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«Risvolti» - numeri
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dei redattori:
Carlo Bugli
Pasquale Della
Ragione
Giorgio
Moio |

n. 11
Dal presente
Importante:
i testi che seguono possono essere tutti riprodotti citandone la fonte e
comunicando alla redazione eventuali inserimenti in pubblicazioni di vario genere.
Risvolti
- Testi poetici
(Testi creativi dei
più importanti poeti del nostro tempo, con testimonianze finali. A seguire, una terna di
poeti di generazioni diverse, in rigoroso ordine alfabetico, introdotta da una nota
critica, per un percorso alternativo che si sottragga alla facile fruizione, a un
qualunquismo intimistico-emotivo del già dato, per riconoscere qualcos'altro tra i
meandri del linguaggio. Infine, una breve antologia tematica.)
LAMBERTO PIGNOTTI
(antologia
minima)
L'avanguardia
tutta nuova
.JPG)
(1968)

Come si spiega il fatto?
Cosa osservi allora con la
coda dellocchio?
Cosa ti fa ridere adesso?
I suoi capelli e i suoi
occhi birichini ti hanno sempre incantato?
Quali altre domande ti sono
state avanzate?
Perché hai dichiarato di
non aver partecipato?
Non ti sprizzano forse
scintille da tutti i pori?
Come risolvi questa
contraddizione?
Non capivi niente di quello
che stava succedendo?
Perché non ti vergogni
allora della tua bellezza?
Forse non permangono in
proposito numerosi dubbi?
Ti piace giocare?
Perché da quella
mattina scese una pioggerellina che sembrò non finire mai?
Perché
linterrogatorio non è ancora terminato?
(da Terzo grado, in Aa. Vv., Poesia
italiana della contraddizione, a cura di F. Cavallo e Mario Lunetta, Newton Compton,
Roma, 1989)

Un
argomento affascinante
Dallaltra parte
lazione è minima,
anzi, apparentemente non
cè,
eppure si fa notare come
una certa realtà,
che dietro i soliti
equivoci,
si svolge proprio come si
deve svolgere.
Certamente è un argomento
affascinante,
o magari al momento
inadatto,
quello del sopravvento di
una parte sullaltra
in unalternanza di
colori a prima vista casuali,
ma invece tutte queste
terribili cose
non stanno affatto
dallaltra parte.
Laltra parte siamo
noi.
(da Voi siete qui, inedito)
Strane combinazioni da
fuoriclasse
.JPG)
(1997)
Per
non credere nei miracoli
.JPG)
(1998)
Si
sta preparando un temporale
.JPG)
(1998)
Parole
si sprecano
Anche se le parole precise
ci sfuggono
un mondo diverso
sembrerebbe possibile,
ma tuttora il punto di
vista è situato in questo buio.
In difesa
dellinteresse generale,
qualcuno di noi, non tirato
per i capelli,
dovrebbe ora compiere il
percorso
dalloscurità al
confine abbagliante della luce,
e del percorso difficile
conservare indelebili tracce.
Predisposto per una qualche
scena ad effetto,
il discorso si capovolge,
cambia forma e può essere
letto
come lannuncio di una
serie di eventi infausti,
o qualcosa del genere.
Dopo una pausa assai lunga
parole si sprecano.
Ecco allora che alcuni
vogliono rimanere al sicuro,
altri che spariscono
dichiarando di non voler
disturbare troppo,
altri ancora che assumono
unaria di circostanza,
ma nessuno può pensare,
anche vivendo lontano dalla
realtà,
che si perpetui qualcosa
del genere nel nostro futuro.
Forse non erano queste le
parole precise da dire,
ma qualcosa del genere
dovevamo dirlo.
(da Voi siete qui, inedito)
Cose già viste
Ancora in attesa di
qualcosa
che sia davvero importante,
nello sfolgorante,
eccessivo, scenario
alzano gli occhi
e si accorgono che si
stanno avvicinando al fondo,
scambiandosi di ruolo.
Non resta che ricorrere
allimpiego
di immagini stilizzate di
riserva.
Nella premessa di vincere a
ogni costo,
nella scelta di non
dibattere apertamente,
devono avere assunto
unespressione
falsamente sicura
indirizzando lo sguardo
su eleganti, lustre,
superfici
che non rubano spazio.
Tutto questo li riporta,
nel modo che si sa,
a cose già viste
o meglio che si aspettano
di vedere.
Il resto va da sé: è un
veloce girotondo.
(id.)
Giuseppe Ungaretti - Vedremo il
nostro amore reclinarsi / come sera
%20x%20Risv.%20n.%2011.JPG)
(s. d.)
La
poesia sa cosa voglio
.JPG)
(2003)

CARLO
BUGLI
per
L. Pignotti
.JPG)
PASQUALE DELLA RAGIONE
Le
parole si sprecano
.JPG)
*
GIORGIO MOIO
Caro Pignotti, la vedo brutta: fuori piove!!
%20x%20Risv.%20n.%2011.JPG)
Dario
Giugliano
La
necessità della poesia
La questione è nota. Dalle origini ad oggi,
da quando ci si è messi a ragionare su questioni poetiche, un dato sarebbe risultato
chiaro: gli oggetti del poiein non avrebbero carattere necessario. Questo, a
dispetto di quanto potrebbero credere i più, è uno degli aspetti che più di ogni altro
ha costituito lo zoccolo duro delle deflagrazioni delle avanguardie novecentesche. Se si
può parlare, così semplicemente, di un canone novecentesco, riguardo i fatti
dellarte, operazione sempre rischiosa, come tutte le operazioni che partono come
dettate dalle esigenze della critica darte, non si potrà non riconoscergli questo
carattere di riconoscimento del momento della possibilità in seno al fatto estetico: il
processo che conduce allopera è aperto alleventualità delletico.
Questo farebbe sì che la possibilità iniziale finisca per riversarsi nella normatività
del dover essere, facendo del fatto artistico sempre un fatto politico, un fatto che si
confronta inevitabilmente con gli eventi di gestione della cosa pubblica, non tanto e non
solo con quegli eventi già in essere, ma soprattutto con quelli ancora da venire. La
mancanza di necessità, allora, sarebbe tutta giocata nel rapporto tra lopera e il
suo (possibile) fruitore, allo stesso modo, invece, in cui questa mancanza finirebbe per
tramutarsi nel suo altro, a partire dal rapporto dellopera col suo artefice. Ad una
mancanza di necessità farebbe eco un suo surplus, perché su un piano genetico, la poesia
non avrebbe altro che questo: necessità. Questo carattere a clessidra del fatto poetico
non è altro che il motore del suo principio politico a cui si accennava prima. Ogni
poesia è politica in quanto testimonianza di un ritaglio di mondo, anzi ritaglio di mondo
essa stessa. Il fatto poi, che ci possano essere rimandi più o meno espliciti ad
accadimenti più o meno riconoscibili come dichiaratamente politici, questo non fa altro
che confermare, come in una ideale sottolineatura, laffermazione di questo
principio.
È questo il motivo per cui non si nota in nessun senso un calo di
tensione etica nei versi di Ugo Piscopo, sia che essi risultino apertamente rivolti verso
una netta denuncia del degrado e della corruzione dilagante in seno alla cosa pubblica (LItalia
crociata), sia che essi, viceversa, ad un primo sguardo sembrino rivolti verso un
mondo che pubblico (almeno ad un primo sguardo, ribadiamo) non è (Sotto la luna).
Ma la poesia non vive dei primi sguardi. Lo sguardo, furtivo, fugace, può essere solo
quello del poeta, che coglie di sbieco, come diceva Marinetti,
lessenza delle cose, perché di profilo si inserisce in esse, penetrandole, proprio
come una lama si inserisce tra le valve serrate di unostrica. Il lettore non può
concedersi questo lusso, ovvero, potrà solo sperare in una serie infinita di sguardi
obliqui, che permettano di dischiudere il guscio, sempre lo stesso e sempre altro, di quel
reale, paradossale, di là dallessere, di quel reale in divenire che il soggetto del
poiein lascia intravvedere. E questo è ancora il motivo per cui, alla fine, non
risulta a me inusitato, a me, lettore, che ho deciso di prendere preliminarmente congedo
dal paradigma critico, laccostamento tra queste diverse modalità di scrittura, e
sia diverse in seno alla produzione di uno stesso autore sia riguardo i tre autori
antologizzati. La poesia di Eugenio
Lucrezi, ammesso che si voglia sempre fissare la propria attenzione sullaspetto
attivo della produzione poetica, piuttosto che sul risultato del processo concluso, è
altrettanto politica ma non perché esplicitamente contiene un riferimento alla guerra,
fin dal titolo - analogo discorso vale, ovviamente, per Giuseppe Pellegrino. È il poiein in quanto tale ad essere indissolubilmente legato al
dato politico e politico proprio nel senso più profondo del termine, in quel senso,
cioè, in cui la gestione della cosa pubblica mostra esplicitamente la propria radice di
confronto nellagone, in cui ogni Entgegengehen vada sempre ad essere
compreso attraverso un Dagegenangehen.
