1)
Lattualità e la vita politica non hanno un rilievo particolare nella mia poesia, se
non solo nel senso che, come tutto, per forza di cose rientrano nella dimensione della
vita quotidiana di ognuno di noi, sia pure controvoglia, quando si è vivi. La cronaca, la
storia, i cambiamenti epocali, il mondo globale mi coinvolgono come persona, come
cittadino, perfino in modi accesi, in polemica, da solo o in compagnia, nei salotti, il
che significa affrontare la difficoltà della nascita con un atteggiamento di rigetto,
sublimato da impotenti richiami allosservanza di una questione morale
[riguardante ogni aspetto, dallorganizzazione dei partiti ai governi, dalla
condizione della poesia allindustria editoriale, dalla proliferazione di letterati e
artisti sempre più arrivisti e aggressivi alla facilità di una uniformità creativa alla
portata di chiunque. Tuttavia, la mia poesia se ne allontana, cercando vie filosofiche, o
astratte, fino al punto di rinunciare a scrivere. La mia posizione politica nei confronti
dellattualità? Tautologicamente, è una posizione politica: sarebbe troppo lungo
parlarne, e poi non avrebbe alcuna rilevanza. La mia posizione politica nei confronti
della poesia? È distruttiva. E un rapporto di odio-amore, ora più odio che amore
[con letà matura le illusioni svaniscono come la rugiada al sole]. In questo campo
sono eversivo, terrorista, nichilista, ma in modo soft, ossia con gentilezza e buone
maniere, sorridendo. A questo proposito, segnalo un mio saggio apparso in un mio libro
[ciclo, ixidem, 2001]: la poesia mentale, espressione di una realtà dissociata [affinché
la poesia sorgiva produca una poesia laconica].
2) La società
odierna rifiuta la poesia, malgrado le apparenze: coloro che la praticano lo fanno per
cominciare a segnalarsi, per passare ad altre attività più prestigiose [università,
editoria, giornalismo], ora sempre meno, oppure, da parte di chi coinvolge un pubblico,
per vellicare le propensioni romantiche e provinciali di un pubblico eterogeneo di
lettori, ascoltatori e spettatori. La mia condizione di poeta è una condizione senza
prestigio, peggiore di quella di un pizzarolo o di un DJ, nella stima generale al di sotto
di un homeless. Ma quello che è peggio è che, malgrado tutto, mi sento osteggiato con
indifferenza o con inimicizia da coloro che, come me, sono stati vittime della poesia o
che avrebbero voluto esserlo [poesia come un errore di gioventù, come una prigione da cui
ormai è impossibile evadere]. Prendendone atto, da anni non credo più alle case
editrici, limitandomi a pubblicare testi per ixidem [private press books], in
tirature limitate, o in libri in esemplare unico, o in tavole o oggetti realizzati in
varie tecniche dartista: in una diffusione che ricorda quella pre-gutenberghiana.
3) Innanzitutto,
il computer ha velocizzato la stesura dei testi, riducendone la fatica. Purtroppo,
parallelamente, è sorta la consapevolezza dellinutilità di redigere poesie,
soprattutto perché la sua facilità ha appiattito ogni livello creativo. Poi il web ha
reso tutti comunicatori di qualcosa, smussando ogni consapevolezza critica, eliminando
vertici e abissi. Il digitale ha avuto unimportanza minima nella mia produzione [è
stato un approccio marginale a una tecnica come tante]. Nella poesia non ha apportato
nulla di nuovo, essendo solo uno strumento più pratico e più veloce per ricalcare ed
esibire cose già fatte e rifatte. Lunico vantaggio è che, forse, avendo un sito
personale [www.giancarlopavanello.it] ed essendo ospitato in siti e blog di altri, sono
stato letto e visto da qualche persona in più. Come ogni tanto ho letto e
visto altri autori. Insomma, una finestra sulla nostra creatività e sul
nostro modus operandi. Ma senza entusiasmo, essendo il web anche lo spazio del plagio
permanente e in tempo reale, a livello planetario.
Pavanello è
presente nei seguenti numeri di «Risvolti»: n. 2, luglio 1999 (Corrado
Costa, riletture - intervento critico); n. 4, giugno 2000 (Sei
poesie laconiche, con nota critica - interventi creativi); n. 6, maggio 2001 (Due
poesie laconiche - intervento creativo); n. 7, ottobre 2001 (X,
due penne a sfera vuote - intervento creativo; Poesia visualizzata e tendenze
parallele o convergenti - intervento critico); n. 8, aprile 2002 (Carlo
Belloli nel futuro del XXI secolo - intervento critico); n. 17, novembre 2008 (L'attualità
e la vita politica non hanno... - intervento critico).
Biografia di Pavanello