A partire da
questo n. 17 di «Risvolti», riproponiamo ai nostri lettori una serie di
dibattiti-discussioni attorno ad alcuni quesiti di letteratura, di arte ingenere, iniziati
col n. 13 (aprile 2005, allorquando ci siamo occupati del mercato letterario, nel
tentativo di distinguersi dalla letteratura della resa, da armonie incantevoli, di
"riconquistare la distanza" della complessità, della resistenza contro
l'avanzare della società spettacolo, ipnotica. pacifica, volgare e rissosa...
1)
Come si rapporta la tua poesia con l'attualità? In breve, qual è la tua posizione
politica nei suoi confronti?
2)
Qual è la tua condizione di poeta nella società odierna?
3)
Cosa credi abbia apportato il digitale, il web nella tua poesia e nella poesia in genere,
sia come creatività sia come conoscenza del modus operandi altrui?
Interventi
di:
Paolo
Badini (Poiché il questionario è abbastanza
sintetico, risponderò brevemente. Posso anche ritenere che tutte le domande si riassumano
in una sola, che riguarda uno dei dilemmi più ricorrenti dal 1960 in poi: come possono
ancora esistere la poesia e i poeti nella società attuale. Tema su cui si sono versati
chilometri di inchiostro su carta inumidita da oceani di lacrime, senza per altro ottenere...)
- continua.
Carlo
Bugli (Non ritengo che sia così automatico,
posta la volontà di inserirvisi, essere accolti dal mercato, se così fosse, insieme ai
noti poeti, artisti e intellettuali di palazzo $i$temici, dovrebbe mancare la pletora di
aspiranti tali: disoccupati in cerca di un posto visibile di lacchè, evidentemente (ma il
danaro monda ogni specie di rogna [ed è sempre stato così])...) - continua.
Domenico
Cipriano (1. La mia poesia nasce sempre da un
confronto con la realtà, quindi non può prescindere dall'attualità, sia intesa come
linguaggio, sia come riflessione sul mondo odierno che ci contiene. La poesia, la mia
poesia, si indirizza sempre verso l'ascolto e la difesa dei più deboli, ma rifiuta il
vittimismo, perché una poesia che non fosse critica anche con la sua stessa
"materia"...) - continua.
Vitaldo
Conte (1. Nell'oggi globalizzato il rapporto
della propria poesia con l'attualità è naturalmente una scrittura di
"posizionamento politico". Il mio è di "lettura continua" del
presente, senza preclusioni, ma non per questo "smemorata" di tradizioni e
trasgressioni passate. L'attualità "attuale" è, sempre più, uno specchio
senza profondità a cui lo sguardo bisognoso tende necessariamente...) - continua.
Ariele
D'Ambrosio (1. Alla prima non posso che
rispondere cominciando a citare una dichiarazione che Lawrence Ferlinghetti ha rilasciato
in una recente intervista: «In questi tempi apocalittici il poeta deve leggere le cose
del mondo, non contemplare il proprio ombelico e questo rende le cose difficili. Il poeta
ha la libertà di poter parlare e se non lo fa è complice, così come lo erano i tedeschi
con il nazismo...) - continua.
Pasquale
Della Ragione (1. Pensando alla prima domanda,
posso dire che la mia poesia si rapporta all'attualità come "flusso di conoscenza in
nebbia densa". Voglio far capire che la funzion e rileggere le grandi opere del
passato, e del presente ciò che continuamente si offre ad uno sguardo avido. Tutto questo
produce, a scansione nel tempo, tasselli di parole che dovrebbero formare un unico disegno...)
- continua.
Mario
Fresa (1. Il discorso poetico tende, spesso, a
imbrigliare nelle spire di una cattiva retorica la necessità di un'interrogazione
politica del mondo. Esso risulta, in molti casi, un artificio impaludato, privo di
autenticità e di verità. L'abituale approccio di un poeta che voglia tentare un'analisi
politica s'indirizza, non di rado, verso una prospettiva lagnosa o ipocritamente
recriminatoria...) - continua.
Alberto
M. Gabriele (1. Se per attualità intendiamo
l'inferno nel quale stiamo vivendo, attraversato da lampi luciferini nel caos sociale ed
economico, tra emarginazione giovanile e precariato nel lavoro, nuovo espansionismo Yankee
in Europa e nel resto del mondo, con la crisi del capitalismo e dei mutui subprime, i
venti freddi della recessione, con il Brent in continua crescita a Londra, l'appiattimento
delle...) - continua.
