Giorgio Moio
Con occhio allegorico
Formato: 14x20 cm. -
brossura
Pagine: 56
Codice: 001-05-024
Estratti
fra poco locchio
ironico & irronico
que mi ritrovo
ironicizzerà
irronicizzazioni
ironizzate
degrassando il mare
dalle stupide
increspo(ANA)lature
comiche del "tout ça
va bien"
del "tutto va bene se
me ne viene"
: fra poco laltrocchio
ipotonico & ippotonico
cue mi ritrovo
ipotonizzerà
ipotonizzazioni
ippotonizzate
rovesciando ne lo mar
acua non ancora robesciata
la globalizzazione
de le bbone azioni
ipnotiche disso che
dessa fa(LLO) tutto brodaglia
del "tout est permis
tutto è permesso se me ne viene"
: fra poco il terzocchio
con tutto il suo aplomb di
ransacker & scrutineer
kue mi ritroverò
rovisterà e scruterà
negliangiportifetididelomunno
con[loscribere[in[tecnicolor
su li santini de ognotenor
(2002)
*
scende
laccua saltellando
leviga
sassi & sassaiole
strambotta
\ rimbalza /
sfrangia; in parodie
in colorate allegorie
tra un paradosso &
unironia
poco più in là chatta
con laccua di un fiume
tra bip e messaggini
damore
SMS tipici del tipo
"richiamami"
ah
se
anche
le
parole
facessero capriole &
piroette
trotterellan-
do
sfrangiassero
come le voci
zigzagando
la plupart du temps
nei frontespizi del reale
nella meraviglia di un
azzardo
prima che le rovine
riprendano a rovinare
gennaio 2005
*
...tò, un tonfo
sordo si spande nell-aria di maggio
la u di acqua si è
tuffata nel mare di remalen
fa una piroetta e
s-accoppia con le gru a maribù
ora corre sui pulviscoli
dei pioppi a più non posso
vola e ritorna poi
smarrisce il punto di volo
l-appunto di ritorno e si
rituffa nel mare
maggio 2005
*
se | guardi | da |
una | parte.
.e | ci | vedi | un | maribù.
.pensa | che |
dallaltra | parte.
.ci | può | stare | un | cammello | in | tutù.
.ma | non | ti | fidare.
. di | quel | che | vedi.
.né | dalla | tua |
parte.
.né | da | quella | opposta.
.tu | pensi | di | vedere.
.ma | non | cè | niente | da | vedere.
.solo | se | socchiudi |
gli | occhi.
.le |
cose | non | saranno | tutte | uguali
maggio 2005
*
.cè. sempre.
.quello. che. guarda. un.
fiore.
.e. dice. è. un. fiore.
.per. la. fortuna. di.
noi. poeti.
.un. po. distratti.
.cè. ancora.
.quello. che. dice.
.non. è. un. fiore. è.
un. colibrì.
.ma. chissà.
.dove. andrà .a. fare.
pipì.
giugno 2005
*

*

*

*
il poeta che scrive fiumi di parole.
ha letto ben poco e pretende il successo. è talmente preso dal clamore che sembra come
ipnotizzato.
ci sono scritture che rinnovano
grovigli di retorica mercificata. ci si aggrappa a tracciati già battuti ed esauriti.
contemplando il proprio limite. si mutano le cose solo nelle apparenze. sullonda
dellinganno.
limportanza del parlare è la
comunicazione. a parole siamo tutti bravi. ma della parola che non ti fidi sinfila
allamo e si dà in pasto ai pesci. di quelle che usano certi politici è meglio non
parlarne.
le certezze sono bolle di sapone. la
tranquillità è dei morti e la trasgressione è una languida promessa.
il sapere che trovi nella maggior
parte dei libri di oggi è un falso paradiso costruito sulla menzogna. la stessa menzogna
che trovi nei discorsi di Berlusconi.
come la sabbia che ascolta il mare.
