1) Potrei
rimandarti alluscita della mia ultima raccolta, edita dalla Puntoacapo
di Novi Ligure nel maggio di questanno, e che si intitola Poesie incitanti
allodio sociale: più chiaro di così... Poi cè attualità e
attualità, ci sono i miei bisogni impellenti, dato che non sempre ho voglia
di guardar fuori. Ma ora come ora, credo che ci si debba schierare, visto la
deriva che ha preso la società italiana.
Dirò anche che
la forza di unopera poetica è tanto maggiore, quanto più essa è definibile
attuale: non solo nel senso di attualità del tema, ma del fatto
che quanto scritto si può applicare, in un modo o nellaltro, allattualità
spicciola che il lettore ha attorno e si trova a vivere quasi quotidianamente.
In questo senso
mi auguro che tutto quello che ho scritto - dalle raccolte più impegnate,
come Non voglio morire a Rovigo, In ombra e lultima citata
allinizio, a quelle più personali come Ultimo cerchio, che
è legata alle mie pitture astratte della metà dei Settanta - possa fornire tracce e
riflessioni, a chi lo legga; tracce e riflessioni collegabili appunto a questa attualità
spicciola alla quale ho appena accennato.
Non parlerei,
infine e per me, di una posizione politica, ma di una posizione sociale: il
termine politico, per come vanno le cose in questi ultimi anni e mesi, è offensivo.
Sociale indica un impegno molto più profondo e responsabile, dedicato in primo luogo alla
parte migliore della società: mai come in questi tempi sotto attacco di chi governa
grazie al consenso della maggioranza decerebrata del Paese.
Ancora una volta
in questo senso Poesie incitanti allodio sociale è paradigmatico, nel
chiamare a raccolta quella che chiamo provocatoriamente la minoranza sana della
Nazione, spingendola a prendere le distanze dalla suddetta maggioranza e dalla lotta
politica comunemente intesa; e a tentare di realizzare, in quei luoghi probabilmente
marginali dove questo sia ancora possibile, delle zattere di salvataggio; che
possano aiutarci a ricominciare da capo in maniera civile, quando questa ondata di
subumanità sarà implosa su se stessa.
2) Il poeta, nel
senso sociale e civile del termine, non ha spazio in questa società, che la maggioranza
ha forgiato a misura di bastardi e puttane.
Sono quindi un
emarginato, visto con fastidio per le mie qualità e il messaggio che porto; nessun
autocompatimento, in questo: hanno ragione dal loro punto di vista a
comportarsi così nei miei confronti; né io quindi cerco la carità di assessori
puttanieri o nepotisti, o di critici e colleghi impegnati in faide parrocchiali.
Cerco semmai
anche qui, al riguardo, cè in Poesie incitanti... un breve
testo, Requiem, che tocca questo punto un ambito sociale dove la mia
sensibilità e le idee che porto possano venire accolte, se non seguite, col giusto
rispetto.
Ma la
frammentazione di quella minoranza sana della quale ho scritto nella
precedente risposta e lequivoco nel quale è caduta (credendo che sia ancora
possibile impegnarsi a salvare questa società con gli strumenti stessi che lhanno
soffocata) rendono piuttosto difficile la cosa.
3) Nella mia,
onestamente ben poco; ma non per colpa del computer, semmai per scelta mia: che mi
riconosco infinitamente di più nellanalogico, piuttosto che nel digitale...
Ho anche
limpressione che, dal punto di vista strettamente tecnico, il computer abbia
implementato più la ricerca visiva, che quella dei testi lineari; credo che, grazie ad
esso, la poesia visiva, quella concreta e tutte quelle ramificazione artistiche
ibride abbiano goduto di unottima occasione di sviluppo; al contrario
del puro e semplice testo lineare.
Ma, come ho anche
già avuto modo di puntualizzare altrove, le mie esperienze nellambito della poesia
visiva sono state limitate, ormai lontane nel tempo (al massimo la metà dei Novanta) e
non supportate da tecnologie digitali.
A livello di
distribuzione, sono anche convinto che tutta questa proliferazione di siti e riviste
virtuali sia tutto sommato una bufala, anche se nata in perfetta buona fede: si possono
creare dei gruppi di discussione e lavoro, molto più agili che se sfruttassero la posta
tradizionale, ma tutto qui. Il punto è che se voglio davvero leggere qualcosa, lo schermo
è scomodissimo, quindi devo stamparmelo. E allora...
Rizzi è
presente nei seguenti numeri di «Risvolti»: n. 13,
aprile 2005 (Discussione attorno ad alcuni quesiti di letteratura -
intervento critico); n. 14, novembre 2005 (S. t. -
intervento creativo); n. 15, novembre 2006 (S. t., da
A. Rizzi, La luce lo specchio - intervento creativo); n. 17,
novembre 2008 (Potrei rimandarti all'uscita della mia ultima raccolta...
- intervento critico).
Biografia di Rizzi