1) Alla prima non
posso che rispondere cominciando a citare una dichiarazione che Lawrence Ferlinghetti ha
rilasciato in una recente intervista: «In questi tempi apocalittici il poeta deve leggere
le cose del mondo, non contemplare il proprio ombelico e questo rende le cose difficili.
Il poeta ha la libertà di poter parlare e se non lo fa è complice, così come lo erano i
tedeschi con il nazismo, perché il silenzio è complicità. Il poeta è lunico che
è libero di parlare, tutti i politici, tutti gli uomini che gestiscono il potere non
possono, devono fare dei compromessi, mentre i poeti hanno unopportunità unica. Non
cè bisogno che il poeta si scagli contro un governo in particolare, sia quello di
Bush o quello italiano. Ma che ci si opponga al capitalismo globalizzato e consumistico,
che colpisce la società e spinge il pianeta verso il disastro ecologico
».
E non solo
aggiungo, perché oltre che di politica estera globale, new-global e non no-global, la
visione dallalto deve scendere anche in quella più bassa,
più minuta per capire e denunciare, attraverso larte in generale e nello specifico
attraverso la poesia, ciò che avviene nel particolare del proprio mondo, della società
in cui si vive, della famiglia in cui si riflette e ci si riflette, del corpo psicofisico
in cui si veglia e si dorme e persino si sogna, in un percorso di rimandi continui.
Non ho mai inteso
il mio fare letterario ed artistico come intrattenimento effimero per me stesso o per gli
altri. E la connotazione etica-estetica in cui mi sono sempre mosso non ha mai escluso il
senso del gioco così caro a Giorgio Munari, ma gioco come scoperta della propria
individualità creativa per maturare la consapevolezza del proprio saper fare ed
attraverso questo imparare e crescere. Ed ecco che il mio lavoro di poesia orale
secondaria mi ha portato a produrre un libro intitolato Canzone per Nejra - tra guerra
e terrorismo ed uno spettacolo di poesia-teatro intitolato Canzone per Nejra - tra
oro e petrolio alberi ed acqua. Ed il mio lavoro di poeta a curare insieme a Mimmo
Grasso unantologia internazionale di poeti intitolata Mundus - poesie per
unetica del rifiuto, che tratta dello scandalo dellimmondizia a Napoli ed
in Campania per diventare metafora dellimmondo mondo.
2) Alla seconda
domanda rispondo col dire della condizione di disadattamento che vivo costantemente e
cronicamente con la consapevolezza che il mio fare artistico non potrà mai cambiare in
senso etico-politico le organizzazioni economiche affaristiche dei gruppi di potere grandi
e piccoli.
La politica o la
si gestisce o la si subisce. Ma per gestirla dallinterno è necessario avere delle
caratteristiche di grande flessibilità per essere ottimisti o di grande corruttibilità
per essere pessimisti. Preferisco restare testimonianza critica al potere costituito,
nella speranza di rimanere semplicemente stimolo riflessivo al singolo che legge, guarda,
ascolta, anche in silenzio, per tradurre la propria esperienza culturale nel proprio
vivere anche il minimo gesto di un istante con lattenzione verso laltro per
essere veramente attenti a se stessi: unico senso, unico desiderio, unica speranza.
Preferisco restare testimonianza del mio tempo: salvare pensieri, esperienze,
rapporti, storie, visioni attraverso la scrittura. E consapevole del mistero e della vita
parziale, con il desiderio e la speranza che quando la nana bianca ingoierà ogni cosa
facendo implodere la massa col suo tempo, il ricordo non svanirà come lacrime
nella pioggia ma resterà in qualunque altra forma e dimensione (fosse anche
unassenza), unito al nuovo, nel nuovo, eppure antico e singolo tra i singoli gesti,
i singoli occhi, le singole mani.
3) Alla terza
domanda rispondo come se fossi un essere preistorico. Appartengo allera del
cartaceo. Utilizzo il mio p.c. prevalentemente come macchina da scrivere. Poco gioco con i
caratteri, con le loro diversità e grandezze, ne ho scelto uno in prevalenza, qualche
volta una scelta diversa ma sempre motivata da una idea di contenuto. Ne comprendo però
le possibilità in poesia, le potenzialità, quella poesia che sperimenta senza sosta e
non può non essere condizionata dalle nuove tecnologie, come è sempre stato
in arte, nel cercare nuove strade, percorsi, rivoli, pur di trovare espressività che
recuperino il senso profondo della parola. Attenzione però, perché un uso delle nuove
possibilità tecniche, che cercasse solo la propria particolarità o visibilità in una
cornice vuota, non raggiungerebbe mai uno stile. E per questo ho piacere a citare Massimo
Mila un grande critico musicale e musicologo di Torino degli inizi del novecento che così
diceva con acume, saggezza e buon senso: «Le ultime generazioni dei compositori italiani
si schierano praticamente lungo tutte le gamme delle posizioni che oggi presenta la musica
contemporanea: tutte possibili di validità artistica, anche quelle conservatrici, purché
siano rivissute con personale schiettezza di sentire, e tutte capaci di condurre al
fallimento anche quelle davanguardia, se le formule del linguaggio più aggiornato
vengono accettate con passivo e meccanico conformismo. Cè unoriginalità
dello stile che non dipende dalla novità del linguaggio».
A me pare che
queste parole possano essere estese a tutte le forme darte ed anche alla nostra
contemporaneità. E poi navigare nel web, guardare nel web, vedersi con il web, stampare
nel web.
Tutto e subito?
Non cè mai stato il tutto nel subito e non cè mai stato e non cè il
tutto. Allenarsi alla sintesi per non disperdersi e perdersi, allenarsi alla scelta, alla
ricerca che seleziona per progetti e concetti, per finalità. E non è sempre stato questo
il fare in arte e in poesia? Larte del togliere, dellelidere per ricavarne un
succo concentrato, forte, penetrante.
La tv e il web
possono essere usati in mille modi: come parole crociate, passatempi, psicofarmaci. Ci
sincontrava, poi ci si telefonava, oggi ci si scrive nuovamente. Bisogna conservare
le e-mail e ci ritroveremo con una letteratura epistolare da pubblicare in cartaceo ed in
web e che può anche sillabare in modo diverso ed usare segni e parole diversi. Molte
cose, tante cose in contemporanea e tutto per codificare in multi-espressività il
pensiero delle riflessioni e delle emozioni.
Dove mi spinge tutto questo nel mio fare poesia? Non mi sono fermato
alla pagina scritta ma ricerco nella voce: poesia orale secondaria ed oggi con
Bruno Roberti ricerco anche nella vista: filmpoesia: multimedialità. E tutto
ancora in un libro stampato con allegati CD audio e DVD da caricare anche nel web per
lanciarlo nel mare del tutto e forse perderlo, persino dimenticarlo. Le cose si ripetono
nella diversità e nella diversità giochiamo tutti a riconoscere, a nascondere, a
ritrovare.
D'Ambrosio
è presente nei seguenti numeri di «Risvolti»: n. 17,
novembre 2008 (Alla prima non posso che rispondere... - intervento
critico).
Biografia di D'Ambrosio