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quaderni di linguaggi in movimento fondati nel 1998 da Giorgio Moio

Direttore: Giorgio Moio

Redattori: Carlo Bugli, Pasquale Della Ragione

Editore: Edizioni Riccardi

Indirizzo: casella postale 32 - 80010 Quarto (NA) / e-mail: edizioniriccardi@virgilio.it

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale ai sensoi ella legge n, 62 del 7.3.2001


Risvolti - Discussione

Mario M. Gabriele

1) Se per attualità intendiamo l’inferno nel quale stiamo vivendo, attraversato da lampi luciferini nel caos sociale ed economico, tra emarginazione giovanile e precariato nel lavoro, nuovo espansionismo Yankee in Europa  e nel resto del mondo, con la crisi del capitalismo e dei mutui subprime, i venti freddi della recessione, con il Brent in continua crescita a Londra, l’appiattimento delle retribuzioni e delle pensioni, la rivolta dei tibetani, gli sconvolgimenti climatici e la desertificazione delle aree interne, le morti bianche, le interferenze della Chiesa negli affari interni della politica italiana, le carrette della disperazione, il  revisionismo scolastico e culturale, ecc., allora siamo di fronte ad una serie di problemi centrali e periferici in cui anche  la  questione morale ha un grande peso, che dovrebbe coinvolgere ogni sfera della società, per non cadere nell’inerzia, o peggio ancora nel senso concettuale dell’impotenza, quando bisognerebbe riarmare la nostra sensibilità di nuovi codici comportamentali. La riformulazione di un nuovo modello politico, economico e culturale deve essere al centro di una società plurietnica, con la risoluzione definitiva del disvalore nel valore, del negativo nel positivo, dell’individuale nel collettivo, per superare egoismi e nuove filosofie dell’esistenza. In questo quadro come si rapporta la mia poesia? Con una presa di posizione sempre più critica contro ogni forma di violenza e di emarginazione. Non solo quindi testi di confronto-scontro con l’esistenza, ma anche di denuncia su ciò che è l’attualità. Scrivere versi contro il potere, fare insomma poesia politica come l’hanno fatta Majakovskij in Russia e in Italia Viviani, Arbasino, Fortini ed altri, non sposta di un millimetro, le forze economiche e militari. Tuttavia, si esprime almeno un dissenso formale contro il sistema e l’apparente ordine-disordine mondiale, come sta documentando da tempo nei suoi film Oliver Stone, l’antibushiano per eccellenza.

Una mia testimonianza in tal senso è rilevabile nel testo dal titolo Briefing, che qui riporto integralmente:  Inverno sotto zero è un miracolo se non si occludono le vene. Good morning, Baghdad! Cartilagine assottigliata all’osso, come un morso stringe il gelo. Non si capisce se c’è nebbia oppure neve.  Battono tappeti, rifanno le facciate, bauli aprono al passato, c’è chi ha un cuore di rottami; uno rincorre l’anima, si perde in un viaggio oltre le terre del cormorano. Bonjour tristesse, Mister President! I crani della Storia luccicano sotto i campi di baseball, come le cupole dorate nei giorni dell’ashura. Bombs, bombs, bombs, bombs! Zia Molly conta solo i boys del West Coast caduti ad al Anbar: ragazzi del melting pot, che amavano raps e rhythm & blues, senza sogni e mitragliette Uzi. In viaggio con Jack si avverte una ferita ancora aperta, un senso di colpa mai risolto. Pure fanciulli patirono ad Abu Ghraib, soldato Joe e Mrs. Karpinski!  Si dirà poi che era necessario attraversare il Tigri, mettere check point, colorare di rosso la sabbia a Baghdad.

2) Il distacco della società civile dalla poesia non consente di dichiararmi poeta.  Essere presente – in un mondo in cui si risulta storicamente assenti –, comporta un sacrificio di fronte al gruppo sociale, sempre più lontano dalla riflessione e vicino ai fatti del quotidiano. Per cui credo sia meglio non esibire alcun tesserino che qualifichi il ruolo di poeta.

3) L’avvento di internet ha rivoluzionato il mondo della comunicazione, attuando una vera e propria mutazione antropologica dai risvolti imprevedibili, secondo i più esperti mediologi. Ovviamente, non mancano voci dissonanti “trattandosi di un orizzonte che sembra dar ragione alle più fosche previsioni, anch’esse formulate negli anni Novanta della fase aurorale di internet dall’urbanista francese Paul Virilio 1, in cui l’autore associa alla rete “l’ultimo atto di una guerra totale”. Al di là di ogni possibile catastrofe informatica e dell’uso improprio che se ne possa trarre, resta il fatto che siamo tutti sotto lo sguardo di «un grande occhio più implacabile di quello del Big Brother orwelliano» 2, e che milioni di persone stanno familiarizzando con l’high tech.

Nasce, come ha affermato lo psichiatra Tonino Cantelmi, «l’homo tecnologicus» 3, che vive di cellulare, di posta elettronica o di e-mail, ossia  il digitalista, che non ha bisogno della linotype, ma della tastiera del computer per collegarsi on line con il resto del mondo, e nel nostro caso, con una community letteraria, che legge, registra, invia messaggi di riscontro, superando così gli obsoleti canali cartacei. In La lettera che muore, Gabriele Frasca ha affrontato il problema della commercializzazione del libro, soffermandosi sul volume “Il Disperso” di Maurizio Cucchi, pubblicato da Mondadori, che a fronte di “una tiratura di 2.000 esemplari, di cui 100-200 sono stati distribuiti gratis a critici, amici, ecc. e gli altri, presumibilmente, venduti in libreria o nelle biblioteche”, pone di fatto un problema già noto, che riguarda la collocazione della poesia nel mercato, dove i lettori interessati non superano le 500 unità. Discorso diverso per  internet, dove si stima che l’utilizzo del web sia in continua espansione e che navighino circa «25 milioni di persone, (il 44% della popolazione) per oltre 80 minuti al giorno, con una crescita pari al 12%» 4.

Il che non è poco, tenendo presente, che la poesia e la vita sono entrambe figlie dell’oblio e che anche in internet i corridoi di informazione sono diversi, secondo il grado di affidabilità.

Ma questo è un compito che spetta ad altri: all’uomo colto e tecnologico, anche se devo ammettere, che il web ha permesso alla mia poesia di creare una nicchia, con un proprio sito che vale più di una serata letteraria alle Giubbe Rosse.

1  Riccardo Paradisi, Prigionieri della rete, in «Liberal», 7 giugno 2008, p.13.

2  Paul Virilio, La bomba informatica, Raffaele Cortina Editore, 2000.

3  Ernesto Capocci, Come il web ci cambia la mente. Colloquio con Tonino Cantelmi, in «Liberal», 7 giugno 2008, p.13.

4  Da una indagine conoscitiva sul web, a cura di Layla Pavone (AB) per Affaritaliani.it.


Gabriele è presente nei seguenti numeri di «Risvolti»: n. 13, aprile 2005 (Discussione attorno ad alcuni quesiti di letteratura - intervento critico); n. 17, novembre 2008 (Se per attualità intendiamo... - intervento critico).

Biografia di Gabriele

Copertina.JPG (177328 byte)

n. 17, anno X

novembre 2008

pp. 48 

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