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quaderni di linguaggi in movimento fondati nel 1998 da Giorgio Moio

Direttore: Giorgio Moio

Redattori: Carlo Bugli, Pasquale Della Ragione

Editore: Edizioni Riccardi

Indirizzo: casella postale 32 - 80010 Quarto (NA) / e-mail: edizioniriccardi@virgilio.it

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale ai sensoi ella legge n, 62 del 7.3.2001


Risvolti - Testi critici

Giorgio Moio

Ricerca d'identità

Brevi postille su alcuni poeti

 

Come si evince dal titolo, queste brevi postille su alcuni poeti contemporanei e del secolo scorso (molti di sesso femminile, una volta tanto), poco conosciuti al grande pubblico o dimenticati, non vogliono presentarsi né come un’antologia (anche se presenta caratteristiche analoghe) né tantomeno come analisi critica dettagliata e articolata della poesia, bensì come un breve spaccato, quasi en passant, molto spontaneo e “scorrevole”, personale, della poesia tra Novecento e inizio Duemila, frutto di letture e riletture di alcuni tra i più significativi volumi o singoli testi pubblicati in riviste e antologie effettuate nel corso degli anni.

I poeti, a gruppi di tre, non in ordine alfabetico, né per simpatia o per affinità elettive, né tantomeno per scelte poetiche o per tematiche (anche se un filo tematico, ma non sempre espressamente evidenziato, lega questi interventi), sono presentati – o meglio – trattati secondo un percorso d’identità (del tutto personale, appunto), più o meno rispettato. Si tratta di un tentativo, risultante – come detto in precedenza – da alcuni libri o testi disparati ma significativi, in riviste e antologie (p. es. Poesia italiana. Il Novecento, voll. I e II, della Garzanti, soprattutto per quanto riguarda i poeti “storicizzati” del Novecento) che ho letto o riletto nel corso degli anni, sin da quelli scolastici e giovanili, molto illogico, come la struttura semantica delle postille stesse.

Organizzate spesso per frammentazione, per frasi “singole”, cioè con gli accapo dopo ogni punto, in quanto sono essenzialmente sensazioni estemporanee, queste postille si propongono di individuare – appunto – lineamenti d’identità con cui riconoscere, per grosse linee, al di là delle dottrine e suggerimenti partigiani, alcuni poeti del panorama letterario italiano. Nella composizione degli abbinamenti, facendo comunque attenzione al fatto di evitare di coinvolgere il lettore nel vortice della confusione, non si è tenuto conto della diversità di stile, di generazioni, di formazione o di notorietà  tra gli autori dello stesso gruppo. Per quanto riguarda le note biografiche e le opere principali, non sempre  è stato possibile aggiornarle ad oggi; quindi alcune di esse non sono aggiornate e sono relative a qualche anno fa.

Ciò che vado dicendo (occupandomi anche di quei poeti che hanno prodotto o producono poesie al margine delle loro principali attività, p. es. di critici o di narratori, per cui sono maggiormente conosciuti  dai loro lettori), con semplicità e sovente ricorrendo al sostegno di citazioni e lacerti di alcuni critici, creando tra i due concetti (quello mio e quello del critico citato) un filo logico, un principio di compattezza, un sentimento comune (ma anche una dialettica costruttiva, a volte in poche righe e non sempre con un giudizio favorevole), vuol essere un piccolo orientamento non scientifico sul corpus poetico di alcuni autori, lasciando al lettore, attraverso l’approccio con i testi che chiudono le varie postille, ogni giudizio finale, magari suscitando in esso i presupposti per un approfondimento.

* * *

 1. Tra impegno civile e politico-sociale: Elio Pagliarani, Francesco Mandrino, Francesco De Napoli

 

Elio Pagliarani: La ragazza Carla (1)

 Elio Pagliarani è nato a Viserba (Rimini) nel 1927. Dopo aver trascorso a Milano la prima giovinezza, ora vive a Roma. Poeta, critico d’arte, traduttore, è uno dei cinque poeti definiti “Novissimi” ed ha fatto parte del “Gruppo ’63”. È stato redattore di «Nuova Corrente», collaboratore di «Quindici» ed ha fondato e diretto «Periodo Ipotetico» e «Videor», una rivista in cassetta.

