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quaderni di linguaggi in movimento fondati nel 1998 da Giorgio Moio

Direttore: Giorgio Moio

Redattori: Carlo Bugli, Pasquale Della Ragione

Editore: Edizioni Riccardi

Indirizzo: casella postale 32 - 80010 Quarto (NA) / e-mail: edizioniriccardi@virgilio.it

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale ai sensoi ella legge n, 62 del 7.3.2001


Risvolti - Discussione

Ariele D'Ambrosio

1) Alla prima non posso che rispondere cominciando a citare una dichiarazione che Lawrence Ferlinghetti ha rilasciato in una recente intervista: «In questi tempi apocalittici il poeta deve leggere le cose del mondo, non contemplare il proprio ombelico e questo rende le cose difficili. Il poeta ha la libertà di poter parlare e se non lo fa è complice, così come lo erano i tedeschi con il nazismo, perché il silenzio è complicità. Il poeta è l’unico che è libero di parlare, tutti i politici, tutti gli uomini che gestiscono il potere non possono, devono fare dei compromessi, mentre i poeti hanno un’opportunità unica. Non c’è bisogno che il poeta si scagli contro un governo in particolare, sia quello di Bush o quello italiano. Ma che ci si opponga al capitalismo globalizzato e consumistico, che colpisce la società e spinge il pianeta verso il disastro ecologico…».

E non solo aggiungo, perché oltre che di politica estera globale, new-global e non no-global, la visione “dall’alto” deve scendere anche in quella più “bassa”, più minuta per capire e denunciare, attraverso l’arte in generale e nello specifico attraverso la poesia, ciò che avviene nel particolare del proprio mondo, della società in cui si vive, della famiglia in cui si riflette e ci si riflette, del corpo psicofisico in cui si veglia e si dorme e persino si sogna, in un percorso di rimandi continui.

Non ho mai inteso il mio fare letterario ed artistico come intrattenimento effimero per me stesso o per gli altri. E la connotazione etica-estetica in cui mi sono sempre mosso non ha mai escluso il senso del gioco così caro a Giorgio Munari, ma gioco come scoperta della propria individualità creativa per maturare la consapevolezza del proprio saper fare ed attraverso questo imparare e crescere. Ed ecco che il mio lavoro di poesia orale secondaria mi ha portato a produrre un libro intitolato Canzone per Nejra - tra guerra e terrorismo ed uno spettacolo di poesia-teatro intitolato Canzone per Nejra - tra oro e petrolio alberi ed acqua. Ed il mio lavoro di poeta a curare insieme a Mimmo Grasso un’antologia internazionale di poeti intitolata Mundus - poesie per un’etica del rifiuto, che tratta dello scandalo dell’immondizia a Napoli ed in Campania per diventare metafora dell’immondo mondo.

2) Alla seconda domanda rispondo col dire della condizione di disadattamento che vivo costantemente e cronicamente con la consapevolezza che il mio fare artistico non potrà mai cambiare in senso etico-politico le organizzazioni economiche affaristiche dei gruppi di potere grandi e piccoli.

La politica o la si gestisce o la si subisce. Ma per gestirla dall’interno è necessario avere delle caratteristiche di grande flessibilità per essere ottimisti o di grande corruttibilità per essere pessimisti. Preferisco restare testimonianza critica al potere costituito, nella speranza di rimanere semplicemente stimolo riflessivo al singolo che legge, guarda, ascolta, anche in silenzio, per tradurre la propria esperienza culturale nel proprio vivere anche il minimo gesto di un istante con l’attenzione verso l’altro per essere veramente attenti a se stessi: unico senso, unico desiderio, unica speranza. Preferisco restare testimonianza del mio tempo: “salvare” pensieri, esperienze, rapporti, storie, visioni attraverso la scrittura. E consapevole del mistero e della vita parziale, con il desiderio e la speranza che quando la nana bianca ingoierà ogni cosa facendo implodere la massa col suo tempo, il ricordo non svanirà “come lacrime nella pioggia” ma resterà in qualunque altra forma e dimensione (fosse anche un’assenza), unito al nuovo, nel nuovo, eppure antico e singolo tra i singoli gesti, i singoli occhi, le singole mani.

3) Alla terza domanda rispondo come se fossi un essere preistorico. Appartengo all’era del cartaceo. Utilizzo il mio p.c. prevalentemente come macchina da scrivere. Poco gioco con i caratteri, con le loro diversità e grandezze, ne ho scelto uno in prevalenza, qualche volta una scelta diversa ma sempre motivata da una idea di contenuto. Ne comprendo però le possibilità in poesia, le potenzialità, quella poesia che sperimenta senza sosta e non può non essere “condizionata” dalle nuove tecnologie, come è sempre stato in arte, nel cercare nuove strade, percorsi, rivoli, pur di trovare espressività che recuperino il senso profondo della parola. Attenzione però, perché un uso delle nuove possibilità tecniche, che cercasse solo la propria particolarità o visibilità in una cornice vuota, non raggiungerebbe mai uno stile. E per questo ho piacere a citare Massimo Mila un grande critico musicale e musicologo di Torino degli inizi del novecento che così diceva con acume, saggezza e buon senso: «Le ultime generazioni dei compositori italiani si schierano praticamente lungo tutte le gamme delle posizioni che oggi presenta la musica contemporanea: tutte possibili di validità artistica, anche quelle conservatrici, purché siano rivissute con personale schiettezza di sentire, e tutte capaci di condurre al fallimento anche quelle d’avanguardia, se le formule del linguaggio più aggiornato vengono accettate con passivo e meccanico conformismo. C’è un’originalità dello stile che non dipende dalla novità del linguaggio».

A me pare che queste parole possano essere estese a tutte le forme d’arte ed anche alla nostra contemporaneità. E poi navigare nel web, guardare nel web, vedersi con il web, stampare nel web.

Tutto e subito? Non c’è mai stato il tutto nel subito e non c’è mai stato e non c’è il tutto. Allenarsi alla sintesi per non disperdersi e perdersi, allenarsi alla scelta, alla ricerca che seleziona per progetti e concetti, per finalità. E non è sempre stato questo il fare in arte e in poesia? L’arte del togliere, dell’elidere per ricavarne un succo concentrato, forte, penetrante.

La tv e il web possono essere usati in mille modi: come parole crociate, passatempi, psicofarmaci. Ci s’incontrava, poi ci si telefonava, oggi ci si scrive nuovamente. Bisogna conservare le e-mail e ci ritroveremo con una letteratura epistolare da pubblicare in cartaceo ed in web e che può anche sillabare in modo diverso ed usare segni e parole diversi. Molte cose, tante cose in contemporanea e tutto per codificare in multi-espressività il pensiero delle riflessioni e delle emozioni.

Dove mi spinge tutto questo nel mio fare poesia? Non mi sono fermato alla pagina scritta ma ricerco nella voce: “poesia orale secondaria” ed oggi con Bruno Roberti ricerco anche nella vista: “filmpoesia”: multimedialità. E tutto ancora in un libro stampato con allegati CD audio e DVD da caricare anche nel web per lanciarlo nel mare del tutto e forse perderlo, persino dimenticarlo. Le cose si ripetono nella diversità e nella diversità giochiamo tutti a riconoscere, a nascondere, a ritrovare.


D'Ambrosio è presente nei seguenti numeri di «Risvolti»: n. 17, novembre 2008 (Alla prima non posso che rispondere... - intervento critico).

Biografia di D'Ambrosio

Copertina.JPG (177328 byte)

n. 17, anno X

novembre 2008

pp. 48 

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