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quaderni di linguaggi in movimento fondati nel 1998 da Giorgio Moio

Direttore: Giorgio Moio

Redattori: Carlo Bugli, Pasquale Della Ragione

Editore: Edizioni Riccardi

Indirizzo: casella postale 32 - 80010 Quarto (NA) / e-mail: edizioniriccardi@virgilio.it

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Risvolti - Discussione

Ricordando Eugenio Miccini a due voci e alcuni versi lineari che Eugenio Miccini scrive quale "programma" della propria Poetica

a cura di Davide Argnani

 

(Eugenio Miccini nasce a Firenze il 22 giugno 1925. Compie gli studi in Seminario appassionandosi soprattutto alla Filosofia greca e alla Letteratura latina, influenza umanistica che caratterizzerà tutto il suo lavoro dagli anni '70 in poi; laurea in Pedagogia, inizia una complessa attività di pubblicista e di militanza letteraria, collaborando a varie riviste come «Quartiere», «Letteratura», «Il Menabò» e pubblica alcuni libri di poesia lineare e vince vari premi. È dal 1962 he inizia a dedicarsi alla poesia visiva e proprio l'anno successivo, 1963, fonda a Firenze il "Gruppo 70" con Lamberto Pignotti e Luciano Ori dando vita all'esperienza della poesia visiva in Italia. Da lì in poi sono anni intensi caratterizzati da un forte impegno ideologico e dall'organizzazione di mostre, spettacoli, dibattiti e pubblicazioni sulla poesia visiva. Nel 1963, ancora a Firenza, organizza il "Centro Tèchne" pubblicando l'omonima rivista con i relativi "quaderni" di poesia visiva. Poi mostre e rassegne in Italia e in quasi tutti i paesi del mondo, con grande successo. Miccini è morto il 19 giugno 2007 a Firenze, sua città natale. Il 21 giugno, alle ore 15, nella basilica fiorentina della "Santissima Annunziata" hanno avuto luogo i funerali alla presenza di amici ed estimatori. Ci eravamo conosciuti nel 1976 a Firenze, in occasione di mostre, poi, insieme a Lamberto Pignotti, in occasione della rassegna di poesia visiva "Originali" (Biblioteca Comunale Centrale di Firenze) alla quale ero stato invitato a partecipare, rimanendo in contatto e in ottimi rapporti d'amicizia e di collaborazione fino a pochi anni fa. d.a.)

 

___________

 

Davide Argnani

Con Eugenio Miccini in Romagna

 

SE VUOI ESSERE POETA

Se vuoi essere poeta

trasforma ogni dato

in un predicato:

dal tuo gettarti

a capofitto nel mondo

al gettarsi del mondo

a capofitto in te.

e.m

 

Qui mi soffermo a dare testimonianza ricordando gli "avvenimenti" realizzati insieme negli anni '80 e '83 in Romagna, con la collaborazione e la partecipazione attiva di Gian Ruggero Manzoni, Carlo Marcello Conti e il contributo delle Istituzioni locali, tra Forlì, Brisighella Imola  e Lugo di Ravenna. E Ravenna è da ricordare anche perché Miccini ha insegnato per diversi anni (1989 in po) all'Accademia di Belle Arti, lasciando un segno proficuo del suo insegnamento.

Mi piace proseguire nel mio ricordo riportando un "riassunto" degli incontri e delle esperienze verificatesi a Forlì proprio nel 1980, all'inizio di una esperienza didattica e culturale che qui in Romagna si perpetuò fino al 1983, quando la "rivoluzione" culturale e quella visiva della poesia si trovavano ai massimi livelli storici, quando la cultura significava ancora confrontarsi con la gente del mondo. Tutto inizia il 3 maggio 1980 con "Progetto 80 - mostra di Poesia Visiva a Forlì", un giorno di incontri al Centro Culturale "Nuovo Ruolo" con Eugenio Miccini alla mostra di poesia visiva "Progetto 80", organizzato a cura di chi scrive ed Erio Sughi. Sul manifesto della mostra stava scritto che sarebbe stato presente per l'intera giornata Eugenio Miccini per parlare appunto dell'argomento.

