(Eugenio Miccini
nasce a Firenze il 22 giugno 1925. Compie gli studi in Seminario appassionandosi
soprattutto alla Filosofia greca e alla Letteratura latina, influenza umanistica che
caratterizzerà tutto il suo lavoro dagli anni '70 in poi; laurea in Pedagogia, inizia una
complessa attività di pubblicista e di militanza letteraria, collaborando a varie riviste
come «Quartiere», «Letteratura», «Il Menabò» e pubblica alcuni libri di poesia
lineare e vince vari premi. È dal 1962 he inizia a dedicarsi alla poesia visiva e proprio
l'anno successivo, 1963, fonda a Firenze il "Gruppo 70" con Lamberto Pignotti e
Luciano Ori dando vita all'esperienza della poesia visiva in Italia. Da lì in poi sono
anni intensi caratterizzati da un forte impegno ideologico e dall'organizzazione di
mostre, spettacoli, dibattiti e pubblicazioni sulla poesia visiva. Nel 1963, ancora a
Firenza, organizza il "Centro Tèchne" pubblicando l'omonima rivista con i
relativi "quaderni" di poesia visiva. Poi mostre e rassegne in Italia e in quasi
tutti i paesi del mondo, con grande successo. Miccini è morto il 19 giugno 2007 a
Firenze, sua città natale. Il 21 giugno, alle ore 15, nella basilica fiorentina della
"Santissima Annunziata" hanno avuto luogo i funerali alla presenza di amici ed
estimatori. Ci eravamo conosciuti nel 1976 a Firenze, in occasione di mostre, poi, insieme
a Lamberto Pignotti, in occasione della rassegna di poesia visiva "Originali"
(Biblioteca Comunale Centrale di Firenze) alla quale ero stato invitato a partecipare,
rimanendo in contatto e in ottimi rapporti d'amicizia e di collaborazione fino a pochi
anni fa. d.a.)
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Anna Palma
Con Eugenio Miccini fra tesi e didattica
IL NUOVO
Se volete il meglio
ad azione persistente
praticate il nuovo
(la più prodigiosa
avventura dell'uomo).
Il futuro fa gli onori di
casa.
La genuinità si chiama
novità.
Investite anche voi con
fiducia:
dove la città si rinnova
c'è
una sicurezza in più.
e.m
Eugenio Miccini ci
ha lasciati, ma non tutto di lui è scomparso, ci resterà maestra la sua Poesia Visiva e
guida la stella rossa del suo Firmamento, "Sic erat in fatis"? Tutto il suo
repertorio artistico, non solo una consolazione, ma anche un'importante eredità culturale
formativa!
Di lui, come mio
insegnante, ho dei ricordi guida molto intensi e significativi a partire dal periodo in
cui frequentavo l'Accademia. Era il 1989 quando nella Loggetta Lombardesca di Ravenna,
dov'era l'Accademia di Belle Arti, si udì la voce del Direttore che il corso di Didattica
delle Arti Visive sarebbe stato tenuto dall'artista Miccini. Il mattino in cui stava per
aver luogo la prima lezione per noi studenti iscritti, lo incrociammo nel corridoio; aveva
un aspetto molto semplice ed esteticamente informale, contraddittorio alla figura del
classico professore. Subito dopo in aula ascoltammo la sua prima e piacevole lezione.
Miccini si rivelò
un professore eclettico per eccellenza e con grande carisma comunicativo, sapeva
coinvolgere noi studenti nella sfera emotivo-cognitiva delle arti, curandosi umilmente dei
nostri interessi culturali. Nello stesso periodo, lo conoscemmo come artista, io in
particolare mi cimentai in uno studio su di lui, con una tesi alla fine del quadriennio
accademico dal titolo: "Eugenio Miccini e la Poesia Visiva", nella quale mettevo
in evidenza la sua poetica, sempre coerente con la sua personalità artistica, di giudizio
ideologico, critico-analitico, trasversale-multidisciplinare.
Un aspetto
interessante di Eugenio Miccini è infatti la modalità di indagare interdisciplinare dei
contenuti culturali, attraverso i mezzi linguistici di parole e immagini come ricerca
umanistica del divenire storico, raggiungendo un risultato finale di "Super-Io"
delle arti e delle sue ideologie. In tutte le sue oprere, il fruitore coglie uno stato di
perorazione nei significati ricavati da una sintesi fra spazialità dell'immagine con la
sua ambiguità, e temporalità della parola con la sua logicità.