 

Opere principali

 

Poesia: Cronache e altre poesie (Schwarz, 1954), Inventario privato (Veronelli, 1959), La ragazza Carla e altre poesie (Mondadori, 1962; Oscar Mondadori, a cura di A. Asor Rosa, 1978), Lezione di fisica (Scheiwiller, 1964), Pelle d’asino, con A. Giuliani (id.), Lezione di fisica e Fecaloro (Feltrinelli, 1968), Rosso corpo lingua oro pope-papa scienza. Doppio trittico di Nandi (Cooperativa Scrittori, 1977), Esercizi platonici (Acquario, 1985), Epigrammi ferraresi (Manni, 1987), La bella addormentata nel bosco (Corpo 10, 1987), Tutte le poesie 1946-2005, a cura di A. Cortellessa (Garzanti, 2005).

 

Saggistica: I maestri del racconto italiano, curato con W. Pedullà (Rizzoli, 1964), Manuale di poesia sperimentale, curato con G. Guglielmi (Mondadori, 1966), Il fiato dello spettatore (Marsilio, 1972), una raccolta di scritti di critica teatrale.

 

 

Le prime tracce che si riscontrano nel leggere la poesia di Elio Pagliarani sono tracce di crepuscolarismo, fatte di versi narrati a sostegno di un progetto tutt’altro che in favore della polis o legato alla psicologia e al privato dei personaggi; per questa sua vocazione è stato definito il più tradizionalista tra i “Novissimi”, una definizione un po’ troppo grossolana e sbrigativa ma non del tutto infondata.

A ben guardare, dunque, pur notandovi un forte “impegno civile e politico-sociale”, aspetti intriganti che attraverso Pascoli e il primo Palazzeschi lo calano nella tradizione che ispeziona, con La ragazza Carla e altre poesie inaugura la stagione dello sperimentalismo realistico, del narrare il proprio interiore che lo avvicina più a Pasolini e a Leonetti che a Sanguineti, Giuliani, Balestrini e Porta.

Poesia definita da Giuliani epica quotidiana questa de La ragazza Carla, che da un lato ci propone un racconto in versi di una giornata che ha come protagonista una giovane dattilografa della Milano uggiosa del rilancio economico, dall’altro una mimesi critica e demistificante della società, con un linguaggio tradizionale che si realizza per accumulazione, amplificazione, montaggio e smontaggio di lacerti linguistici, «con un’interpretazione estremamente pertinente delle istanze formali del nuovo sperimentalismo» (2).

Con una struttura poetica che si poggia sul verso lungo e su componimenti altrettanto lunghi, la sua poesia diviene innanzitutto argomento e oggetto per una disperazione, per un abbassamento dell’immediatezza del parlato, atta ad imbrigliare soprattutto la nostalgia popolare elevata a canto lirico, tipica della tradizione letteraria tra Ottocento e Novecento, ma senza la sofferenza o il “pianto” dei crepuscolari.

E «propone già almeno due elementi specifici del Pagliarani successivo: una espugnazione della base psicologistico-intimistica in favore di una oggettività intenzionata (di un senso dell’esterno che a guardare bene si può far risalire senza rischio, tra l’altro, a Carlo Porta: lo ha osservato del resto Vivaldi già nel 1962) e, d’altra parte, una indiziaria distruzione della prevedibilità del “racconto” operata all’interno di strutture peraltro vocazionalmente narrative» (3).

Si serve, per questo, dell’ironia, dell’autoironia – più precisamente –, che attraverso la fantasia linguistica, la contestazione e l’opposizione alla rappresentazione “reale”, ma non come finalità («perché l’opposizione agisca da opposizione e abbia i suoi testimoni») (4), ad ogni mimesi della poesia stessa, del poeta stesso («… Poeta è una parola che non uso / di solito…») (5), a significati precostituiti e codificati – pur rimanendo nel quotidiano, ma senza pianto –, lo portano alla “riduzione” dell’io per aprirsi all’impegno per la comunicazione, alla riaffermazione – appunto – della funzione sociale (e politica) della letteratura:

 

Di là dal ponte della ferrovia

una traversa di viale Ripamonti

c’è la casa di Carla, di sua madre, e di Angelo e Nerina

Il ponte sta lì buono e sotto passano

treni carri vagoni frenatori e mandrie dei macelli

e sopra passa il tram, la filovia di fianco, la gente che cammina

i camion della frutta di Romagna

Chi c’è nato vicino a questi posti

non gli passa neppure per la mente

come è utile averci un’abitudine

Le abitudini si fanno con la pelle

così tutti ce l’hanno se hanno la pelle

Ma c’è il momento che l’abitudine non tiene

chissà che cosa insiste nel circuito

o fa contatto

o prende la tangente

allora la burrasca

                                periferica, di terra

il ponte se lo copre e spazza e qualcheduno

può cascar sotto

e i film che Carla non li può soffrire

un film di Jean Gabin può dire il vero

è forse il fischio e nebbia o il disperato

stridere di ferrame o il tuo cuore sorpreso, spaventato

il cuore impreparato, per esempio, a due mani

che piombano sul petto

 