Il fatto, poi, che tutti e tre questi poeti
in modo consapevole portino queste risultanze sul piano evidente della struttura stessa
dei loro componimenti, per cui da un raffinato lavoro sul significante da parte di
Piscopo, si passi, attraverso una nevrotizzazione della parola, che in maniera più che
diretta esibisce un suo confronto con la possibilità della musicalizzazione (un confronto
con le possibilità della forma-canzone) da parte di Lucrezi, fino ad arrivare a forme di
visualizzazione grafica con Pellegrino, ciò può solo significare che siamo in presenza
di autori che operano nella consapevolezza e padronanza dei propri strumenti,
consapevolezza e padronanza di quello che il poiein fin dalla sua origine ha messo
in atto. Rendere finalmente visibile ciò che non si può (ancora) vedere, rendere
pubblica quella voce interiore, che andrà poi a fondare quellaltra storia, quella
storia di demoni che sarà la filosofia, questo è quanto il poiein mette in atto,
fin dal principio. Ma rendere pubblica la voce interiore, fare di ogni io un noi significa
pure contestualmente portare a compimento lautenticità della lingua,
nellaffioramento di quel coro che ognuno si porta sotto la pelle, che ognuno ha
sepolto dentro la propria gola. Questa di Lucrezi, Piscopo e Pellegrino è poesia nel
senso più autentico, essa va letta, nellascolto della loro stessa voce, come da
sempre, nellascolto di quella comunità che in quelle stesse voci parla.
EUGENIO LUCREZI
seven pics for
warrr!!!
pic # 1 : the newest
release
Lucciola dellesercito
dei mal di cuore
sospesa sulla terra di
nessuno
oscilla lultima
uscita
del riposo che cade.
Lampo più nuovo dietro
cinquecento
coppie di palpebre
svolazza sul campo
tra nemico e nemico
senza grazia & pesante.
pic # 2 : warrr!!! per chan
marshall e a lucia dellanno
Non ce lho con te,
non ti rimprovero, se sei libero & fiero è per me motivo di soddisfazione, & una
donna diligente & dolce ferisce, e dice che siamo stati lupi un giorno neanche tanto
lontano, & cosa vuoi che siano sette-ottocento generazioni, dice, & vede lo scemo
del villag-gio mentre continua a zufolare sotto lalbero, & guarda estasiato
tramonti dopo tramonti sulla collina sera dopo sera, & intanto la donna indica con
lindice teso la direzione giusta, indica te, & sussurra è lui la guerra, è lui
la guerra, è lui la guerra, & hai voglia di agitare fogli di carta, & invece stai
appallottolando pallottole, & il vento scosta lo straccio mimetico, & mostra il
baby-doll insanguinato & la folata sexy del tuo travestimento, & può darsi che
tutti i nomi siano andati perduti, & benedetto sia il tuo nome se soltanto la metà,
la metà di te sarà salva, & mettiti a correre, via, a correre, è lui la guerra, è
lui la guerra, è lui la guerra, & postremo guardi pauroso lorda da lontano,
& plurimo ti fai avanti adrenalinico a gara con londa più vicina, & infimo
ti rassegni alla mortificazione della carne, della tua, & che vuoi che sia un attimo
atroce e fugace, & supremo ti ergi nel gesto che infligge, & postero ti volgi,
& aguzzi lo sguardo & ti vedi postumo, & ancora guardi pauroso la paurosa
orda, & la canèa orrida, & chi corre davanti tenta dimpeto il balzo ardito
& ulteriore, & lo slancio ultimo, & casca intero oltre la corazza & oltre
la pelle, & dunque nella ferita citeriore, & a capofitto nel fosso di sangue
citimo del deteriore nemico che lo fronteggia, & finalmente dellorco deterrimo,
& grida è lui la guerra! è lui la guerra! è lui la guerra! finalmente è lui.
pic # 3 : fluxus
Inarrestabile scorre il
tempo
Who did tell you you were
invincible?
Come tra garruli steli il
vento
Who did tell you you were
inflexible?
pic # 4 : rest
In questo spazio
circoscritto
ci si diverte
con poco,
la gente siamo noi
& basta,
qui dentro,
ci si distrae con poco,
& poco più
dellinterfaccia
di un fiato
con un fiato
ci basta per toccarci,
per dirci lun
laltro
io prendo te,
tu prendi me,
& ci basta la magia
dello spazio precluso,
imo, il privilegio
dellaffondamento
nelle bolle
di un respiro
acquatico,
& il buio
è già abbastanza
per dirci contenti
di non essere fuori,
nellinconcepibile
tigre del fuori,
dove non ce cappotto,
dove non cè
abbraccio,
dove non cè
sonno che ci dis
trae, che ci di
verte, lì fuori,
dove cè
la nera paura
nella troppa
luce.
pic # 5 : warrr!!! :
reprise
e dopo aver resistito
alla prima ondata la seconda già ci incuteva terrore prima che
lattacco venisse
sferrato e tra il prima e il dopo non sapevamo se eravamo già
morti o se saremmo morti di
lì a poco e la cosa sicura era che la morte consi
steva precisamente in
quella sospensione della vita che tutti saldamente ci
teneva tra il primo attacco
che era appena passato e il secondo che inev
itabilmente tra chissà
quanto poco sarebbe sopravvenuto a travolgere
le nostre linee serrate
come le mascelle strette dalle cinghie degli e
lmetti di ferro così
incomparabilmente più freddi e più duri dei m
asseteri contratti tra
mascelle e mandibole e nessuno di noi sap
eva distinguere se la
contrazione dei muscoli della propria fac
cia fosse il rigore
cadaverico di un soldato ucciso nel corso
del primo attacco o il
trisma serrato e invincibile di un s
oldato che sarebbe stato di
lì a poco ucciso in occasi
one del secondo attacco che
sarebbe di sicuro stato
terribile e definitivo se
era scritto sulla faccia di
ognuno di noi un severo e
ineluttabile destino
di sospensione certa della
vita che tutti ind
istintamente ci aveva fino
a quella circos
tanza finale tenuti nella
varietà delle v
icende di uomini occupati a
durare
nel tempo e nelle faccende
tutto
sommato somigliantissime c
he ci avevano poi precipiv
itevolmente condotti all
acquattarci in quella
trincea che tutti a
lla fine ugualm
ente ci tenev
a tra il pr
imo e l
ultim
o at
tac
co
.
pic # 6 : fluxus :
alternate take
Trespassing time relentless
walks
Chi te lha detto che
sei invincibile?
As wind among talkative
stalks
Chi te lha detto che
sei inflessibile?
pic # 7 : the newest
release : again
Lightnig bug
of the heartattacks
army
flutters along the line
the newest release
of the falling rest.
Newest lightin-up
behind thousand eyelids
lingers over the field
betwheen enemy & enemy
heavily, without grace.
GIUSEPPE PELLEGRINO
el
(spunta dallombelico del mondo e
tocca la stella polare trasformato in risonatore cosmico luomo si erge come
lalbero parlante le cui foglie sono i sonagli delle anime che danzano nella rete di
una canzone eseguita a denti stretti durante uneclisse di luna priva di ano suona il
flauto per respingere gli spiriti che cercano di divorare tamburi nella risata delle nubi
viene fendendo la notte le sue ossa ancora impregnate della potenza sonora materializzata
costituiranno preziosi amuleti nelle mani dei figli la sua parte immortale il suono
fondamentale della sua anima si incamminerà verso la via lattea si fonderà con il cuore
dei morti e parteciperà al loro canto nella caverna di luce che scaglia luovo
solare e lo fissa nel corno del toro primaverile che appare nella voce di un dio ingordo
che divora i bambini morti e li vomita sulla terra trasformati in uomini dotati di una
nuova voce gong adorno di rane con un grido che forza lingresso dellantro di
ahi e libera le vacche muggenti che il demone dai capelli doro trattiene nella
propria caverna nuvole di pietra cranio che canta la laringe del mondo umida sillaba la
luce tigre a sei occhi che nella casa notturna del sole attraversa tutta la zona del sogno
che tesse il mondo materiale della nostra illusione frutto dellindividuazione della
forza attiva anonima che risiede nella caverna della vita e determina il nome
dellindividuo invitandolo a voce alta a uscire da un albero tamburo e senza dubbio
precede il vagito del neonato che secondo una credenza molto diffusa attira lanima
nel corpo fango tiepido dove i coccodrilli nella loro gioia di vivere si percuotono il
ventre apportatore del verbo che si muove lungo una linea el)
icoidale
Termitage
Termitage
san doux san douce
termitage igloo
eremiss etroupage le glisse datout
bridge feròdi
bass maker per
cuoripensiero drumn bass
chora-a-chora
caos tu caos matrix &
patrix
deparadrieu
la sfracelle
bugs in programma dieta
chitinica
schistocerca Locusta
solitaria per fenotipo acconcio
Termitage
phallido e abstorto
Cubica e tetraktis
gnomone afide
Sphairos and other obsex
rvations
Parvati Penitus
Occultasquibus
res menti lumina
praepandere
tuae
possim
Quien Sabe Sablifica
linterior exe
autoesecutivo scalzo nel
cammineràl dolce più
sogno
attìa verso tibie che
tu joy sax
ergovis lo acquea
lettura
ricongobba ad un -
Termitage dhal
fenotypewristrling
per fenomendol di ricono
recognizio
nascimento
ad appellum disabitual
exercise accanto
riconoblìo
Festo disco
in giro dellocra
psalteriota
medi
indice
fratto
della mano segue lombra sulle tracce
della manosfera
et peremptum termitage
teriàca
loquebatur lumate dopo la
pioggia
laria più chiara
vocemente
Quien sabe termitage past
ich bin
colgante
e come per dire che tutto
si risolve
spalle al muro poetibolo
in un parlesserci tra sordi
que mada
nas
un addettorato agli albori
pubici
et ubiquitari del pensiando
vas lasistas per
nasindeto
et rogo lorear di
pirlocuzioni e circoncistei
adami Chet Barche Cedute al
mis Al-Abim
Gora CGE dis frecce ne
colga ulixes uber lio
consideri seduto El
Preso
ALL Be TALKING
QUIEN SABE NADA MAS BAILA SURLà KABEZA
Termitage (frammento)
%20di%20Pellegrino.JPG)
UGO PISCOPO
Poesie
Marina di Camerota
hèlas
ha fatto una bolla pensota
a provota
ciò che in kamerota
si puotota
L'Italia crociata
"Libertas"
sparavano sugli scudi crociati
e
"libertas" proclamavano in libertà
i
neo-liberti dellItalia democana
ora
solo la croce resta
e
si unisce alle altre
Quante
croci tutto un cimitero
Italia
mia!