Paolo
Guzzi (1. La mia poesia è sempre molto attenta
all'attualità, non solo avvertendo i fatti di cronaca e ricordandoli, inserendoli nel
testo, anche se non in maniera evidentissima, ma sfiorandoli lateralmente, a volte con
fastidio o con qualche moralismo. La mia posizione politica è prima di tutto politica, in
quanto, anche se non m'illudo che i miei versi possano determinare...) - continua.
Alfonso
Lentini (1. La mia posizione politica (se ancora
una parola come questa si può pronunciare senza perdere di vista il suo significato)
aspira al modello del cannocchiale rovesciato. Guardare da lontano e capovolgere le
prospettive. Tutto sommato credo che ancora adesso l'azione della libertà creativa sia
una delle poche azioni "politiche" possibili. Inseguire l'orizzonte...)
- continua.
Oronzo
Liuzzi (1. È sempre esistito un rapporto
diretto tra poeti e filosofi, poiché entrambi si dispongono in uno spazio aperto,
illmitato «all'interno di un nomos nomade, senza proprietà, confini o misura»
(Delueze). I cugini si aprono alla conoscenza tramite il pensiero e la scrittura. Una
conoscenza che si dirige in verticale e in orizzontale e senza alcune reticenze. Le strade
da percorrere sono infinite...) - continua.
Alfonso
Malinconico (1. L'uomo è animale politico. Il
poeta è e deve essere tale specie di uomo (per l'Insiemistica l'insieme "uomo"
versa in relazione di "appartenenza" con l'insieme "animale": non mi
sento minimamente menomato da quest'appartenenza). 2. Ho cercato di dare un contributo di
laicità e di razionalità con le mie opere: Il canape; Dies ad quem; Sestetto misto...)
- continua.
Alberto
Mori (1. Il fare della poesia come azione
testuale è già implicitamente politico, ma non ha nulla a che fare con la
"politica" dei professionisti, la quale non ha mai avuto nessun interesse per
me, in questo senso la poesia esce dalla rappresetazione e non rappresenta nessuno poiché
è partitica nel senso che "parte": si mette in viaggio nell'esistenza
esprimendo così il vero sentimento della politica...) - continua.
Giancarlo
Pavanello (1. L'attualità e la vita politica
non hanno un rilievo particolare nella mia poesia, se non solo nel senso che, come tutto,
per forza di cose rientrano nella dimensione della vita quotidiana di ognuno di noi, sia
pure controvoglia, quanto si è vivi. La cronaca, la storia, i cambiamenti epocali, il
mondo globale mi coinvolgono come persona, come cittadino, perfino in modi accesi, in
polemica, da solo o in compagnia...) - continua.
Ugo
Piscopo (1. Cerchiamo di definire subito lo
spazio semantico di "attualità". Non si tratta, infatti, di un lemma
metastorico e metafisico che viaggia immutato e chiuso nello stesso stemma dei significati
all'interno del nostro universo mentale. All'origine, nel pensiero greco, su suggestioni
pitagoriche e della scuola eleatica, si vennero definendo le coppie di concetti, che
andavano verso una dialettica relazionalità...) - continua.
Alberto
Rizzi (1. Potrei rimandarti all'uscita della mia
ultima raccolta, edta dalla "Puntoacapo" di Novi Ligure nel maggio di
quest'anno, e che si intitola "Poesie incitanti all'odio sociale": più chiaro
di così... Poi c'è attualità e attualità, ci sono i miei bisogni impellenti",
dato che non sempre ho voglia di "guardar fuori". Ma ora come ora, credo che ci
si debba schierare, visto la deriva che ha preso la società italiana...) - continua.
Lucio
Zinna (1. Dalla "attualità", intesa
in senso lato, traggo, per così dire, umori: motivi di osservazione e di riflessione, che
possono farsi input all'atto creativo, nell'ambito del quale la realtà circostante,
interiormente filtrata, si chiarisce ed esplicita. In effetti, lettura del mondo e lettura
del proprio mondo stanno in rapporto biunivoco e sono, a loro volta, potenziate nella (e
dalla) ricerca poetica...) - continua.