Solo pudore non è che la fa andare

fuggitiva nei boschi di cemento

o il contagio spinoso della mano…

All’ombra del Duomo, di un fianco del Duomo

i segni colorati dei semafori le polveri idriz elettriche

mobili sulle facciate del vecchio casermone d’angolo

fra l’infelice Corso Vittorio Emanuele e Camposanto,

Santa Radegonda, Odeon bar cinema e teatro

un casermone sinistrato e cadente che sarà la Rinascente

cento targhe d’ottone come quella

 

TRANSOCEAN LIMITED IMPORT EXPORT COMPANY

 

le nove di mattina del 3 febbraio.

 

La civiltà si è trasferita al nord

come è nata nel sud, per via del clima,

quante energie distilla alla mattina

il tempo di febbraio, qui in città?

Carla spiuma i mobili

Aldo Lavagnino coi codici traduce telegrammi night letters

una signora bianca ha cominciato i calcoli

sulla calcolatrice svedese.

 

Sono momenti belli: c’è silenzio

e il ritmo d’un polmone, se guardi dai cristalli

quella gente che marcia al suo lavoro

diritta interessata necessaria

che ha tanto fiato caldo nella bocca

quando dice buongiorno

                                     è questa che decide

e son dei loro

                            non c’è altro da dire.

 

E questo cielo contemporaneo

in alto, tira su la schiena, in alto ma non tanto

questo cielo colore di lamiera

 

sulla piazza a Sesto a Cinesello alla Bovisa

sopra tutti i tranvieri ai capolinea

non prolunga all’infinito

i fianchi le guglie i grattacieli i capannoni Pirelli

coperti di lamiera?

È nostro questo cielo d’acciaio che non finge

Eden e non concede smarrimenti,

è nostro ed è morale il cielo

che non promette scampo alla terra,

proprio perché sulla terra non c’è

scampo da noi nella vita.

(in Aa. Vv., Il ponte, antologia a cura di M. Grillandi e G. Manacorda, op. cit., pp. 537-39)

 

* * *

 

Francesco Mandrino: La caduta di Milano (6)

 

Francesco Mandrino è nato nel 1948 a Confienza (PV) dove vive fino all’età di 15 anni, per poi vivere a Milano. Dal 1983 si è stabilito nel modenese e prende contatto con differenti gruppi e artisti, partecipando a diverse iniziative. Incomincia a scrivere poesie nel 1969, pubblicando dapprima in riviste, come «L’Ortica», «Tracce», «Origini», «Art & Life», «Nuove Lettere», «Offerta Speciale», «Private», «La Clessidra». Co-fondatore di MMA Multimediarte, redattore di «Alla Bottega» e collaboratore di «Punto di Vista», anche con articoli critici, dal 1995 è attivo nel circuito della mail art, con opere di poesia visuale.

 

Opere principali

 

Poesia: I bordi della notte (Edizioni Tracce, 1992), Conta il sambuco, all’alchechengi (Edizioni Joker, 1995), Kiosa (Ed. MMA-agile, 1998), La caduta di Milano (Edizioni Tracce, 1999), Audio/video (Ed. MMA-agile, 1999).

 

 

La poesia civile, ma sarebbe più giusto dire un’osservazione della realtà che determina una serie di accadimenti, alloggia anche nei versi di Francesco Mandrino: «Il futuro doveva essere / un’oasi per noi / il nostro nido dietro l’angolo / con gli elettrodomestici; / fumo negli occhi per coprire / i tuoi piaceri illeciti, / ed ora fai l’offeso / ed offri al piede della lampada...» (7).

La poesia di Mandrino è soprattutto alimentata da quella inquietudine e dubbi che sono il sale della poesia, sospesa tra “il fuori” e “il dentro”, un’analisi transitoria che si sposta da un “raccontare” all’altro situazioni, stati d’animo «a cui abbandonarci per lenire / ogni nostro pensiero come un male» (8), che incalzano con lucida abilità sulla pagina bianca, un lungo respiro, a volte furioso, che si dipana tra un ordine e un disordine quotidiano: «Spesso ad alta voce il mare e il sole / pronunciamo, ma così strettamente / che neanche noi non comprendiamo più…» (9).