ilì - lilià
le crepitanti stoppie della pioggia
e fra le livide crete del cielo
ondante un nido
dumiliati stridii di gabbiani
ilì - ilì - ilì - lilià
il y a un nid peut-être pour tous
sussi pour toi
Afrique soleil noir jamais né
Senza sbocco
Sbioccata e stranita luce del giorno
tieni soffice i glomeruli accesi
ancora ancora se stelle né luna
più la notte non porta
né verziganti ricami di grilli
eroica è lagonia senza sbocco
Una madre poeta sbocciata ai Piloni
I
Qui ancora non tradisce la memoria
il luogo onde fatale la deriva
dallimpero lucente di clonati
simulacri larve allo specchio
Liquidi nastri dansimar di cani
si ritraggono rossi
da ceppaie di querce capannucce
dorni intrighi di rovi ove eleganti
danze intrecciano serpi innamorate
Le antiche nonne ancor vaghe fanciulle
fra sbiadite pervinche e pungitopo
con collane sonanti di lumache
cercan vesti di serpi e sortilegi
al campo menano fatiche i maschi
come bovi laratro
Qui pur accende al fiato lestate
fantasmatiche vampe
ove bruciano aromi finocchietti
selvatici e mentastri
e muove lora assopita sul collo
II
Una sera di qua nel reggipetto
recavi un biglietto damore
al figlio principe di lettere e arti
a svelargli una madre poeta
sbocciata ai Piluni fra crete al cielo
bianco ove la brezza crepitii torce
e fumi di falò mentre si spiuma
doro il canto dallodole e
calandre
Ottenuto lassenso
del soprastante doganier marito
che incondizionatamente chiosava
è pur sciocca son fantasie e basta
mi porgevi vergati su cartone
di bottega a matita doppia
i piedi nella stoppia
le rondini nel cielo
Già il cielo Quello che abbuiando arrossa
qui di rame? o che corre come un grano
tra i fondali scuri smarrito
del mio giorno melmoso?
Campanella a Piazza Carità
nel cerchio docra dove suoni
si sfaldano inaciditi
campanella di Piazza Carità
cianotica singulti
"quando quando quaggiù
un un-so un-so un sorso daria,
Signore?"
les bin
il y a les Bin Laden
il y a les Bin Ladren
et les Bis Ladren
et les ter et les quater
comme en Italie surtout
il y a les billaderales
pas mal
cest egal
Boomerang di gabbiani
boomerang di gabbiani
lanciato allaspra spiaggia
in stridii si lacerano di freni
rimbalzano indi allazzurro e si
spengono
Il trillo del telefono
il trillo del telefono
ha sbattuto la porta
i colibrì del cuore
sono fuggiti via
richiamati nel coro
ne mancavano nove
Passi a porte chiuse
passi fingi che vanno dove vanno
chicchi acerbi a tonfi per scale e tonfi
vengono dallora che è al crocevia
sotto la torre della passeggiata
attimi e attimi si smarcano a espungersi
a pareti di mastabe e ipogei
zampettano in su per scale che scendono
tributi sullunghia a conte implacate
ed è pur dolce ascoltare codesto
aspro tuo sgusciare a calze di nylon
nella notte irrelata a muri muti
Sotto la luna
su miosotidi ocra sotto la luna
ombre lievi di faine in fuga
di voci che
tornano
IMPRONTE
DI SCRITTURE DAL PRESENTE
(antologia
minima)
CARLO BUGLI
Ber
wer variante K (nell'orbita del discorso comune)
.JPG)
PASQUALE DELLA RAGIONE
Timesweet,
l'aria serena dell'ovest
la diagonale malcerta del
corso
d acqua taglio e bruciatura
del
ramo stupendo lieve
modificazione
del classico beige non
accendendo
con la esse impura il
torbido e
il torrido in levare dal
campo
col grecale di nord-est lo
smeriglio
al risucchio di
divaricazione
ultima nastro smosso da
pioggia
e fari spenti un buon uso
delle
proporzioni senza trombe
senza
tamburi sulla brocca di
mietitura
scintillante per la polvere
della
strada depositata a
scrittura su
vela gualcita lo spettro o
lo spareggio
FERNANDA FEDI
Arcaiche
scritture del quotidiano
.JPG)
GIOVANNI FONTANA
Poema
pre-testuale

GINO GINI
Scritture
del quotidiano
%20x%20Risv.%20n.%2011.JPG)
COSTANZO IONI
a)
andenne appizzate a guglie affamate alici arraganate ippica phallocratia ittica malia
ca lo
caballo es no strumento nellonda del momento et nol cha caratterizzazione
es
sponda dogne manipolazione nì carnem nì fish sed rettile sguish serpente cu stile
de vate
chevade
travasi (debile) dutenze deviate eette vente
financo lEden arrate
-et tu-
utente appiedato pedone telecomandato statte accorto nello trasire en esto
porto
ca en panza gravida de lo su portento nun nce stia artifizio nun raro est
lindizio
si
sullo scacco a lo scacchiere si sullo campo ca te danno a vedere nce sta rocìn
flaco
ot
mustang et (hip hip oplà) a sotto a le tres carte da entro a esto prestjoso joco
de
prestjo spunta anco el caballere giano trifronte timorato intermediario sdoganiere
sensale
de guberno broccato bracconiere (me stavo a di braccato bricconiere
ma
pe la bona sorte de ogne novelliere la voluzione del progresso mha reso
forte
et
maximo servigio -et cuscì discretamente cuscì ligio at ogne respectosa cortesia
ca si
nun ri-liggevo el testo attentamente nun lavarria pezzecato nun me sarria
facto
capace et post nella nguranza me sarria ngrifato- et donc sto meo compu-ter
sto
grande fijo de na programmatione attenta et generosa saca lo mha facto?
mha
facto lo controllo dortografo -chello ca ne en automato et sanza virgula ferire
te ne
polisce el testo- et ecculo lo possidente chalza sfarzo ca deventa sanza sforzo
presidente,
por chesto at chestato cascettone ca en ogne house et office
se
propone me me cum plena gratitudo lo remercio et sanza niuna hippocrisia
sed sin
cera et tenera affettione cum magna sulemnitas pozzo dì ca a isso
nun
mo scordo-manco si trapasso, et pe laure me ne issi a spasso,
aspetto
cum pacienza ca venga lo meo turno lasso et sanza chianto
sed
sganasciando dentatura en smile renderò at ello cura file su file)
(da Snack
Lo Squartatore, in Aa Vv., Attraversamenti, Di Salvo Ed., Napoli, 2002, p. 52)
RUGGERO MAGGI
La
poesia graffiata
.JPG)
FRANCESCO MANDRINO
Ferrovie
Vieni quando vuoi
ho un collo che
taspetta
appoggiato sul cuore,
mi dirai dei tuoi binari
saprai dellansito che
mi commuove
eppure muove gli stantuffi;
ho avuto posti prenotati
sugli espressi europei (non
gratis)
per questo arriverò
sul diretto notturno dei
ladri
e dei settimanali,
tu stai sulla banchina
dove attende la polfer
e se non ci sarò
vai allo scalo merci,
arriverò clandestino
e ti offrirò il mio
niente.
GIORGIO MOIO
Come uno
spartito musicale
.si | lacera | ilsogno | del | segno | che.
.disegna | segnali | di |
vita | in | cuesto.
.presente | che | non | assicura | ni-ente.
.unostato | di | emergenza.
.dove | ci | si | consola | col.
.gorgonzola | | reclama | fattezze.
.indomestiche.
