Logo_di_Risvolti.JPG (27835 byte) RISVOLTI

quaderni di linguaggi in movimento fondati nel 1998 da Giorgio Moio

Direttore: Giorgio Moio

Redattori: Carlo Bugli, Pasquale Della Ragione

Editore: Edizioni Riccardi

Indirizzo: casella postale 32 - 80010 Quarto (NA) / e-mail: edizioniriccardi@virgilio.it

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale ai sensoi ella legge n, 62 del 7.3.2001


Scheda editoriale

Copertina di Con Occhio allegorico.JPG (8956 byte)

 

 

Giorgio Moio

Con occhio allegorico

 

Formato: 14x20 cm. - brossura

Pagine: 56

Codice: 001-05-024

 

Estratti


fra poco locchio

ironico & irronico

que mi ritrovo

ironicizzerà

irro––nici––zzaz––ioni

ironizzate

degrassando il mare

dalle stupide increspo(ANA)lature

comiche del "tout ça va bien"

del "tutto va bene se me ne viene"

: fra poco laltrocchio

ipotonico & ippotonico

cue mi ritrovo

ipotonizzerà

ipot––oniz––zazi––oni

ippotonizzate

rovesciando ne lo mar

acua non ancora robesciata

la globalizzazione de’ le –bbone azioni

ipnotiche d’isso che d’essa fa(LLO) tutto brodaglia

del "tout est permis – tutto è permesso se me ne viene"

: fra poco il terzocchio

con tutto il suo aplomb di ransacker & scrutineer

kue mi ritroverò

rovisterà e scruterà

negli–angiporti–fetidi–de–lo–munno

con[loscribere[in[tecnicolor su li’ santini de’ ognotenor

(2002)

 

*

 

scende

laccua saltellando

leviga

sassi & sassaiole

strambotta

\ rimbalza /

sfrangia; in parodie

in colorate allegorie

tra un paradosso & unironia

poco più in là chatta con laccua di un fiume

tra bip e messaggini damore

SMS tipici del tipo "richiamami"

ah

se

anche

le

parole

facessero capriole & piroette

trotterellan-

do

sfrangiassero

come le voci

zigzagando

la plupart du temps

nei frontespizi del reale

nella meraviglia di un azzardo

prima che le rovine riprendano a rovinare

gennaio 2005

 

*

 

...tò, un t’onfo s’ordo si spande nell-aria di m’aggio

la u di acqua si è tuffata nel mare di remalen

fa una piroetta e s-accoppia con le gru a m’aribù

ora corre sui pulviscoli dei pioppi a più non p’osso

vola e ritorna poi smarrisce il p’unto di volo

l-appunto di ritorno e si rituffa nel mare…

maggio 2005

 

 *

 

…se | guardi | da | una | parte.

                           .e | ci | vedi | un | maribù.

.pensa | che | dall’altra | parte.

             .ci | può | stare | un | cammello | in | tutù.

.ma | non | ti | fidare.

             . di | quel | che | vedi.

.né | dalla | tua | parte.

                           .né | da | quella | opposta.

.tu | pensi | di | vedere.

          .ma | non | c’è | niente | da | vedere.

.solo | se | socchiudi | gli | occhi.

    .le | cose | non | saranno | tutte | uguali…

maggio 2005

 

 *

 

.c’è. sempre.

.quello. che. guarda. un. fiore.

.e. dice. è. un. fiore.

.per. la. fortuna. di. noi. poeti.

.un. po’. distratti.

.c’è. ancora.

.quello. che. dice.

.non. è. un. fiore. è. un. colibrì.

.ma. chissà.

.dove. andrà .a. fare. pipì.

giugno 2005

 

*

 

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*

 

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*

 

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*

 

– il poeta che scrive fiumi di parole. ha letto ben poco e pretende il successo. è talmente preso dal clamore che sembra come ipnotizzato.

– ci sono scritture che rinnovano grovigli di retorica mercificata. ci si aggrappa a tracciati già battuti ed esauriti. contemplando il proprio limite. si mutano le cose solo nelle apparenze. sull’onda dell’inganno.