Si tratta di un percorso anche lungo la memoria, questo di La caduta di Milano, dove non viene a mancare la curiosità, alla ricerca del bei tempi andati, di «una casa con siepi di sambuco / nel cuore, di sera, quando ci sembra / di riconoscere una porta, quando / guardiamo immagini televisive / di cui non comprendiamo le parole…» (10).

Una ricerca di un canto erotico, irriverente per certi aspetti, ma non usato come un’arma, né come peccato   («solo segnali oscuri / che ci lasciano indecisi / sui dubbi, reazioni / d’insofferenza minime / al pungolo ostinato. / Tanto vale entrare / e cercare sollievo / nelle cosce e nei seni / come in un analgesico...») (11); piuttosto come  amore-odio di un’avventura umana, prodotta «da un dettato scorrevole ma mai scontato, particolarmente significativo» (12), tra immagini e coscienze ipnotizzate dagli stereotipi cittadini, carica di sottile ironia, di metafore pungenti e allegorie che tendono a sconvolgere, appunto, uno scenario destinato al fallimento.

Poesia fatta anche di metafore che evidenziano una vena pessimistica di fronte a un realismo, anch’esso tragico come la realtà degli sfruttati e dei derelitti (già nota, per fare due nomi, in uno Scotellaro o in un Sinisgalli), che si sofferma sugli aspetti di una vita che, sia pure soccombente di fronte al fato del nulla, si rafforza e trova vitalità e speranza, comunque, nelle potenzialità inespresse dell’umanità, arricchendosi di «rimandi ironici e da uno spirito caustico, temi e propositi esistenziali [che] non sono appesantiti da riflessioni etiche, pur coinvolgendo il lettore in riflessioni che toccano anche il sociale» (13):

 

Sul terrazzo-eliporto atterrò col suo grillo saltante

Fusto Stagno, il noto antropofapsicopolitologo

col profilo effigiato sul retro di varie monete

e poi Mos Tral-Hasta, architecningegnere podalico

ginecobernetilico, critico di turcherie

a bordo di un cervo vagante, vero e proprio cimelio.

Manovrando una tortora verde di tipo inflativo

lui espose ai due vip il motivo del loro intervento

indicando pindarici voli ad altezza d’antenna.

Si trattava di far ritornare a livello di strada

certi ometti voluti, brillanti e dagli occhi decisi

sempre pronti a farsi spiegare un’idea vincente,

certe belle donnine spigliate e un po’ spregiudicate

dalle fronti aperte alle idee sviluppate nel petto.

(da La caduta di Milano, op. cit., p. 34)

 

* * *

 

Francesco De Napoli: La dimensione del noùmeno (14)

 

Francesco De Napoli è nato a Potenza il 15 giugno 1954, vive a Cassino (FR), dove lavora presso l’Assessorato alla Cultura. Nel 1978 ha fondato il sodalizio artistico “Paideia”. Nel 1991 ha dato vita a Cassino all’Istituto per le ricerche sociali “Antonio Labriola”. 

 

Opere principali

 

Poesia: Noùmeno e realtà (1979), Fernfahrplan (1980), La dinamica degli eventi (1983), L’attesa (1987), Il pane di Siviglia (1989), Contagi (Centro Cult. “Paideia”, Cassino, 1991), Urna d’amore (1992), Dialogo serale (1993), Poesie per Urbino (1996), Nel tempo. A Zenja (1998), Carte da gioco (Centro Cult. “Paideia”, Cassino, 2000), Gioco/forza (Centro Cult. “Paideia”, Cassino, 2000), La casa del porto (2002).

 

Prosa: Banalità (Montedit, Melegnano-MI, 1994), Animatore d’ombre. Professione di fede di un bibliotecario (1996).

 

Saggistica: Breve profilo della poesia italiana del secondo Novecento (1994), Attività culturali nel Cassinate (1995), La letteratura di protesta del Novecento (1997), Del mito, del simbolo e d’altro. Cesare Pavese e il suo tempo (Ed. Garigliano, Cassino, 2000), Graffiti poetici dall’universo giovanile sommerso (2000), Evgenij Evtushenko. Cantore dei mali del mondo (2002) ed ha curato le antologie letterarie Poeti di Paideia (1994), Ciò che non siamo (1996), Il fiore del deserto (1998), Ritmo Cassinese per un nuovo Umanesimo (2000), Rocco Scotellaro oltre il sud (Edizioni Eva, 2003), Per una cultura del LIBRO (Edizioni Eva, 2003).