.come | locchio |
intrajatiko | che | scruta | tra.
.lepiegature | de |
sto | munno | alla | deriva.
.
nemmeno | unangolo | dassillo.
.nimmanco | ungrido |
contre | lastupidité | che.
.cambi | leregole.
.eccetera | eccetera.
.dellusanza | convenzionale.
.cè | solo | uno.
.spiragliolo | nel | vento.
.nel | mutevole | koulore |
coatto.
.uno | spiragliolo.
.che | viene | dallaccua | controcorrente.
.del | mare | che |
sembra.
.più | inasprito | del | solito.
.lemalaise | leimpatience.
.ma | è | solo | una |
sens | azione.
.nisciun | pàppece | ca | spertosa.
.comm | a | cuando |
si | faceva | sul | serio.
.lungo | ldominio.
.delliperkiàcchierula |
èrula | èrula | ruela | et.
.rèula.
.venite | venite | è | qui | che | si | fa | festa.
.nellaria | dorata | del | guazza-.
.buglio | vattelappésca.
.come | son | belle |
lefiglie | di | madama | doré.
.fan | tre | fan | tre.
.fan | tre | tresche | con
| lepesche.
.ma | non | ti | fidare | della | luna | che.
.si | specchia | in |
cuesto | mare | in | frantumi.
.o | del | canto | ormai | muto | che.
.non | rabbuffa.
.non | crespola | allegria.
.sape | e | ràncete.
.secchuto.
.sa | soltanto |
guerreggiare | guèrrule.
.per | ilpotere | de
| lomercato.
.preparare |
intrugli | | bavagli | | abbagli.
.odorimolli.
.rarefatti | di | false |
epifanie.
. | allimite | della
| sopportazione.
.lrime | dio |
kastrato | dello | scorrere | di | brodaglia.
Gianni
Simone
La
torre di Babele
.JPG)
Risvolti
- Testi critici
(Argomenti e indagini di
eventi recenti ed attuali del panorama culturale internazionale, a cominciare da quello
napoletano, centro di cultura d'avanguardia tra i più importanti degli ultimi anni in
Italia ancora poco nota ai più; nonché scritti critici che riguardano volumi, artisti,
mostre. lettere significative e di qualche interesse letterario inviate dai nostri
lettori.)
GIORGIO MOIO
Da
«Documento-Sud» a «Oltranza».
Tendenze
di di alcune riviste a Napoli
-
1958-1995 -
10. Campi
Flegrei: una terra di poeti
Nel proseguire la nostra indagine, lungo
larco del corpus poetico degli anni 80, dallanalisi del materiale
prodotto in quegli anni che ci è capitato di leggere, il dato più emergente è senza
dubbio costituito da una "destrutturazione" semantica che taglia corto sulle
regole in corso, sulle buone e mansuete regole che gestiscono il potere. Nello specifico
si tratta di certificare unideologia dellhazard,
dellinquietudine, una ricerca che si pone e si scompone per linee neobarocche, in
stili e stilemi che, in più di una circostanza (pur essendo sostenitori del genere),
dobbiamo ammettere, rasentano i confini della confusione. Il che porterebbe a pensare, ad
una prima analisi, che la poesia di ricerca odierna si diverta ad autolesionarsi, a
precludersi e a ridurre la verve creativa e innovativa per una non ben definita
istanza.
Ma così non è. O meglio, sarebbe logico
pensare a siffatta deduzione se loperazione avvenisse tutta allinterno dei
significati del quotidiano autobiografico, anziché svilupparsi fuori di essi, nel vuoto
delle infinite possibilità linguistiche e creative, omettendo lesplorazione, gli
accumuli verbali proliferanti per una sorta di avventura "in progress", fatta di
rimandi, citazioni, riformulazioni, giochi elusivi ed allegorici, senza porre limiti alle
combinazioni del linguaggio creativo.
In questo fare neobarocco, adottato dalla stragrande maggioranza dei poeti
di ricerca (e che ancora oggi si pratica, con ottimi risultati in grado di aprirsi a un
discorso non omologato per una molteplicità e complessità di pensiero, per una frattura
con lossequiosa banalità del presente e di una scrittura celebrativa e di verità
assolute), ci piace discorrere la poesia di quattro poeti (Pasquale Della Ragione, Carmine Lubrano, Ferruccio Palma e Michele Sovente), operanti
allombra e in piena autonomia rispetto alla vita e agli sviluppi delle riviste a
essi contemporanee (eccezion fatta per Sovente, i cui testi hanno trovato ospitalità su
diverse riviste napoletane, anche come attento e preparato critico, e in particolare per
Lubrano, animatore della rivista «Terra del Fuoco» dove lincontro con la sua
poesia è quasi sistematico), in una terra come i Campi Flegrei, fucina di poeti, dove
spicca su tutti la presenza di Franco Cavallo, apprezzato
anche sulla scena nazionale, di cui ci siamo ampiamente occupati nei capitoli precedenti.
Quattro poeti, apparentemente lontani dal modo di fare neobarocco che imperversa (il solo
Lubrano, a ben leggere, ne fa un uso costante), ma che hanno col neobarocco un
denominatore comune, non sempre evidenziato: lobbedienza alla poetica della novità
e della meraviglia, subendone però richiami diversi gli uni dagli altri, oltre che
giovandosi di una diversa tecnica, ma tutti e quattro con una preferenza di squilibrio e
di inquietudine, su cui si adagia anche un sentimento morale, che tende però, con ogni
mezzo, a distinguersi dalla realtà patetica, dalla condizione di appiattimento in cui la
poesia è introiettata dallinsorgere neoermetico e dalla "poetica di
potere". Una gestaltung, insomma, che si differenzia con la differenza, che
non è né discreta né superiore, ma duplice; una complessità e una molteplicità che si
appropriano di tutti i registri del poetare. Citazionismo e plurilinguismo a parte, che
aboliscono la simbologia e lo scontato, di cui la loro poesia a tratti si nutre (non in
tutti, però), vi è ben evidenziata unesistenza di materialità del linguaggio,
estremamente variabile, a tratti proliferante, ironica, lontana dalla "quiete
classica", dal "grande stile" che partorisce una comunicazione
utilitaristica, lirica e "intima", con la pretesa di essere la verità.
Dunque, si dipanano assonanze, allitterazioni, neologismi, citazioni,
lacerti dialettali (Lubrano), ricorso a "lingue morte" e al latino reinventato
(Sovente). Ma anche crisi esistenziali, conflitto interiore e tensioni di vita vissuta
(Palma); ambiguità e senso della variazione, sprigionati dalla parola stessa e/o dal
ritmo, scontro e incontro di assonanze, combinazioni allegoriche e significanti visionari
e ipertrofici (Della Ragione), atti a
materializzare il proprio interiore.
E vediamoli un po più da vicino questi
quattro poeti.
Pasquale Della Ragione1,
attraverso il ritmo quasi assordante e imperioso del versus longus, carico di
materialità visionaria, ossia di un linguaggio nel suo farsi corpo sperimentale
attraverso ripetute sequenze sintattiche, ci indica latmosfera inquietante di una
lingua che rischia continuamente lisolamento, lestraniamento, lo
smarrimento (spesso totale), per potersi agganciare al solo momento della creazione,
prerogativa e finalizzazione non sempre conciliabile con le parole che si usano, giacché
la parola è «una finta materia plastica [
]: non è docile, non si piega al
comando. Se costretta, strema e morde (
) restando informe beffa»2. In
Della Ragione la parola sembra aver incontrato il punto di non-ritorno, anche quando si
visualizza,
.JPG)
(Collage, 1995)
da dove intraprende un viaggio verso un
vortice linguistico cosciente dei propri limiti e della propria negatività, della propria
precarietà. Elevandosi in forme poetiche nuove e aperte del nostro tempo, un continuo
desiderio di creare e ri-creare parole oblique al loro corso naturale, lo investe sin
dalle prime prove, che sapevano già farsi strada. Un riformulare moti combinatori di
significanti, si "stacca" «dalle proposizioni di senso [per] [
]
riattacca[rsi] con ritmi avulsi, ritardati, nonsensici»3 alle
frequenze di avanguardie storiche (coriali coriacei coriandoli cor da me curios o /
oooooooooooooo
/ (
) / frastuono di rimbrotto te te te teeee freeeemente
/ frem eeeeeeeeeeeeeee eeeeeeeeee eeeeee nte / in palmistizi in solito pino nitore
lucore
)4, agli accenni di plurilinguismo e citazioni dal quotidiano,
di allitterazioni (
"to the roots of the sea" cavoli redenti rasenti la
palpebra / cocente corrente daltonica diga di muso nidifica / "con un po di
gorgonzola i tuoi piatti fanno gola" al quadrifoglio)5, per divorarlo,
il quotidiano, con gli oggetti di tutti i giorni che diventano surreali, quasi rarefatti,
avvolti da una delirante ma lucida visionarietà di parole deliranti e sinestetiche, sia
pure con toni semantici classici, ma con un buon uso della paronomasia, che classica non
è:
imbian
c
linamento di suite per gennaio
odora la stufa s adotta l
adatto
del compatto di gialle
sfoglie sudate
pellegrinando l attento
pellegrigiando
ad josa di barriti
cicaleggia l uso
pellegridando euma di
cardito in gloria
arasmo di piccoli segni
vibrionici rosa
arrancando collezioni e
zeppoline
di sfumati vapori la lingua
dei terremotati
s impala fresca di
pensionati vibrionici
volutamente bela d oriente
mitragliando
sapori d effemminatezze di
parabole
di flow-chart e culture
collinari
la donna origine con mille
spoglie sudate
(da
P.
