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quaderni di linguaggi in movimento fondati nel 1998 da Giorgio Moio

Direttore: Giorgio Moio

Redattori: Carlo Bugli, Pasquale Della Ragione

Editore: Edizioni Riccardi

Indirizzo: casella postale 32 - 80010 Quarto (NA) / e-mail: edizioniriccardi@virgilio.it

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale ai sensoi ella legge n, 62 del 7.3.2001


Biografia

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Francesco Mandrino

È nato a Confienza (PV) nel 1948. A 15 anni si trasferisce a Milano e dal 1983 vive a San Felice sul Panaro (MO), prendendo contatti con vari gruppi e circoli artistici e letterari, partecipando a diverse iniziative ed ha esteso i propri rapporti e realtà di tipo diverso in varie regioni d'Italia. Nel '69 comincia a scrivere poesie e racconti; scarsi ed a carattere individuale sono i rapporti con altri poeti ed artisti durante tutto quel periodo. Suoi testi sono apparsi su varie riviste. È collaboratore del periodico «Punto di Vista» di Padova e redattore di «Alla Bottega» di Milano, per i quali scrive anche racconti commenti di lettura ed articoli. Ha partecpato a numerose letture pubbliche, a spettacoli di poesia ed a performances. È tra i fondatori di MMA (Multimediarte), gruppo multimediale con sede a S. Felice sul Panaro, attivo dal 1993, che si dedica, a livello nazionale, alla letteratura in genere ed alle diverse forme espressive dell'arte. Dal 1995 è attivo nel circuito della Mail Art, partecipando con opere di poesia visuale. Ha pubblicato di poesia: I bordi della notte (Ed. Tracce, Pescara, 1992); Conta il sambuco all'alchechengi (Ed. Joker, Novi Ligure, 1995); Kiosa (MMA, Ravenna, 1998); La caduta di Milano (Ed. Tracce, 1999); Audio/video (MMA, 1999).

È presente nei seguenti numeri di «Risvolti»: n. 10, aprile 2002 (Moenia - intervento creativo); n. 11, gennaio 2004 (Ferrovie - intervento creativo); n. 13, aprile 2005 (Discussione attorno ad alcuni quesiti di letteratura - intervento critico); n. 15, novembre 2006 (rec. a Timebox di P. Della Ragione - intervento critico); n. 16, ottobre 2007 (Equazione paradigmatica - (suono : lettura = segno : scrittura) in Severino Bacchin e Giorgio Moio - intervento critico)

 

Testi


Mari


Perché mi sfuggi, amore mio,
non ho mani grandi né denti
ma grandi labbra aperte
sulla parola muta
occhi profondi ed umidi
come gli approdi
delle partenze sospese
lingua insapore di minacce
o di promesse
che non saprei mantenere
ed un sogno oltremare
tanto che irraggiungibile
rimane oltre la vista;
per questo dunque
ti perdo, amore mio
che hai mani grandi e denti
e labbra mute al porto
della parola attesa,
così sfuggi oltre il mare
che s'apre alle mie spalle
ed in questo tuo perderti
amore mio, così mi perdi.

 

Note critiche

Queste poesie hanno il pregio dell’impegno nato dall’esperienza di fabbrica, di lotta per il riscatto dall’alienazione, ma insieme non cedono mai al facile discorso comiziale. … C’è quindi anche il valore di una battaglia linguistica che vuole ridare alla poesia, senza tradirne la specificità non servile, il suo posto nella battaglia a tutto campo (e non solamente nel laboratorio elitario) contro il linguaggio della mistificazione, della falsità. Della umiliazione della bellezza e creatività dei popoli. ... Le immagini sono vive e sarcastiche e i versi imbrigliano con sapienza le rabbie, le voglie di riscatti facili. Trovo in questa poesia le intenzioni dei nostri bisnonni socialisti: il riscatto del proletariato tramite la diffusione della cultura.

Gio Ferri

 

Ha compiuto un buon cammino, questo autore perseverante e duro, dagli inizi del suo lavoro ad oggi. Così almeno a me pare. Un cammino in progresso e in una sempre più attenta (e cauta) ricognizione di sé. … In primo luogo, con un impegno d’officina sul materiale linguistico, che già era contrassegnato da un’attenzione selettiva, senza più gli affanni d’approssimazione odi ostentata normalizzazione. La parola viene riscontrata, quasi ripulita al suo interno, poi sottratta alla polvere dell’uso letterario e riconsegnata a un impegno non di necessità ma di convinzione.

In questi testi, a me pare ci sia come annidata, una pienezza vitale ossessiva e carica di una sensualità contratta nella realtà; realtà continuamente individuata dichiarata trascritta precisata e non mai patita (voluta patire) fino in fondo, ma osservata e contrastata e semmai soppesata, direi, come tenendo un peso sulla mano aperta e protesa.

C'è un vento d'inquietudine provocante, talvolta violenta, in questa raccolta omogenea che ha conclusioni da non dimenticare.

Roberto Roversi

 

Gli echi che ripartono senza tregua dal subconscio, automatica rivincita culturale di chi tenta di ascoltare il segno della conoscenza, inondano qui la scena memoriale, le inquietudini al di là dell’angoscia, la logica tra senso comune e proiezione dell’incantamento. … Mandrino ancora una volta riesce a presentare un folto gruppo di composizioni poetiche omogenee nella fattura e convincenti nell’itinerario. … Agile e fantasioso l’autore offre una pratica di linguaggio folgorante, non inquinato dalla preoccupazione del canto a tutti i costi o della ritmica scansione testuale, scorrendo tra esasperate resistenze e colorite accelerazioni.

Antonio Spagnuolo

 

Francesco Mandrino dimostra tutta la capacità e la raffinata espressione dell’essere tra poesia e uomo, tra sogno e realtà. E’ poesia vivace con le allegorie e le metafore che hanno l’ebbrezza del risveglio improvviso nella sofferenza come nella gioia del vivere. … E dove è sempre attenta la misura della coscienza, da verso a verso. … Con una scrittura fitta e ben intagliata il poeta tenta una "fuga da Babilonia" verso una salvezza improbabile perché la devitalizzazione imperante gli impedisce di sognare nuove utopie. … Per la forma e la forza, questo poema dell'amarezza di Mandrino ci ricorda la trilogia della camera da letto di Attilio Bertolucci.

Davide Argnani

 

In particolare si può constatare la prevalenza delle immagini simboliche sulle esigenze ritmiche, con risultati di grande originalità, frequentemente lontani dai temi e dalle forme tradizionali della poesia lirica. Il testo poetico è quindi prodotto da un dettato scorrevole ma mai scontato, particolarmente significativo. Tuttavia l’Autore ci offre anche differenti sfumature nella sua ricerca poetica, cogliendo una certa originalità, in una tensione espressiva di notevole intensità.

Arricchiti da rimandi ironici e da uno spirito caustico, temi e propositi esistenziali non sono appesantiti da riflessioni etiche, pur coinvolgendo il lettore in riflessioni che toccano anche il sociale. Emerge nettamente anche l’essenzialità dell’espressione, ricca di forza icastica e sostenuta da un ritmo serrato.

Ubaldo Giacomucci


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