È nato a Confienza (PV) nel 1948. A 15 anni
si trasferisce a Milano e dal 1983 vive a San Felice sul Panaro (MO), prendendo contatti
con vari gruppi e circoli artistici e letterari, partecipando a diverse iniziative ed ha
esteso i propri rapporti e realtà di tipo diverso in varie regioni d'Italia. Nel '69
comincia a scrivere poesie e racconti; scarsi ed a carattere individuale sono i rapporti
con altri poeti ed artisti durante tutto quel periodo. Suoi testi sono apparsi su varie
riviste. È collaboratore del periodico «Punto di Vista» di Padova e redattore di «Alla
Bottega» di Milano, per i quali scrive anche racconti commenti di lettura ed articoli. Ha
partecpato a numerose letture pubbliche, a spettacoli di poesia ed a performances.
È tra i fondatori di MMA (Multimediarte), gruppo multimediale con sede a S. Felice sul
Panaro, attivo dal 1993, che si dedica, a livello nazionale, alla letteratura in genere ed
alle diverse forme espressive dell'arte. Dal 1995 è attivo nel circuito della Mail Art,
partecipando con opere di poesia visuale. Ha pubblicato di poesia: I bordi
della notte (Ed. Tracce, Pescara, 1992); Conta il sambuco
all'alchechengi (Ed. Joker, Novi Ligure, 1995); Kiosa
(MMA, Ravenna, 1998); La caduta di Milano (Ed. Tracce, 1999); Audio/video
(MMA, 1999).
È presente nei
seguenti numeri di «Risvolti»: n. 10, aprile 2002 (Moenia -
intervento creativo); n. 11, gennaio 2004 (Ferrovie -
intervento creativo); n. 13, aprile 2005 (Discussione
attorno ad alcuni quesiti di letteratura - intervento critico); n.
15, novembre 2006 (rec. a Timebox di
P. Della Ragione - intervento critico); n. 16, ottobre 2007 (Equazione
paradigmatica - (suono : lettura = segno : scrittura) in Severino
Bacchin e Giorgio Moio - intervento critico)
Testi
Mari
Perché mi sfuggi, amore mio,
non ho mani grandi né denti
ma grandi labbra aperte
sulla parola muta
occhi profondi ed umidi
come gli approdi
delle partenze sospese
lingua insapore di minacce
o di promesse
che non saprei mantenere
ed un sogno oltremare
tanto che irraggiungibile
rimane oltre la vista;
per questo dunque
ti perdo, amore mio
che hai mani grandi e denti
e labbra mute al porto
della parola attesa,
così sfuggi oltre il mare
che s'apre alle mie spalle
ed in questo tuo perderti
amore mio, così mi perdi.
Note critiche
Queste poesie hanno il
pregio dellimpegno nato dallesperienza di fabbrica, di lotta per il riscatto
dallalienazione, ma insieme non cedono mai al facile discorso comiziale.
Cè quindi anche il valore di una battaglia linguistica che vuole ridare alla
poesia, senza tradirne la specificità non servile, il suo posto nella battaglia a tutto
campo (e non solamente nel laboratorio elitario) contro il linguaggio della
mistificazione, della falsità. Della umiliazione della bellezza e creatività dei popoli.
... Le immagini sono vive e sarcastiche e i versi imbrigliano con sapienza le rabbie, le
voglie di riscatti facili. Trovo in questa poesia le intenzioni dei nostri bisnonni
socialisti: il riscatto del proletariato tramite la diffusione della cultura.
Gio Ferri
Ha compiuto un buon
cammino, questo autore perseverante e duro, dagli inizi del suo lavoro ad oggi. Così
almeno a me pare. Un cammino in progresso e in una sempre più attenta (e cauta)
ricognizione di sé.
In primo luogo, con un impegno dofficina sul materiale
linguistico, che già era contrassegnato da unattenzione selettiva, senza più gli
affanni dapprossimazione odi ostentata normalizzazione. La parola viene riscontrata,
quasi ripulita al suo interno, poi sottratta alla polvere delluso letterario e
riconsegnata a un impegno non di necessità ma di convinzione.
In questi testi, a me
pare ci sia come annidata, una pienezza vitale ossessiva e carica di una sensualità
contratta nella realtà; realtà continuamente individuata dichiarata trascritta precisata
e non mai patita (voluta patire) fino in fondo, ma osservata e contrastata e semmai
soppesata, direi, come tenendo un peso sulla mano aperta e protesa.
C'è un vento
d'inquietudine provocante, talvolta violenta, in questa raccolta omogenea che ha
conclusioni da non dimenticare.
Roberto Roversi
Gli echi che ripartono
senza tregua dal subconscio, automatica rivincita culturale di chi tenta di ascoltare il
segno della conoscenza, inondano qui la scena memoriale, le inquietudini al di là
dellangoscia, la logica tra senso comune e proiezione dellincantamento.
Mandrino ancora una volta riesce a presentare un folto gruppo di composizioni poetiche
omogenee nella fattura e convincenti nellitinerario.
Agile e fantasioso
lautore offre una pratica di linguaggio folgorante, non inquinato dalla
preoccupazione del canto a tutti i costi o della ritmica scansione testuale, scorrendo tra
esasperate resistenze e colorite accelerazioni.
Antonio Spagnuolo
Francesco Mandrino
dimostra tutta la capacità e la raffinata espressione dellessere tra poesia e uomo,
tra sogno e realtà. E poesia vivace con le allegorie e le metafore che hanno
lebbrezza del risveglio improvviso nella sofferenza come nella gioia del vivere.
E dove è sempre attenta la misura della coscienza, da verso a verso.
Con
una scrittura fitta e ben intagliata il poeta tenta una "fuga da Babilonia"
verso una salvezza improbabile perché la devitalizzazione imperante gli impedisce di
sognare nuove utopie.
Per la forma e la forza, questo poema dell'amarezza di
Mandrino ci ricorda la trilogia della camera da letto di Attilio Bertolucci.
Davide Argnani
In particolare si può
constatare la prevalenza delle immagini simboliche sulle esigenze ritmiche, con risultati
di grande originalità, frequentemente lontani dai temi e dalle forme tradizionali della
poesia lirica. Il testo poetico è quindi prodotto da un dettato scorrevole ma mai
scontato, particolarmente significativo. Tuttavia lAutore ci offre anche differenti
sfumature nella sua ricerca poetica, cogliendo una certa originalità, in una tensione
espressiva di notevole intensità.
Arricchiti da rimandi
ironici e da uno spirito caustico, temi e propositi esistenziali non sono appesantiti da
riflessioni etiche, pur coinvolgendo il lettore in riflessioni che toccano anche il
sociale. Emerge nettamente anche lessenzialità dellespressione, ricca di
forza icastica e sostenuta da un ritmo serrato.
Ubaldo Giacomucci