Della Ragione, Imbianclinamento, Ripostes,
Salerno-Roma, 1983, pag. 7)
Una divorazione (meglio dire "un
frullato", una voracità a volte eccessiva) del quotidiano per poterlo
ricontestualizzare, formula già di "Continuum", è adottata da Carmine
Lubrano6:
Dal ble u
Certo non è facile dire
del bleu ma nemmeno del
rosso
Se pensi alle fate turchine
che bevono vino
Ma tutto proprio tutto
incoraggia del giallo
Canto tarlo del gallo
Sagittario da sballo
Ho pensato a Villon
(tamburo dorfeo)
Tu charme a l mbre ma
blonde caresse
(lasse lasse
stu core
champasse)
San cesse san cote
sa-gite
Semper est mio frammento
(contorno i tuoi seni)
Non è facile non è per
niente facile
il bleu ma, il giallo
Il giallo mi gira nel salotto
Ma spleen milzumore
(sterposo nadar)
le franciscae odicine
a lento lenire
Baldera Rius
Novo Rabb-rivido est.
(da C. Lubrano, Fiori e ananasso, Ed.
Terra del Fuoco, Quarto-NA, 1986)
Si tratta di una sperimentazione speculare
che si esprime attraverso azioni interdisciplinari e sinestetiche delle arti, un lavorare
«sulla parola [che] vive gomito a gomito con quello eseguito sul suono e
sullimmagine [
]

(Senza
titolo, in "Terra del Fuoco", n. 5-6, s. d.)
inoltra[ndosi] in uno sforzo di
fusione reciproca che, a seconda delle combinazioni prescelte dà luogo a soluzioni
composte ed eterogenee»7, fabbricate con affabulazione, citazioni, lacerti di
lingua dialettale e antica, calchi di linguaggio gergale (non mai soda cantare il
culo prima della cicala / e da lo sterco de lo bove / duecentocinquantadoi scarafona
vengano fora / e centa lengua centa / bocche e centa il succhia santa parola / manigola ad
abbracciare il vero / qualaltro maleficiato tiro nzorta / nzorta
nmparanno vummecarria
)8, tecniche davanguardia refuse
alla pari di tutti i codici della poesia contemporanea per una decodificazione della
materia poetica.
Ferruccio Palma9, anchegli puteolano come Della Ragione e Lubrano, ma contrariamente ai conterranei si colloca in unarea
posta tra la tradizione e la sperimentazione, percorre, in chiaroscuro, gli abissi della
paura, delle sensazioni, delle angosce. Si tratta di una giustapposizione tra una
traversata nel vuoto e lanalisi del quotidiano, che sancisce il bisogno di uscire da
una società senza valori, di affrancarsi, kafkaniamente, dal meccanismo della routine. La
scrittura di Palma non gioca sul corpo della parola, né predilige le varie forme e codici
del puro sperimentalismo. Disancorandosi, comunque, da certe norme della tradizione, sa
ugualmente caricarsi dironia e "senso del dovere", di engagement,
di onestà nei confronti delle sue peculiarità, cercando le ragioni in uno status sociale
che va verso lappiattimento totale, verso le riconferme di illusorie reiterazioni,
con locchio scrutatore di un pathos metafisico che guarda lontano: «Meravigliato,
il convertito / vede ciò che non vede, / sente ciò che non parla, / dice, con anima
pazza, / il niente del fiore che / il fiore rivela»10.
Palma gestisce la propria periferia, il proprio
smarrimento, lessere destinato alla morte, nellaccezione filosofica
heideggeriana (sein-zum-Tode, essere-per-la-morte) e quindi alla rinascita (in-der-Welt-sein,
essere-nel-mondo), costruendo pure con la lezione di Rilke
del Das Rosen-Inner (La rosa-dentro), «un discorso attraversato dalle rovine,
frantumato da un espressionismo verbale che affonda nel grumo tragico dellessere
[
] [in una] ontologia negativa»11:
Di
quanto resta cosa rubare
Di quanto resta cosa rubare
Stravolgere senza sosta con
Secchiate sillabiche con
bisacce
Di piombo. Mi sgomenta
questo
Frutto ancora da
raccogliere:
Il panno è secco la gola
dolorante.
Poter parlare con le
orrende
Creature che Artaud sputa
in
Ogni angolo: Sbaraccherei
ora
Al seguito di quei grugni
minacciosi
Da questo lento DISFARSI da
Questa ciotola ABISSALE
dalla
Mia specie parlante (ma di
cosa ormai).
Raggelarmi vivificarmi
In quelle civiltà
straniere
Lontano dalla piaga
della
Bocca vuota dalla cosa
che
Tarda sempre più a
giungere.
(da Lottavo fonema, in Aa. Vv., Messico
1936, Ripostes, 1989, p. 74)
Nel grumo tragico dellessere, affonda
anche gran parte della poesia di un non più giovane consolidato Michele Sovente12,
che vive dalle parti di Bacoli, terra già cara a Virgilio, Petrarca e Leopardi. Si tratta
di una poesia che usa tre lingue diverse, anche in contemporanea, ma autonome le une dalle
altre, collegate da un rapporto di filiazione: litaliano (con lidentità
nazionale),
Fosforo e zolfo
Archi annosi dietro
siepi adunche dentro
nervose fibre e atlanti
bianchi per divieti
la striscia di fosforo
e zolfo la scia
nomi come nodi e murature
come atroci nidi
«qui si fa giorno qui
trascolora
lacqua qui
allaltezza del
sonno divergono le sfere
»
Tufaceo è il passo è
turbinosa la campagna da
qui
astri si staccano
corpi e fragole
invertebrata mia figura
che si accende e grida
(in «La Parola Abitata», n. 3, Napoli,
aprile 1991, p. 19)
il dialetto delle produzioni più recenti
Néglia
Mbrònte sbatte
sèmpe u stesso
chiuòvo, u
penziéro
ca i ccose,
strujènnose, na specie
i néglia
spànneno pe llaria addò
i muòrte e
i vive
samméscano, tutto
chéllo ca nun ce stò cchù e chéllo
cà dda venì.
Che sannascònne
rintu stipo?
Comme fò llacqua a
se carriò appriésso a luce
e llombre
ru munno?
Nzisto mbrònte
sbatte u rummòre
ri rrammère ca
nu viénto
nzisto sbatte: e tu
pe dinto
a stessa néglia vaje
penzanno a tutto chéllo ca
nun ce stò cchiù
e a chèllo cà dda
venì. (13)
(con le proprie radici, essendo il dialetto
della sua terra natale) e il latino (con la memoria di un passato sentito ancora attuale).
Legata a canoni tradizionali, da questa trina di lingue che secondo noi ha raccolto
più di quanto merita ci pare degno di considerazione, nel suo prodursi e nel suo
determinarsi autonomamente, un lavorio sulla musicalità e sul ritmo del verso che rende a
queste lingue desuete e morte una certa freschezza e vigorosa modernità, nonostante
laggancio e il ripetersi di un io autobiografico a volte melense. Anche
lintrospezione di ciò che avviene dentro di noi, di più recondito che la poesia di
Sovente sa far emergere in tutta la sua interezza, nonché una lettura stratificata della
realtà, con la morte e la vita verseggia il poeta in senso orfico che si
crogiolano, si confondono nella sofferenza del presente, ci sembrano rilevanti, anche se
non laffrancano da quel citato io autobiografico e antico. Daltronde, i Campi
Flegrei, in cui Sovente vive, sono brulicanti di memorie, di storie che si confondono e si
fondono con lantico, coi fantasmi della propria origine che, evidentemente ancora in
grado e più della cinica e opulenta realtà che lo circonda di
affascinarlo.
Note
(1) È nato a Pozzuoli (NA) nel 1955. Ha
pubblicato: Frammenti putjolanni (Ripostes, Salerno-Roma, 1981), Imbianclinamento
(op. cit.), Fuxia gillette (Edizioni Riccardi, Quarto-NA, 1997). Ha collaborato
a diverse riviste letterarie. Suoi testi figurano in volumi collettanei (Messico 1936,
op. cit.; Locus solus. La babele capovolta, Edizioni Riccardi, 2002) e antologie di
poesia contemporanea (La poesia in Campania, Forum/Quinta Generazione, Forlì,
1990; In my end is my beginning. I poeti italiani negli anni ottanta/novanta,
Ripostes, 1992; La poesia a Napoli 1940-1987, Nuove Edizioni Tempi Moderni, Napoli,
1992).
(2) Rubina Giorgi, Passaggio, pref. a
P. Della Ragione, Frammenti putjolanni, op. cit., p. 8.
(3) Ibidem, p. 7.