– l’importanza del parlare è la comunicazione. a parole siamo tutti bravi. ma della parola che non ti fidi s’infila all’amo e si dà in pasto ai pesci. di quelle che usano certi politici è meglio non parlarne.

– le certezze sono bolle di sapone. la tranquillità è dei morti e la trasgressione è una languida promessa.

– il sapere che trovi nella maggior parte dei libri di oggi è un falso paradiso costruito sulla menzogna. la stessa menzogna che trovi nei discorsi di Berlusconi.

– come la sabbia che ascolta il mare. tutti gli anni si assomigliano. tutti negli anni si assomigliano.

– si sono perse le tracce della parola che trafigge i colori bui e le forme stereotipate. che schizza. scruta. scrosta. infilza. strizza. arrizza. di quelle che s’incontrano è tutto un piagnisteo di un film già visto.

– un’inquietudine di voci scava profondi solchi. curve mai percorse. gimcane sull’acqua del mare in mareggiata. enigma che scava. inizio di luce di un giorno invadente. non certo farsi fottere dall’epifania di un desio o dall’inganno della chiacchiera salottiera.

– tutti i poeti imbecilli adorano un mito. dimenticando che il compito della poesia è riempire il vuoto con principi sempre più nuovi. tenendo sempre fede a un allure allegorico. materialmente utopico. a un linguaggio della contraddizione. palinodica. che non affabuli ma aggrovigli. che non addomestichi ma interroghi. contenente un accumulo delirante di parole deliranti. ironiche. parodiche. che il poeta. come un chirurgo. è chiamato a scorticare la parte infetta. a tagliare. aprire squarci nella sua materia ogni qualvolta il risultato si avvia verso l’ovvio.

– dopo il fallimento della poesia. la poesia è l’unico rimedio. ma chi pratica la poesia ha letto ben poco e pretende il successo.

– un poeta deve lavorare alla ricerca di qualcosa che non è stato ancora detto o detto male. con la lingua che si carica di valenze vitali e con/tingenti. fino ad esplodere per poi ricomporsi nella marginalità che è costituzione della poesia stessa. per un rimando al referente. in un’apparebte normalità. in pratica deve frantumare dall’interno il significato. i falsi messaggi. innalzandoli e sprofondandoli. ormai obsoleti. per un linguaggio ossessionato a riconoscere qualcos’altro tra gli spazi del fare. sul limite dell’impensato per una poesia che interagisca con tutti gli elementi che la compongo una costruzione di frammenti per un testo da riproporre sempre in modo diverso.

– tutti ritengono di sapere. ma pochi sanno comporre una poesia che sappia dello strazio e del dolore. dello scherzo e dell’ironia. del dramma e della parodia. per scivolare via dai significati e dai lamenti e disegnare acrobazie. l’eccesso umano che scalpita in dinamiche allegorie.

– ci si aggrappa a tracciati già battuti ed esauriti. si arriva ad emarginarsi unicamente per evitare le responsabilità e i sacrifici. ma chi produce poesia deve aprirsi al mondo. in quanto il linguaggio che la sostiene è azione che deve aprirsi al mondo. ma sempre più spesso si preferiscono le azioni… in borsa.

– le ripetizioni e le somiglianze producono identità stereotipate. un flusso immemoriale di ceneri soffiate nel silenzio dove le parole sanno di escrementi di uccelli.

– aggrappati a tracciati già battuti ed esauriti. si creano patetiche soluzioni che vanno verso glorie archeologiche.

– anche la più semplice delle parole è un’apertura al mondo. ma deve avere una grande voglia di modificare. trasgredire. non farsi ingannare dalle offerte di pacificazione. saper pisciare sui molli odori rarefatti. immergersi nel conflitto per ridarsi argomentata. con allegoria. costeggiando il linguaggio per una stagione intrigante. perché solo all’estremo limite del linguaggio. al margine di esso. ci accorgiamo di poter controllare la scrittura degna di essere. allo stesso modo la convenzione d’un marmoreo senso equilibrato. di una centralità. di una divinità.