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Due poesie visive di Miccini

 

Di lui nessuna indicazione particolare: né la sua attività, né i suoi titoli, né la provenienza. La gente che ha letto questo nome spesso è passata oltre, senza far caso; coloro che hanno visitato la mostra (numerosi) hanno certamente avuto la possibilità di poter osservare alcune sue opere che spiccano fra le altre per impegno ideologico e per capacità artistica. All'ora indicata si presenta puntuale; persona dimessa, ma subito gran toscano. Già da un'ora erano presenti due classi del Liceo Scientifico di Forlì con alcuni loro insegnanti che avevano percorso l'itinerario della kostra scrutando ogni pezzo con interesse, o con ironia, o con stupore, o anche con incomprensione.

Eugenio Miccini comincia subito a parlare agli e cogli studenti, per continuare poi nel pomeriggio con un pubblico diverso, interessato e intenzionato a porre domande ben precise. E sono ore di un parlare piano, lineare, chiaro, di vasta competenza culturale, un parlare che percorre con confronti, citazioni, chiarimenti, spiegazioni sulle ere culturali dell'umanità. Si sente subito che non è un Intellettuale, cioè un trasmettitore di cultura, ma un uomo di cultura, perché la cultura per lui si identifica con la vita e dalla vita trae gli stimoli per ogni approfondimento culturale. La cultura nasce dalla vita e la vita dalla cultura. La carne si fa cultura e la cultura si fa carne. È bandito ogni esercizio intellettualistico.

Al centro di tutto il discorso di Miccini c'è il concetto di "attualità" della poesia visiva e più in generale di goni forma di espressione artistica. Nel senso che ogni espressione artistica, per essere credibile e comprensibile, deve essere profondamente ed intimamente legata alle forme culturali del proprio tempo ed usare i mazzi espressivi che quella cultura e quel tempo offrono. Di qui le conseguenze: che le reiterazioni, le memorizzazioni, le imitazioni, i vari "neo", i recuperi degli intimismi sono gli esercizi spirituali di coloro che vivono passivamente la realtà senza conoscerla o di coloro che del proprio io fanno l'epicentro dell'Universo; che invece ogni momento nuovo nell'Arte, e nella Cultura in generale, parte da un azzeramento rispetto alla cultura precedente. Ma è indispensabile conoscere bene "tutta" la Cultura precedente per un nuovo assetto e per nuove proposte. Con ciò Miccini affronta un concetto per affermarlo più volte nel corso del suo discorrere: la Cultura coprende tutte le manifestazioni e le espressioni umane: le scienze esatte e il lavoro dell'operaio, la filosofia e i movimenti del corpo, il laoro del contadino e l'attività politica. Questa visione globale della Cultura è tipicamente moderna, epistemologica, e per molti versi rivoluzionaria: in primo luogo perché rompe e respinge gli schemi tradizionali della competenza per materia e la concezione feudale della detenzione del sapere; poi perché annulla il concetto di specializzazione per competenza tipico delle civiltà fortemente industrializzate e strutturate per oligarchie economiche.

Un discorso che tende decisamente alla democratizzazione della cultura; un'indicazione di metodologia culturale che impone al vero uomo di cultura di affondare lo sguardo e l'intelligenza in tutti i settori della realtà del presente e in quelli del passato che spiegano il presente.

Se il discorso-dialogo di Miccini ha ruotato per molte ore attorno a questi perni, esso non ha mancato di affrontare altri argomenti, man mano che l'occasione si offriva, in modo comprensibile a tutti. Un momento di incontro, questo, di discussione e di interpretazione non solo della poesia visiva che ne ha offerto lo spunto, ma anche di altri fenomeni della realtà culturale attuale; un momento di chiarificazione, piano e pacato, concreto e preciso: un momento di ricerca.

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Miccini (a sinistra), con Carlo Marcello Conti, ad Imola nel 1980


Argnani è presente nei seguenti numeri di «Risvolti»: n. 2, luglio 1999 ([la foto color seppia...], da D. Argnani, Stari Most - intervento creativo); n. 3, dicembre 1999 (I poeti della crisi - intervento critico); n. 5, ottobre 2000 (Acque (IV) - intervento creativo); n. 17, novembre 2008 (Con Eugenio Miccini in Romagna - intervento critico).

Biografia di Argnani

Copertina.JPG (177328 byte)

n. 17, anno X

novembre 2008

pp. 48 

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