(4) In Frammenti putjolanni, op. cit.,
pp. 14-16.
(5) Ibidem, p. 27.
(6) Nato a Pozzuoli (NA) nel 1952. Dal 1978
sinteressa di poesia lineare-visuale e di fotografia. Molto attivo come operatore
culturale, ha fondato e diretto il centro culturale polivalente
"Lipercreativo". Ha diretto «Terra del Fuoco» e pubblicato: Photografia
(1983), Come scrivere una poesia (1983), The memory road (1984), In
Alices underground (Poetry Market, 1984), 13 + 2 Fra-g-ments (Ed. Tam
Tam, 1986), Marcel & Marcel (ed. Altri Termini, 1986), Fiori e ananasso
(Ed. Terra del Fuoco, 1987), Spesso la zanzara disturba lautore (idem, 1988),
Il pettine del randagio (idem, 1990), La voce degli angeli (id., 1991), Del
vomire in bordella (La biblioteca di Alice, 1994). È presente in numerose antologie,
anche di poesia visuale.
(7) Filippo Bettini, Pref. a C.
Lubrano, Del vomire in bordella, op. cit., p. 10.
(8) Da Il Cavaliere nero, in Poeti
contro Berlusconi, a c. di C. Lubrano, Terra del Fuoco 1995, p. 98.
(9) Nato nel 1956. Ha pubblicato: Apnea (Ripostes,
1982), Incantesimi & disincanti (Editrice Nuovi Autori, Milano 1985), Con le
parole del cominciamento (I Quaderni del Battello Ebbro, Porretta Terme, 1991), Visioni
e sentieri di capra (Nuova Compagnia Editrice, Forlì 1994).
(10) XV balzo, da F. Palma, Visioni
e sentieri di capra, op. cit., p. 26.
(11) Roberto Carifi, Per competenza,
in «Poesia», n. 34, Milano, novembre 1990, p. 77.
(12) È nato nel 1948 a Cappella di Bacoli
(NA), dove vive. Di poesia, ha pubblicato: Luomo al naturale (Vallecchi,
1978) e Contropar(ab)ola (id., 1981), Per specula aenigmatis (Garzanti,
1990). Di saggistica, invece: La donna nella letteratura di oggi (Editrice
Esperienze, 1979) e La poesia in Campania, con Biagio Cepollaro (Forum/Quinta
Generazione, 1990). Ha collaborato, come critico letterario, a giornali e riviste («Il
Mattino», «Alfabeta», «Poesia», «Lengua», etc.).
(13) Trad. Batte alle tempie sempre lo
stesso / chiodo, il pensiero / che, consumandosi, le cose una sorta / di nebbia spandono
nellaria dove / i morti e i vivi / si confondono, tutto quello / che non cè
più e quello / che deve arrivare. // Cosa si nasconde nello stipo? / Come fa lacqua
/ a trascinarsi dietro la luce / e le ombre del mondo? // Batte ostinato alle tempie il
rumore / delle lamiere che un vento / ostinato agita: e tu dentro / la stessa nebbia vai /
pensando a tutto quello che non cè più / e a quello che deve arrivare.
MASSIMO MORI
La
dimensione sonora nell'universo
della poesia totale
«Ho voluto precisamente
interpretare il linguaggio astratto delle forze naturali,
ad esempio quelle del
vento, della pioggia, del mare, del fiume, del fuoco,
di tutte le emozioni e
sensazioni intime».
Così si esprimeva
Fortunato Depero a proposito della sua onomalingua
nel manifesto del 1916
«Cè una voce
nascosta tra le voci
nascosta nel silenzio
nel rovescio nel fondo
nel profondo del fondale
di tela
nel giardino di notte,
nel bosco, nel lago,
nel riflesso
dellacqua fra le foglie il rovescio
il rovescio dei suoni
nellombra...».
Italo Calvino, dalle Favole
italiane
«Antenne e parabole come
leco e lo specchio,
dilatano in radiofrequenze
i segni dei suoni. La vocale è distratta
da un ascolto impossibile.
Questa voce, a più voci,
riporta allimpronta
fossile vocale: vocazione allascolto e al silenzio.
Voce attesa e che attende.
Voce tesa ad avvolgere il filo
di lingue diverse. Sempre
più spesso, allaltro capo del filo,
una voce sintetizzata
continuamente ripete:
... sono
momentaneamente assente, dopo il segnale acustico potete parlare... ».
Massimo Mori, dal festival
A Più Voci
Non esiste il silenzio ma soglie di
udibilità dove la sensibilità acustica può misurarsi con vibrazioni che dal silenzio
emergono a generare sensazioni e sentimenti.
Allinizio non era dunque il verbo ma
unoscillazione ondulatoria al passaggio tra silenzio e luce, tra vuoto e materia,
tra oscurità e suono.
Misurandosi con le categorie del sensibile
fino alle soglie del silenzio e del vuoto, dove convivono Dio e il nulla, la poesia tende
oggi ad impiegare quella pluralità di media espressivi che, da una anceschiana tradizione
del nuovo, confluiscono verso la poesia totale.
Questa poesia totale comprende nella
diversità delle posizioni, non senza fratture, cambiamenti e mutazioni, non solo la
tradizione della poesia lineare, ascrivibile alla storia della letteratura, ma anche le
forme espressive che da essa si dirigono, o fuggano, per le vie della sperimentazione
multimediale verso la poesia concreta e visuale, verso la performance
e la poesia dazione, la videopoesia, verso la poesia orale
e sonora ecc. Ed è su questultima dimensione acustica che di seguito
trascrivo alcune riflessioni, rammentando come lascolto abbia preceduto
loralità così come la lettura la scrittura e la gestualità il teatro. I rimandi,
le citazioni ed i riferimenti sarebbero così fitti da gravare la disponibilità del
lettore che, interessato a questi specifici argomenti, sarà certo in grado di
identificarli, ed in ogni caso una sintetica bibliografia di riferimento è in appendice.
Distanti come siamo dal silenzio, dobbiamo
fare i conti con categorie terminologiche dove incontriamo: poesia sonora, fonetica,
orale, musica fonetica, vocoralità e quante altre denominazioni coniugano la poesia con
una sua specificità ed essenza acustiche.
È opportuno distinguere cosa si intende
convenzionalmente per poesia orale e poesia sonora,
specifiche denominazioni a cui possono essere ricondotte tutte le esperienze che dalle
epoche arcaiche si sono manifestate, con alterne fasi, esiti e finalità, fino ai giorni
nostri.
La poesia orale può
essere suddivisa in una tradizione delloralità ed in un suo impiego sperimentale
nelle avanguardie del 900 che ha poco da spartire con la prima, se non
limpiego della parola parlata.
La poesia orale della tradizione ha
la sua dimensione estetica nel potere arcaico del parlare, nel suo spessore antropologico,
nellaver preceduto la scrittura - non la lettura, come lettura dei segni della
natura - nellessere legata alle caratteristiche della voce, al suo potere
e-vocativo. La grande tradizione omerica, aedica, la poesia trobadorica ecc., hanno
tracciato in profondità la storia di una poesia legata al potere della parola parlata, il
cui valore in rapporto a quella scritta era predominante. Con lavvento della
scrittura, biasimato da Platone, e soprattutto con lintroduzione della stampa,
loriginaria oralità della poesia, il suo essere, con le parole di Vico scienza
generale, perdeva lefficacia evocativa e profetica del suo primato, e giungeva
ad una realtà in cui si dava dignità di espressione poetica solo quando questa era
presentata dalla materialità del testo scritto e poi della stampa; per questa via non
cè poesia se questa non può riconoscersi in una estetica letteraria. Così il
potere della tradizione orale (sia nella sua dimensione di improvvisazione che in quella
di "tramandar per voce"), andava scemando con la nascita delle scienze, le quali
non si accontentavano più di mere intuizioni; la nascita della storia non veniva più
affidata alle trasfigurazioni mitopoietiche dei poeti orali, ma alla nascita della prosa
narrativa e della critica; non si può qui non ricordare comunque la grande tradizione
della poesia dialettale, che è prettamente poesia del parlare. Ancora più avanti il
rapporto tra poesia orale e parola scritta, dopo De Saussure, non è più una questione
tra linguisti, ma una problematica che investe direttamente i letterati: non è più
infatti possibile un approccio alla produzione letteraria con i vecchi strumenti della
retorica classica e della scolastica.
La poesia orale nella modernità viene
ripresa dalle avanguardie storiche. Ma limpiego del flusso poetico della voce come
elemento primario rispetto alla scrittura ha caratteristiche differenti rispetto alla
poesia orale della tradizione. Basti pensare alle letture futuriste, od ai più vicini
reading della beat-generation. In questa poesia orale del 900 il primato è della
sintesi presenziale che occupa lo spazio e il tempo in cui si esegue l'evento vocale, si
ha pertanto una vera e propria performance, cioè un'esecuzione orale di qualità. In
queste produzioni la poesia orale, differentemente dalla espressione musicale e dal canto,
l'operazione sintetico-spaziale è effettuata attraverso la materialità della parola
parlata che rimane momento di significazione sensitiva primigenia. L'intervento della
poesia orale può partire anche dalla pagina scritta, quando questa è però organizzata
in funzione partitoria per una ricreazione tesa agli effetti fonico-spaziali.