– non c’è gloria che possa essere immolata. la vita è una continua competizione. ma in questa folle corsa l’uomo non coglierà il sogno di ritornare ad essere uomo. ha troppa paura della morte. ma che cos’è la morte. avere circa quattro metri quadrati di terra a disposizione. l’unica proprietà che gli rimane per sempre. null’altro. dunque. chi pensa alla morte pensa a se stesso.

– la novità non conosce credito. più nessuno sembra pronunciarsi con estrema decisione. slabbrando la superficie di una lingua multiforme. mentre i poeti per grazia ricevuta e del grande stile (orfici. intimisti e mistici. tra l’altro. figli dello stesso inganno). si fanno le seghe con la bocca. si masterizzano il cervello. credendo di emergere dal sonno. ma è al sonno che ritornano.

– si è smarrita la capacità di traslare il senso delle cose. la capacità di liberarsi di questo letamaio di potere e avidità. che ci sta soffocando a poco a poco. dove si arriva a pensare che il denaro faccia uomini e poeti. è anche vero che tutti devono campare. ma c’è modo e modo. non certo quello di vendersi alla migliore offerta.

– mi soffermo a guardare i tuoi occhi bigi. che luce bigia in questi occhi bigi. se ti ascolto. però. poi dovrò farmi visitare da un otorino.

– il presente è un sapere sacrificale nel deserto. tutto è dominante. niente è dominato. dunque. diffidate di coloro che hanno deciso di pianificare il mondo. la vita va riempita con principi sempre più nuovi. come la poesia. d’altronde. spingersi nelle molecole più invisibili.

– la donna ha il privilegio di scegliere il proprio amante. l’amante la propria fine. ma con le donne siamo sempre un tantino timidi. ci vien voglia di parlare prima di fare all’amore. poi succede che le parole che si dicono sembrano uscite da un carosello.

– i poeti sognano il successo come la notte precede il giorno. bisbigliando sbadigli senza scrutamenti. senza il sorriso o l’alternanza degli occhi sull’immensità del mare. dovrebbero imparare a corrodere la rarefaction del tempo e la materia verbale in superficie. fino a farle impazzire di gioia e dolore. fino a farle apparire nel loro "reale" apparire. Sennonché. le loro fortune si ottengono col ritorno al mito. all’orfismo. alla bellezza. alla presunzione di essere i depositari della verità. anche perché la dimensione dell’oppositività a tale presunzione becera è divenuta un fatto privato.

– un vero poeta è colui che passa per il vecchio prima di entrare nel nuovo e negarlo. agire per demolire ogni certezza. è la stessa certezza che in poesia c’è ancora un gran vuoto da riempire. è la coscienza del fare che sostiene i poeti arrivati dopo. altrimenti è la fine.

– l’uomo ha paura dei cambiamenti. preferisce che l’inerzia si appropri della "particolareggiata" forma di sviluppo piuttosto che affrontare la dialettica del mutamento. però sanno adeguarsi ad ogni evenienza e abituarsi ad essa.

– prima di avvicinarmi alla poesia e alla critica. mi sono avvicinato alla filosofia di Lukàcs. di Benjamin. di Wittgenstein. visto i tempi in cui viviamo. spesso mi assale la convinzione di aver sprecato il mio tempo.

– ciò che è importante nell’atto di proporre dei testi poetici. è come questi in realtà debbano nascere da un’inquietudine raccapricciante. da un superamento di ogni divinità. ma un poeta senza divinità è in miseria. però un poetà in miseria è capace di alimentare il suo essere poeta.

– ho sentito dire che un attimo di vera intensità poetica può illuminare un arco di tempo tetro. beato colui che ci crede. in una poesia dev’essere esplicativa la tendenza a "significare" un’inquietudine. a tradurre in segni l’universo interiore delle cose. del mondo. e ricominciare. che cos’è in fondo la poesia se non il rendere possibile l’impossibile?