 

 

Molta poesia contemporanea si può affermare che abbia una coscienza rivolta ai problemi civili e sociali; anche nella poesia di Francesco De Napoli si riscontra una coscienza civile.

Lontana dalle tendenze avanguardistiche storiche o recenti, questa poesia inserita in La dimensione del noumeno, una sorta di summa antologica del percorso poetico finora presentatoci negli anni da De Napoli, è votata particolarmente al senso di realtà che, proprio nella realtà circostante sa trovare la passione e la memoria, nonché l’amore per la propria terra, nel recupero di quei valori umani civili e sapienti che s’innalzano verso una metafisica della speranza: «appena un po’ più a sud / c’è sempre un altro sud. / Cieli uguali e diversi / terre che nutrono elleboro e pepe d’acqua / ovunque da tempi immemorabili...» (15), come riscatto dell’uomo in una società alienata.

Qui De Napoli non rifiuta affatto di essere complice della realtà, cercando rifugio, magari, come molti suoi contemporanei, nelle pastoie dell’assoluto; anzi, la realtà ha trovato il suo cantore.

«Insomma – ci dice Sandro Montalto nella prefazione a La dimensione del noùmeno, autoantologia di poesie scelte da volumi pubblicati in precedenza che vanno dal 1979 al 2002 – la parola e il soggetto di De Napoli non dimenticano mai, come scrisse con luminosa semplicità Luciano Anceschi, che la poesia ha sempre particolari relazioni con un tempo e una società, e addirittura che la storia è quel che è anche grazie al particolare senso di realtà che la poesia porta in essa» (16).

Si potrebbe definire un’allegoria del destino la poesia di De Napoli, ma anche una ferma gioia di vivere, anche nel momento dello sconforto, oltre che una caricata indipendenza e libertà; vena malinconica e triste, infine, che sovente diviene sogno, ironia, nobiltà di sentimenti di un mondo carico di ideali tra commistioni e recupero della memoria di una voce dal timbro forte attraverso un labirintico procedere che gli rendono croce e delizia.

Si potrebbe anche definire poesia meridionalista, in quanto «s’innalza a difensore, nei fatti quanto nella memoria, di un mondo che ha creduto in qualcosa (ecco la grande discriminante) tuttavia senza essere riuscito a riscattarsi, un mondo che […] s’identifica con il Sud e le sue tematiche» (17), con tutti i sud del mondo, in quanto «Appena un po’ più a sud / c’è sempre un altro sud» (18).

 

In questo notturno lucano

ombre e silenzi lunari

sanno tutto di noi.

Si dà il caso che girandole di nubi

misurano palpiti d’anni luce.

Nell’affannosa abusata veglia

complicità spettrali come stoppie consumano

remote tremule speranze.

Qui l’incontro, la ventura di nascere

fra scale e vicoli celesti.

Più su non si può...

Esposto al vento delle colline

ora bevo alla gelida fonte d’un tempo,

perenne come puro spirito.

E piango.

(da La dimensione del noùmeno, op. cit., p. 26)

 

(1)  In Aa. Vv., Il ponte, a cura di M. Grillandi e G. Manacorda, Gremese, Roma, 1971, pp. 537-39.

(2)  P. V. Mengaldo, Elio Pagliarani, in Aa. Vv., Poesia italiana del Novecento, a cura dello stesso, Oscar Mondadori, Milano, 1990, p. 936.

(3)  G. Luzi, La ragazza Carla e altre poesie di Elio Pagliarani, in «Poesia», n. 9, anno II, Milano, settembre 1989, p. 65.

(4)  E. Pagliarani, Lezione di fisica, in Poesia italiana del Novecento, a cura di E. Sanguineti, vol. II, Einaudi, 19883, p. 1107.

(5)  E. Pagliarani, Oggetti e argomenti per una disperazione,  ivi, p. 1100.

(6)  Edizioni Tracce, Pescara, 1998.

(7)  F. Mandrino, Relazioni industriali, da La caduta di Milano, op. cit., p. 44.

(8)  F. Mandrino, III°, da La caduta di Milano,op.  cit., p. 16.

(9)  Ibidem.

(10)  Ivi, p. 17.

(11)  F. Mandrino, Dissolvimento, da La caduta di Milano,op.  cit., p. 20.