Differente e recente è il percorso poesia
sonora. Pur derivando dalloralità, forte di una tradizione sia pre che
post gutenberghiana, ha liberato questultima dalle astrazioni concettuali del
linguaggio e della organizzazione delle tecniche di comunicazione, che sono alla base di
un suadente condizionamento, per ritrovare il seme primigenio del proprio passaggio nel
mondo: limpronta fossile vocale. È riconducibile alla poesia sonora qualsivoglia
produzione acustica di linguaggio indipendentemente dal suo significato e dalla grammatica
che lo regge. Può essere acusticamente commista o meno ad elementi musicali, ad un testo
verbale significante o ad eventi sonori ambientali, al rumore degli oggetti ecc. Ciò che
la fa appartenere comunque alla dimensione della poesia è la centralità dellevento
vocale, per quanto filtrato ed elaborato dalla strumentazione elettronica.
La poesia sonora riscopre la fisicità
ambientale e naturale della voce; scambiando i termini che la cultura aveva integrato e
testualmente soffocato, lottica diviene quella per cui è la frase discorsiva, e nel
discorso riconoscibile, a doversi dire "astratta" poiché riconducibile ad un
progetto solamente convenzionale, concettuale, manieristico. Il sistema dei linguaggi
sviluppa una classificazione, una disposizione del flusso di esperienze sensoriali
disposto a tradursi in un certo ordinamento del mondo, mentre al contrario è il mondo
convenzionale e codificato a condizionare la nostra esperienza sensuale, a determinare i
codici delle figure retoriche. Realistica è la materialità della traccia vocale che, a
ritroso, può divenire traccia di archetipi. Il recupero dei valori fonico-corporali nella
poesia sonora viene ad essere appunto larchetipo della presenza intelligente
delluomo. Il fonema, così come il grafema nella poesia scritta, diviene traccia
della parola e del discorso. La poesia sonora afferma il suo primato in quanto non è
tanto la comunicazione di un significato, bensì, cosa più importante, ununione
sensitiva e sensuale una "comunione". Il fonema, il colpo di glottide sono la
cellula vocale staminale in cui tutti i discorsi sono compresi.
Nelle valenze sonore la parola ritrova il
valore pre-categoriale e pre-logico inteso come estrinsecazione dellunità
percettiva. Per questa via la parola poetica nella sua componente fonetica, che precede la
categorizzazione delle cose ed è contestuale alla loro percezione identificativa, è il
nucleo dove, prima di sdoppiarsi, sentimento ed ordine razionale costituiscono
unindivisibile cifra. Essa diviene nutrimento e flusso diretto che il poeta, dallo
spazio del silenzio, trae e trasforma per far emergere gli strati comunicazionali
empaticamente più profondi nella loro duplice valenza di sensazioni e di dati
informativi, avviandoli verso una vera e completa libertà di espressione. Nella
dimensione sonora la poesia può divenire polisignificante, ambigua e la singola parola è
metafora di se stessa e simbolo; anzi lambiguità è ciò che distingue la parola
poetica, in quanto linguaggio pregnante ricco di potenzialità.
Lattuale situazione di gran parte della
parola poetica scritta, dopo lormai stanco poetare di tipo ermetico o post-sentimentale
o minimalistico, dopo anche lexploit del gruppo 63 nel panorama
italiano o della poesia della beat-generation coi suoi reading di poesia
orale in dimensione internazionale, dopo i recuperi neoavanguardistici della terza
ondata, le risacche della parola innamorata o gli approdi al post-modernismo,
appare sostanzialmente logora, anche se dignitosa in singole migliori esperienze,
totalmente priva di proprietà organolettiche. La poesia lineare non ha sostanzialmente
saputo rinnovarsi, individuare nuovi percorsi, nuove strutture fenomenologiche, non ha
saputo tracciare altri percorsi di comunicazione. Se è vero che la superficie di una
pagina scritta, che pure ancora ci affascina, può essere più profonda del mare oceano,
è altrettanto vero che questo mare di carta è oggi così fortemente inquinato e
degradato da mettere a dura prova qualunque lettore che, pur fornito di muta e validi
strumenti critici, vi si voglia immergere. Molti dei pesci che vi nuotavano sono ridotti
ad ossi di seppia spolpati, ed altri che ancora vi muovono le pinne sopravvivono
nellacquario di un salotto di maniera. Non vè da meravigliarsi dei pochi
libri di poesia venduti e letti, a fronte delle migliaia di libretti annualmente
pubblicati; e neppure che i poeti lineari, che dovrebbero vivere il dignitoso silenzio
scritturale della loro cameretta, siano invece così opportunisticamente solerti al
presenzialismo delle letture pubbliche ed ai talk show televisivi alla ricerca di un
ipotetico, vacuo e narcisistico successo.
Per questa situazione gran parte della
sperimentazione poetica di qualità ha intrapreso con decisione la strada della
espressione sonora, performativa e dazione, perché autentica e vitale. È questa la
linea di fuga, di confine e di rischio che solo la vera poesia può tentare. Non si può
essere che profughi delle letterature, ibridi dei codici comunicazionali, multimediali di
una creatività liberata; questa è anche la direzione di una nuova classicità, di un
rinnovato possibile, o impossibile, "stato". È evidente il ritardo e
linadeguatezza della critica verso questo tipo di produzione.
Alla poesia sonora, attraversate le
esperienze del lettrismo, del fonetismo, dello Zaum, del linguaggio
transmentale, dellonomalingua, della musica fonetica,
delle sperimentazioni vocali di Fluxus, del gruppo Zaj ecc., le tecniche
elettroniche danno oggi sconfinate possibilità di supporto e di amplificazione
dellintelligenza creativa alla base del progetto e della sensibilità acustica. La
poesia sonora diviene un evento spettacolare dove leventuale scrittura è partitura
del momento esecutivo. La materialità linguistica diviene pre-testo per calarsi nelle
sonorità fino al rumorismo, al silenzio, allevocazione di un senso profondo dei
fonemi e dei semantemi, di una vibrazione di fondo che è lenergia pulsante
delluniverso sonoro. Tutte le tecniche possono essere impiegate: la tonalità, il
ritmo, lambiguità, la ripetizione, la monotonia, il balbettio, leco, la
melopoiesi, la compressione, lafonia, il loop, la dislalia, lurlo, lo stop,
laccelerazione, il rallentamento ecc.
Derivata quindi dalla tradizione orale, la
poesia sonora è passata attraverso le sperimentazioni sul corpo della parola, sul gesto,
sulla traccia e sulla voce, sfociando in quelluniverso dove i confini tra i generi
sono labili come il virare tra i colori delliride nello spettro visivo, mutevoli ed
interscambiabili e dove si trova commista al canto, alla musica, alla preghiera, al mantra
ecc.
Certamente in recenti stagioni, come in ogni
rivoluzione, si è operata una vera aggressione ed uno stritolamento già definito
"viaggio al termine della parola"; vi sono state esasperazioni non
condivisibili, se non nella loro dimensione concettuale legata ad un breve specifico
contesto temporale, ed ora si assiste ad un recupero poetico della parola, non
revisionistico, calandola nel poema sonoro in rapporti equilibrati. Parimenti dopo i
decenni della destrutturazione, della deflagrazione dei segni e delle parole, della voce e
del gesto, degli oggetti e della figura, degli eventi contingenti e contestuali, viene
più recentemente ad assumere crescente importanza lesito formale dellopera,
la sua dimensione estetica enucleata e confrontata con larea ed il tempo dai quali
proviene e nei quali affonda le sue motivazioni e giustificazioni. Ma tutta larea
della poesia totale si presenta valutabile sincronicamente piuttosto che analizzabile in
una sua prospettiva temporale ed in una distribuzione diacronica. Tendono a prevalere il
digitale e il sincronico in un cyber-spazio atemporale.
In questi anni si sente in convegni e
dibattiti, ridurre la pratica della poesia sonora ad una tendenza degli anni 60 e
70, relegandola in piccoli circoli di sparuti epigoni con produzioni poco incisive e
consistenti. Lignoranza e la miopia sonora, una specie di ipoacusia intellettiva,
non colgono come parte della miglior produzione di questarea, sia linfa del vasto
circuito della musica colta e giovanile davanguardia, fino al rock ed al rap, alla
carica emotiva di Laurie Anderson o di Diamanda Galàs; approdi che sono filogeneticamente
rapportabili alle produzioni di Demetrio Stratos e degli Area o alla sperimentazione
sonora di Henri Chopin. Così come è rapportabile alluso di qualunque suono, di
qualunque rumore che diviene "voce degli oggetti" e che, elaborato
elettronicamente, diviene parte integrante delluniverso della sperimentazione
sonora. In questo universo, dove pure si pone la poesia sonora, si nutrono e prosperano
tutte le migliori tecniche multimediali impiegate nel cinema, nella pubblicità, nella
produzione formalmente di qualità indipendentemente dallimpiego in una proterva
dinamica di mercato (se non è possibile cambiare il mondo cambiando la scrittura, non lo
è neppure con un uso creativo della voce).