– un poeta non deve essere mai patetico. né intimistico. né romantico. insomma. non deve mai piangersi addosso. ma fregarsene delle posizioni che cadono come foglie secche. fregarsene della calura d’estate. delle onde maliziose sulla spiaggia. fregarsene dell’effimero che travolge tutto in niente. in quanto alla poesia basta veramente poco per rendersi efficace. basta sostituire al già dato una "dinamica" visione del reale.

Altri estratti che riguardano Moio: La finestra - Le origini del calcio quartese - Locus solus. La babele capovolta - L'uomo dagli occhi rosa - Sabbie mobili - Un vibrato continuo - Work in progress

 

Biografia dell'autore


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Giorgio Moio è nato a Quarto (NA) nel 1959. È direttore editoriale delle Edizioni Riccardi, per cui, oltre a dirigere e curare alcune collane di poesia, ha fondato e dirige anche «Risvolti», quaderni di linguaggi in movimento. È stato redattore delle riviste «Altri Termini» e «Oltranza» (di quest’ultima è anche tra i fondatori) e ha preso parte, a volte anche in veste di organizzatore, a dibattiti e letture pubbliche di poesia. Per l’edizione "Terraterra 2003", organizzata dalla Rete No Global, ha curato la mostra La babele capovolta. Riviste a Napoli da Documento-Sud a Risvolti (dal 1958 ad oggi), presso l’Istituto Professionale Statale "G. Rossini" di Bagnoli-Napoli. Nel 2005, nell’ambito della 51ma Biennale di Venezia - Arti Visive, ha partecipato al progetto di poesia Isola Virtuale, a cura di Caterina Davinio. Ha pubblicato: Scritture d’attesa (Ripostes, Salerno, 1989); Sabbie mobili (Edizioni Riccardi, 1996); Le origini del calcio quarteseWork in progress (id., 1997); Oltre la soglia del dolore (Gabrieli, Roma, 1999); L’uomo dagli occhi rosa, con Carlo Bugli (Edizioni Riccardi, 2000); Un vibrato continuo, con Luciano Caruso (id., 2002); Libro d'artista n. 33, sempre con Caruso (Morgana Edizioni, Firenze, 2002); Parodie marine (Associazione Cult. Socrate, Napoli, 2003); La finestra (prosa - Edizioni Riccardi, 2004). Con occhio allegorico (Edizioni Riccardi, 2005). Altre pubblicazioni in riviste (La Parola Abitata; Team; Offerta Speciale; Logos; Pragma; Altri Termini; Via Lattea; Arenaria; Gradiva; Fermenti; Anterem; Oltranza; Terra Flegrea; Rivista d’Artista; Ad Hoc; Hyria; Punto di Vista; Il Patapart), in volumi collettanei (Messico 1936, Ripostes, 1989; Ordo italicus, a cura di E. Bonessio di Terzet, L’assedio della poesia, 1999; Locus solus. La babele capovolta, a cura di G. Moio, Edizioni Riccardi, 2001), in antologie di poesia contemporanea (In my end is my beginning. I poeti italiani negli anni ottanta/novanta, a cura di A. Tesauro, Ripostes, 1992; La conservazione del testo poetico, a cura di D. Cara, Laboratorio delle arti, 1993; La ricerca della poesia in Italia, a cura di F. Muzzioli - antologia telematica; Almanacco Odradek 2004 di scritture antagoniste, a cura di F. Muzzioli, M. Lunetta, S. Sproccati, Edizioni Odradek, Roma, 2004; Le strade della poesia - II edizione, a cura di D. Cipriano, Guardia Lombardi-AV, 2004; Una piazza per la poesia. Sei giorni sui passi della parola, a cura di R. De Martino, E. Fagnano e P. A. Toma, Edizioni Il Portico, Napoli, 2008; Poesia a comizio, a cura di M. Carlino e F. Muzzioli, Edizioni Empiria, Roma, 2008; Mundus. Poesie per un'etica del rifiuto, a cura di A. D'Ambrosio e M. Grasso, Valtrend ed., Napoli, 2009). Dal 1998 ha partecipato a numerose collettive di poesia visuale, libri d'artista, libri-oggetto e a rassegne di mail art.


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