1) Dalla
attualità, intesa in senso lato, traggo, per così dire, umori: motivi
di osservazione e di riflessione, che possono farsi input allatto creativo,
nellambito del quale la realtà circostante, interiormente filtrata, si chiarisce ed
esplicita. In effetti, lettura del mondo e lettura del proprio mondo stanno in rapporto
biunivoco e sono, a loro volta, potenziate nella (e dalla) ricerca poetica, già
nella stessa proiezione verso lesito sul piano estetico. Il poeta, oltre a
vivere nel proprio tempo, vive il proprio tempo. Il suggere umori
non è operazione passiva, bensì fase propedeutica, poiché tutto va sottoposto al vaglio
della coscienza critica. Questa la mia politeia al riguardo. Non do
nulla per scontato, anche sul piano estetico, evito le valutazioni di parte.
Bartolo Cattafi, in una tavola rotonda alla quale partecipammo, a Mondello nel lontano
1976 (assieme a Betocchi, Bigonciari, Erba, Giunta e Ramat) ebbe a dire che «la legge del
poeta non è la legge del gregge», intendendo significare che il poeta vive con e per gli
altri, ma senza rapporti di sudditanza. Il discrimine consiste proprio nella coscienza
critica.
2) Vivo il
disagio che la condizione di poeta comporta in una società come questa e manifesto, a
volte, atteggiamenti reattivi. Non mi riferisco solo al nostro Paese, che pare votato a
una speculazione diffusa, sempre più avida e volgare (talvolta legalmente confortata o
tollerata), ma anche al cosiddetto villaggio globale, in cui leconomia
si risolve spesso in predonomia (per dirla col mio amico sociologo Carmelo
Viola). Un villaggio in cui, anziché ridursi, vanno estendendosi i fenomeni
di violenza contro gli indifesi (bambini, anziani, donne, barboni, animali), oltre che
verso la natura, che indifesa non è, ma che rischiamo di far soccombere, assieme a noi.
Un villaggio in cui ancora si fanno guerre, sempre più a danno dei civili, e
in cui si uccide anche in nome di Dio. A volte mi viene voglia di chiudermi nel mio
guscio, nell«après moi le déluge», ma ciò non rientra nella mia etica. E allora
mi calo ancor più nella mia parte: dico quel che so, quel che penso, quel che intravedo,
quel che prevedo, quel che sento, quel che pavento. Con umana partecipazione. E con
larma della poesia, noncurante del fatto che essa, la poesia, nella
civiltà della disattenzione, possa risultare vincente o perdente.
3) Il digitale ha
ampliato gli spazi di libertà, arricchito le possibilità di conoscenza e veicolazione
della poesia, favorendo il rapporto interattivo tra poeti e sottraendo, fra laltro,
unaliquota di potere a certe oligarchie letterarie, a certe camarille del milieu.
Ovviamente, bisogna saper discernere grano da loglio. Per quanto mi riguarda, ne sono
stato agevolato non tanto sul piano creativo, quanto piuttosto sul modus operandi
altrui. Ho anche avuto modo di venire a conoscenza di riscontri riguardanti la mia
produzione, di utilizzazioni di miei testi o di riferimenti ad essi, di rilevante
interesse, di cui altrimenti sarei rimasto alloscuro.
Zinna
è presente nei seguenti numeri di «Risvolti»: n. 17,
novembre 2008 (Dall'attualità, intesa in senso lato... - intervento
critico).
Biografia di Zinna