(12)  U. Giacomucci, Postfazione a La caduta di Milano, op. cit., p. 60.

(13)  Ibidem.

(14)  Ed. Joker, Novi Ligure, 2003.

(15)  F. De Napoli, da La dimensione del noùmeno, p. 41.

(16)  S. Montalto, Pref. a La dimensione del noùmeno, op. cit., p. 6.

(17)  Ivi, p. 7.

(18)  F. De Napoli, da La dimensione del noùmeno, op. cit., p. 41.


Moio è presente nei seguenti numeri di «Risvolti»: n. 1, settembre 1998 (Introduzione alla poesia di Emilio Villa - intervento critico; Poem censurated et aximmetrique para Villa - intervento creativo; Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 1. Da «Documento-Sud» e «Linea-Sud»: un nuovo modo di fare cultura - intervento critico); n. 2, luglio 1999 (Introduzione alla poesia di Corrado Costa - intervento critico; Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 2. Il "gesto poi/etico" di «Uomini e Idee» - intervento critico); n. 3, dicembre 1999 (Due parole di presentazione per Adriano Spatola - intervento critico; Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 3. L'apporto del gruppo di «Continuum» - intervento critico); n. 4, giugno 2000 ([dall'esterno] - intervento creativo; Poesigrafia n. 4 - intervento creativo; Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 4. Complessità e mutamenti in «Altri Termini» - intervento critico); n. 5, ottobre 2000 (Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 5. La nascita di «Colibrì» - intervento critico; abbiamo una lengua per una bocca che grjjjda… - intervento creativo); n. 6, maggio 2001 (È questione di tendenza - intervento critico; Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 6. La terza fase di «Altri Termini» - intervento critico; ([parole non pronunciate] - intervento creativo); n. 7, ottobre 2001 (Per una breve introduzione - intervento critico; Una riconoscibilità segnico-linguistica o un'affermazione visuale-pittorica? - intervento critico; Spazi siderali - intervento creativo); n. 8, aprile 2002 (Editoriale - intervento critico; Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 7. L'ultima serie di «Altri Termini» - intervento critico; Ancora su Emilio Villa, eppoi addio al passato - intervento critico; ([romanzo verbografico] - intervento creativo); n. 9, novembre 2002 ([prodigio della parola] - intervento creativo; [ai grandi capitalisti] - intervento creativo; Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 8. Gli anni '80: ovvero del qualunquismo - intervento critico; Sapienza della curiosità in Domenico Cara - intervento critico); n. 10, aprile 2003 (Editoriale - intervento critico; Calligrammi per Luciano - intervento creativo; Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 9. «ES.» e la riscoperta del futurismo; Danze di parole - intervento critico; Rileggendo Uno sguardo caduto di Donata Passanisi - intervento critico); n. 11, gennaio 2004 (Caro Pignotti, la vedo brutta: fuori piove!! - intervento creativo; Come uno spartito musicale - intervento creativo; Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 10. Campi Flegrei: una terra di poeti - intervento critico; "Il caso Izoard" di Giovanni Matteo Allone - intervento critico); n. 12, ottobre 2004 (Le parole che non si vedono - intervento creativo; Questo nostro tempo - intervento creativo; Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 11. Dai festivals alla scrittura materialistica - intervento critico; La sofferenza di un poeta: "Miraggi" di Franco Capasso - intervento critico; n. 13, aprile 2005 (Contro lo strapotere del mercato letterario - intervento critico; Di alcuni volumi usciti di recente - intervento critico); n. 14, novembre 2005 (S. t. - intervento creativo; Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 12. Dalla nascita di «Terra del Fuoco» a «Prospettive Culturali» - intervento critico; Una breve nota per Franco Cavallo. In memoriam - intervento critico); n. 15, novembre 2006 (Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 13. Gli anni Novanta: ovvero dell'appiattimento - intervento critico; Oltre i deserti - intervento critico; La Ratio di Luciano Nanni, ovvero viaggiare nella memoria - intervento critico; Andare qui, al di là del senso ovvio delle cose - intervento critico); n. 16, ottobre 2007 (Da «Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli - 1958-1995. 14. Le riviste nascono e muoiono per mancanza di autenticità - intervento critico); n. 17, novembre 2008 (Ricerca d'identità. Brevi postille su alcuni poeti. 1. Tra impegno civile e politico-sociale: Elio Pagliarani, Francesco Mandrino, Francesco De Napoli - intervento critico).

Biografia di Moio

Copertina.JPG (177328 byte)

n. 17, anno X

novembre 2008

pp. 48 

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