. Longo, R.
Marino, S. M. Martini, P. Martiniello, G. Moio, F. Muzzioli, P. Oppezzo, Özer, M. Papa
Ruggiero, E. Piccolo, M. Renda, J. Riechmann, L. Rosi, A. Spagnuolo, H. Seniora, L.
Ugolini.