tutti gli anni si assomigliano. tutti negli anni si assomigliano.
si sono perse le tracce della parola
che trafigge i colori bui e le forme stereotipate. che schizza. scruta. scrosta. infilza.
strizza. arrizza. di quelle che sincontrano è tutto un piagnisteo di un film già
visto.
uninquietudine di voci scava
profondi solchi. curve mai percorse. gimcane sullacqua del mare in mareggiata.
enigma che scava. inizio di luce di un giorno invadente. non certo farsi fottere
dallepifania di un desio o dallinganno della chiacchiera salottiera.
tutti i poeti imbecilli adorano un
mito. dimenticando che il compito della poesia è riempire il vuoto con principi sempre
più nuovi. tenendo sempre fede a un allure allegorico. materialmente utopico. a un
linguaggio della contraddizione. palinodica. che non affabuli ma aggrovigli. che non
addomestichi ma interroghi. contenente un accumulo delirante di parole deliranti.
ironiche. parodiche. che il poeta. come un chirurgo. è chiamato a scorticare la parte
infetta. a tagliare. aprire squarci nella sua materia ogni qualvolta il risultato si avvia
verso lovvio.
dopo il fallimento della poesia. la
poesia è lunico rimedio. ma chi pratica la poesia ha letto ben poco e pretende il
successo.
un poeta deve lavorare alla ricerca
di qualcosa che non è stato ancora detto o detto male. con la lingua che si carica di
valenze vitali e con/tingenti. fino ad esplodere per poi ricomporsi nella marginalità che
è costituzione della poesia stessa. per un rimando al referente. in unapparebte
normalità. in pratica deve frantumare dallinterno il significato. i falsi messaggi.
innalzandoli e sprofondandoli. ormai obsoleti. per un linguaggio ossessionato a
riconoscere qualcosaltro tra gli spazi del fare. sul limite dellimpensato per
una poesia che interagisca con tutti gli elementi che la compongo una costruzione di
frammenti per un testo da riproporre sempre in modo diverso.
tutti ritengono di sapere. ma pochi
sanno comporre una poesia che sappia dello strazio e del dolore. dello scherzo e
dellironia. del dramma e della parodia. per scivolare via dai significati e dai
lamenti e disegnare acrobazie. leccesso umano che scalpita in dinamiche allegorie.
ci si aggrappa a tracciati già
battuti ed esauriti. si arriva ad emarginarsi unicamente per evitare le responsabilità e
i sacrifici. ma chi produce poesia deve aprirsi al mondo. in quanto il linguaggio che la
sostiene è azione che deve aprirsi al mondo. ma sempre più spesso si preferiscono le
azioni
in borsa.
le ripetizioni e le somiglianze
producono identità stereotipate. un flusso immemoriale di ceneri soffiate nel silenzio
dove le parole sanno di escrementi di uccelli.
aggrappati a tracciati già battuti
ed esauriti. si creano patetiche soluzioni che vanno verso glorie archeologiche.
anche la più semplice delle parole
è unapertura al mondo. ma deve avere una grande voglia di modificare. trasgredire.
non farsi ingannare dalle offerte di pacificazione. saper pisciare sui molli odori
rarefatti. immergersi nel conflitto per ridarsi argomentata. con allegoria. costeggiando
il linguaggio per una stagione intrigante. perché solo allestremo limite del
linguaggio. al margine di esso. ci accorgiamo di poter controllare la scrittura degna di
essere. allo stesso modo la convenzione dun marmoreo senso equilibrato. di una
centralità. di una divinità.
non cè gloria che possa essere
immolata. la vita è una continua competizione. ma in questa folle corsa luomo non
coglierà il sogno di ritornare ad essere uomo. ha troppa paura della morte. ma che
cosè la morte. avere circa quattro metri quadrati di terra a disposizione.
lunica proprietà che gli rimane per sempre. nullaltro. dunque. chi pensa alla
morte pensa a se stesso.