Miccini è stato
per ben quattro volte alla Biennale Internazionale d'Arte di Venezia, invitato dai critici
più noti, Renato Barilli, Gianfranco Bettetini, Daniele Palazzoli, Arturo Schwarz e da
Bonito Oliva, nelle cui singolari occasioni ha presentato alcuni temi stimolanti fra i
gruppi di opere della sua produzione artistica, dei collages delle
"Definizioni", dei "Rebus", degli "Ex-Libris", dei
"Diagrammi", della "Poesia trovata", di "Rizomata", del
Piano regolatore isurrezionale", di "Eros ed Ares", di Poetri gest into
life", ecc., riconosciuto personaggio importante di un'arte intelligibile e
universale.
Miccini è stato
significativo per me; nella mia vita culturale un grande Maestro, seguito con entusiasmo
anche nel periodo post-accademico; l'ho visto operare direttamente nelle rassegne degli
spettacoli di poesia visiva, ricordo l'evento internazionale dei poeti visivi nei Musei di
Spoleto del 1995, dal titolo: "Poesia visiva e dintorni" (l'ultima avanguardia),
dove lui mi invitò rendendomi partecipe in quel gruppo di performances. Mi ha reso
partecipe in tante altre sue occoasioni di mostre personali e collettive, in altre città
italiane, oltre a quella dell'ultima Biennale veneziana del 1993, in cui esponeva cinque
opere emblematiche, dai titoli: "Liber", "Anche il silenzio è
parola", "Il mare, romanzo"; "I segni in cerca di identità con le
cose del mondo, scrivere è un'avventura", "Rizomata".
L'atteggiamento di
Miccini nei miei confronti è sempre stato quello di appagare una mia esigenza continua di
ricerca e formazione artistica e dal cui rapporto fortemente empatico di maestro-discepola
si sviluppò quel valore di un'amicizia profonda e leale. Ho frequentato prima la sua casa
di Verona, trasferitosi da Firenze durante il periodo di insegnamento all'Accademia di
Belle Arti di Verona, poi la sua casa di Firenze; ho conosciuto la sua foamiglia, il
figlio Alessandro, il quale è sempre stato al suo fianco, seguendolo nelle sue mostre e
collaborando in tante altre occasioni con lui. Miccini è sempre stato coinvolto nella mia
professione di insegnante, interessato all'aspetto educativo-didattico nelle mie ricerche
dei laboratori artistici, scolastici ed extrascolastici con ragazzi e bambini, in
particolare al mio utilizzo (con metodo micciniano), di una didattica interdisciplinare
guidata dall'arte e di cui, le esperienze di Poesia Visiva risultano le più efficaci e le
più efficienti, come mezzo educativo, di indagine (attraverso l'esperienza), di
conoscenza e di apprendimento. Durante l'occasione di un mio laboratorio organizzato nel
carcere di Forlì, di pittura e poesia visiva, sortito poi nella mostra a palazzo
Albertini, nell'estate del 1995 e dal titolo: "La Pittura Attenuante",
richiamato dalla Custodia Attenuata Tossicodipendenti, Miccini visitò i ragazzi, oltre
alla mostra in cui emergevano parecchi loro disagi. Propose loro di seguire un principio
spesso ricorrente nella sua poesia, sollecitandoli all'esperienza dell'arte, come mezzo,
arma, attraverso cui combattere il sistema dei disagi individuali e sociali. In quella
occasione, ho potuto vederlo direttamente sotto il profilo di educatore, nello scuotere le
coscienze di questi giovani caduti in trappola. Proprio il suo profilo di educatore e
guida, militante dell'arte d'avanguardia, connota tutta la sua poesia in un senso
profondamente ideologico, etico-filosofico e al tempo stesso estetico dell'esperienza,
visivo-sentitiva, lasciandoci l'eredità altamente fertile della poesia visiva, risultando
uno strumento esemplare di indagine attraverso cui giungere alla "coscienza"
delle problematiche della condizione umana.