la novità non conosce credito. più
nessuno sembra pronunciarsi con estrema decisione. slabbrando la superficie di una lingua
multiforme. mentre i poeti per grazia ricevuta e del grande stile (orfici. intimisti e
mistici. tra laltro. figli dello stesso inganno). si fanno le seghe con la bocca. si
masterizzano il cervello. credendo di emergere dal sonno. ma è al sonno che ritornano.
si è smarrita la capacità di
traslare il senso delle cose. la capacità di liberarsi di questo letamaio di potere e
avidità. che ci sta soffocando a poco a poco. dove si arriva a pensare che il denaro
faccia uomini e poeti. è anche vero che tutti devono campare. ma cè modo e modo.
non certo quello di vendersi alla migliore offerta.
mi soffermo a guardare i tuoi occhi
bigi. che luce bigia in questi occhi bigi. se ti ascolto. però. poi dovrò farmi visitare
da un otorino.
il presente è un sapere sacrificale
nel deserto. tutto è dominante. niente è dominato. dunque. diffidate di coloro che hanno
deciso di pianificare il mondo. la vita va riempita con principi sempre più nuovi. come
la poesia. daltronde. spingersi nelle molecole più invisibili.
la donna ha il privilegio di
scegliere il proprio amante. lamante la propria fine. ma con le donne siamo sempre
un tantino timidi. ci vien voglia di parlare prima di fare allamore. poi succede che
le parole che si dicono sembrano uscite da un carosello.
i poeti sognano il successo come la
notte precede il giorno. bisbigliando sbadigli senza scrutamenti. senza il sorriso o
lalternanza degli occhi sullimmensità del mare. dovrebbero imparare a
corrodere la rarefaction del tempo e la materia verbale in superficie. fino a farle
impazzire di gioia e dolore. fino a farle apparire nel loro "reale" apparire.
Sennonché. le loro fortune si ottengono col ritorno al mito. allorfismo.
alla bellezza. alla presunzione di essere i depositari della verità. anche perché la
dimensione delloppositività a tale presunzione becera è divenuta un fatto privato.
un vero poeta è colui che passa per
il vecchio prima di entrare nel nuovo e negarlo. agire per demolire ogni certezza. è la
stessa certezza che in poesia cè ancora un gran vuoto da riempire. è la coscienza
del fare che sostiene i poeti arrivati dopo. altrimenti è la fine.
luomo ha paura dei cambiamenti.
preferisce che linerzia si appropri della "particolareggiata" forma di
sviluppo piuttosto che affrontare la dialettica del mutamento. però sanno adeguarsi ad
ogni evenienza e abituarsi ad essa.
prima di avvicinarmi alla poesia e
alla critica. mi sono avvicinato alla filosofia di Lukàcs. di Benjamin. di Wittgenstein.
visto i tempi in cui viviamo. spesso mi assale la convinzione di aver sprecato il mio
tempo.
ciò che è importante nellatto
di proporre dei testi poetici. è come questi in realtà debbano nascere da
uninquietudine raccapricciante. da un superamento di ogni divinità. ma un poeta
senza divinità è in miseria. però un poetà in miseria è capace di alimentare il suo
essere poeta.
ho sentito dire che un attimo di vera
intensità poetica può illuminare un arco di tempo tetro. beato colui che ci crede. in
una poesia devessere esplicativa la tendenza a "significare"
uninquietudine. a tradurre in segni luniverso interiore delle cose. del mondo.
e ricominciare. che cosè in fondo la poesia se non il rendere possibile
limpossibile?
un poeta non deve essere mai
patetico. né intimistico. né romantico. insomma. non deve mai piangersi addosso. ma
fregarsene delle posizioni che cadono come foglie secche. fregarsene della calura
destate. delle onde maliziose sulla spiaggia. fregarsene delleffimero che
travolge tutto in niente. in quanto alla poesia basta veramente poco per rendersi
efficace. basta sostituire al già dato una "dinamica" visione del reale.
Altri estratti che
riguardano Moio: La
finestra - Le origini del
calcio quartese - Locus
solus. La babele capovolta - L'uomo dagli occhi rosa - Sabbie mobili - Un vibrato continuo - Work in progress
Biografia dell'autore

Giorgio
Moio è nato a Quarto (NA) nel 1959. È direttore editoriale delle Edizioni
Riccardi, per cui, oltre a dirigere e curare alcune collane di poesia, ha fondato e dirige
anche «Risvolti», quaderni di linguaggi in movimento. È stato redattore delle
riviste «Altri Termini» e «Oltranza» (di questultima è anche tra i fondatori) e
ha preso parte, a volte anche in veste di organizzatore, a dibattiti e letture pubbliche
di poesia. Per ledizione "Terraterra 2003", organizzata dalla Rete No
Global, ha curato la mostra La babele capovolta. Riviste a Napoli da Documento-Sud a
Risvolti (dal 1958 ad oggi), presso lIstituto Professionale Statale "G.
Rossini" di Bagnoli-Napoli. Nel 2005, nellambito della 51ma Biennale di Venezia
- Arti Visive, ha partecipato al progetto di poesia Isola Virtuale, a cura di
Caterina Davinio. Ha pubblicato: Scritture dattesa
(Ripostes, Salerno, 1989); Sabbie mobili
(Edizioni Riccardi, 1996); Le origini del calcio quartese; Work in progress (id.,
1997); Oltre
la soglia del dolore (Gabrieli, Roma, 1999); Luomo dagli
occhi rosa, con Carlo Bugli (Edizioni Riccardi,
2000); Un
vibrato continuo, con Luciano Caruso (id., 2002); Libro d'artista
n. 33, sempre con Caruso (Morgana Edizioni, Firenze,
2002); Parodie marine
(Associazione Cult. Socrate, Napoli, 2003); La finestra (prosa - Edizioni Riccardi, 2004). Con occhio allegorico (Edizioni Riccardi, 2005). Altre pubblicazioni in riviste (La Parola Abitata; Team; Offerta
Speciale; Logos; Pragma;
Altri Termini; Via Lattea; Arenaria; Gradiva; Fermenti;
Anterem; Oltranza; Terra
Flegrea; Rivista
dArtista; Ad Hoc; Hyria;
Punto di Vista; Il Patapart), in volumi collettanei (Messico 1936, Ripostes, 1989; Ordo italicus, a cura di E. Bonessio di Terzet, Lassedio della poesia, 1999; Locus solus. La
babele capovolta, a cura di G. Moio, Edizioni
Riccardi, 2001), in antologie di poesia contemporanea (In
my end is my beginning. I poeti italiani negli anni ottanta/novanta, a cura di A. Tesauro, Ripostes, 1992; La
conservazione del testo poetico, a cura di D. Cara,
Laboratorio delle arti, 1993; La ricerca della poesia in
Italia, a cura di F. Muzzioli - antologia telematica;
Almanacco Odradek 2004 di scritture antagoniste, a cura di F. Muzzioli, M. Lunetta, S. Sproccati, Edizioni Odradek, Roma,
2004; Le strade della poesia - II edizione, a cura di D. Cipriano, Guardia Lombardi-AV, 2004; Una piazza per la poesia. Sei giorni sui passi della parola, a cura di R. De Martino, E. Fagnano e P. A. Toma, Edizioni Il Portico,
Napoli, 2008; Poesia a comizio, a cura di M. Carlino e F. Muzzioli, Edizioni Empiria, Roma, 2008; Mundus. Poesie per un'etica del rifiuto, a cura di A. D'Ambrosio e M. Grasso, Valtrend ed., Napoli, 2009). Dal
1998 ha partecipato a numerose collettive di poesia visuale, libri d'artista,
libri-oggetto e a rassegne di mail art.