Soffio vitale, vibrazione del profondo,
alternante respiro del mondo, la poesia sonora nella contemporaneità della diffusione
telematica e della elaborazione elettronica dispiega totalmente la propria vitale energia,
ed appare più carico di potenzialità poetiche il battere del microfono sul ventre di
Adriano Spatola, che tutte le melliflue lamentazioni dei suoi contemporanei innamorati
della parola; il Tam Tam, comera il nome della sua rivista, batte ancora per
le foreste metropolitane e colma luniverso sonoro della poesia totale.
Questo testo è dedicato ai poeti sonori italiani: Giuliano Zosi, Carla Bertola, Corrado Costa, Lello Voce,
Enzo Minarelli, Luciana Arbizzani, Giampaolo Roffi, Giovanni Fontana, Adriano Spatola, Massimiliano Chiamenti, Bianca Menna, Arrigo Lora-Totino, Demetrio Stratos, Milli Graffi, Aldino Leoni, Patrizia Vicinelli, Giuseppe Chiari, Ares Tavolazzi, Luca Miti, Corrado Cicciarelli, Franco
Verdi, Giulia
Niccolai, Massimo Pamio, Maurizio Nannucci, Enzo Berardi,
Rosaria Lo Russo, Bruno Zucchermaglio, Paolo Albani, Tonino
Amendola, Manuela Vigorita, Pietro Porta, Luisa Sax, Cristiana Coen, Vittorino Curci, Alberto Vitacchio, Eugenio Miccini, Francesco De Marco, Enrico De Zordo, Pier Luigi Ferro, Vito Riviello, Mimmo Rotella,
ai poeti di "Bao Bab" e a tutti gli altri.
VINCENZO ALONZO
"La dimensione del
noùmeno" di Francesco De Napoli
Limpegnativo discorso poetico del
lucano Francesco De Napoli, che risiede nella ciociara Cassino, è antologicamente
condensato in questo calibrato Quaderno edito da Joker. Un trentennale
cammino poetico, limpido e lineare, riguardo al quale così si esprime lo scrittore
Domenico Cara: "Poesia non silenziosa o intimistica, ma preoccupata della sua
diserzione continua agli stessi modelli che la percepiscono. Tuttavia non logorata
dalluso che fanno da tempo protagonisti maggiori e minori del dissenso attuale,
bensì deposta, verso dopo verso, nel ritmo (consecutivo) inquieto delle sue tensioni
intrinseche e di una leggibilità discorsiva, divampante, grazie al rigoroso reagire nei
fermenti del quotidiano, dove peraltro De Napoli ammette: "rinvenni il mio orizzonte
perduto". La trasparenza determina la catena degli urti non "fiochi", le
valenze sottese e condensate al procedimento raccontato, direi esatto, non malizioso e
neanche elaborazione animata dalloggettività pretestuale, Francesco De Napoli
coglie e accoglie un genere di resistenza personale che avviluppa il percorso
affidato alla protesta, al viaggio fra le cose del mondo oscuro e gremito di coltelli
esistenziali e complici. I testi in ogni caso, non avventurosi, colmi del proprio stato di
irruzione e di illusione, traducono evidenze in spirito di umanità, trapiantano esempi
attuali nellarea di una lingua che è insieme eloquenza del Sud e di ogni altro Sud
(non narcissico) senza spettacolo ma avviluppato alle idee del poeta non elegiaco".
Scrive la poetessa Maria Benedetta Cerro: «I
versi raccolti nellautoantologia La dimensione del noùmeno riassumono in
modo significativo un percorso poetico coerente nella sua appartenenza ad un comune
destino umano e fedele alla Parola. Un procedere silenzioso e sdegnato, sempre in difesa
di ideali e valori troppo spesso violati. Invettive taglienti, sottile autoironia e
struggente tenerezza dellamore e dellinfanzia segnano pagine memorabili, dove
ciascuno può intimamente e socialmente riconoscersi. Ai versi si unisce, e con essi
parallelamente procede, limpegno culturale dellautore, sempre attivo e
generoso. Grazie anche dal mio silenzio, dalla mia insufficiente partecipazione».

DOMENICO
CARA
"Compagni
di strada caminando"
Questa antologia di
versi sulla guerra ha come indiziale ispiratore Antonino Contiliano: un poeta di Marsala che ha scelto autori e testi sulla questione che di
tanto in tanto coinvolge, sia coloro che sono abitati dal prurito della violenza, sia da
certe illusioni di rito contestativo. Laltra parte, quella introduttiva, insieme al
progetto editoriale, e cioè del viaggio secondo inedita logica, è assolta e risolta da Giorgio Moio, anchegli poeta e direttore della collana di poesia, prosa,
saggistica Viceverso, per conto delle Edizioni Riccardi di Quarto (Napoli), per cui
loperazione fruitiva è stata eseguita. Infatti lantologia, anzi
"anti-logia", non segue né luso tematico, né lalfabeto
nomenclativo dei poeti inclusi, né le date di essi, secondo lo schema rigorosamente
canonico, anzi si svolge la relazione delle presenze in riconoscimento sine nomine.
E non ci sono neanche le biografie vanesie e di pubblico ornamento. Una ricerca sui
generis, che privilegia il barthesiano "piacere del testo" a filo febbrile ed
estroso, disseminato in una registrazione astratta, smagliata, interrogata nel suo
continuum. Una condizione svincolata da obblighi dordine tradizionale o resa in
funzione del prestigio duna poetica anziché di unaltra, ma impostata sulla
valenza iconica delle scritture, del pensiero poetante, degli umori sperimentali del poeta
dei nostri anni.
Ci sono in questo libro, strenuamente
visualizzato e allucinato nei varî testi e nelle rarefatte figure, la poesia possibile,
lurto che essa svolge nella maniera ironica e bruta dentro gli eventi modali della
negazione di spazio e di tempo alla "Signora" a cui è necessario disobbedire,
per esempio, ed altre rappresentazioni critiche, determinate, plurime, e secondo i codici
e le mobilità semantiche degli Autori sulla guerra, che possono essere diversi e tanti
(anche stranieri), ma elencati nella quarta di copertina su una sagomatura non solenne,
precisa, indistinta, senza assoluto riferimento allesteriorità del nome.
La cosa inaugura una danza sperimentale, dove
il verso diventa traiettoria lineare e fòmite di spostamento verticale, grumoso fiotto,
magma prosastico e stridore ampiamente scomposto, tranciato nella sensibilità strofica, e
aritmia interpuntiva divertita (e irritabile, consecutiva, dialettica in ogni
imprevedibile procedura). Il grassetto incalza audace sul corpo 8, la materia verbale
quindi ritorna massiccia, informale, discutibile. Probabilmente non sindovina mai
lerratico io di qualcuno in una serie di cerimoniali poeticistici, di strutture
aforistiche spezzate, che comunque "azzerano lonore delle armi" e di chi
grida "ho diritto alla vita"! A codesta opzione delirante si aggiunge (intorno
allidea di "parola") in copertina, un Nudo di Picasso, in alfabeto
razionale e come presa di posizione "anti", a cui seguono, sfuggenti sulle
pagine, disegni che colmano la resa di comunicazione puntualmente intesa provocatoria e
complicata.
(Esiste del libro una versione multimediale,
con voci-video registrate, per lascolto degli strappi sillabici, delle invettive per
frammenti, malumori scrostati dalle rabbie scritte da buoni attori siciliani, con effetti
speciali, per ridonare al testo poetico venature e mete preziose). È questo è amore (e
passione) contro le attitudini del banale, che invariabilmente opprimono la poesia, e
tante cose della cultura tout-court, e non soltanto da adesso! Nella tempesta di sensi
poetici, moltiplicati da modalità così attive, e da richiami tumultuosi di
interrogazione intellettuale, non è possibile dimenticare, in tal esempio conflittuale,
un illogorabile punto fermo sul lavoro poetico attuale, assai prospettico
nellentusiasmo vissuto dai medesimi ideatori.

MARIO
LUNETTA
Anna Maria Giancarli: necessità di
altri confini
Fin dal titolo, la più recente raccolta poetica di Anna Maria
Giancarli esibisce un profilo che intende marcare unalterità rispetto alle griglie
degli steccati consueti, e al tempo stesso ipotizzare uno sconfinamento irrefrenabile. Confinidiversi
(Ed. Fermenti, con una poesia-prefazione di Nanni Balestrini, sei tavole di Ennio Di
Vincenzo e interventi di Francesco Muzzioli, Antonio Gasbarrini e Fausto Razzi), disegna, con
spinosa ambiguità, un progetto di differenziazione rispetto a situazioni precostituite e
da tempo esaurite nellipermercato del Consumo Poetico, e insieme sottolinea che la
sua natura specifica è fatta di materia verbale e versificata, "messa in forma"
extracodice, insomma. I "confini" sono, così, altri, ma anche
"di-versi", ad affermare che oggi la poesia, per poter reclamare con qualche
ragione la propria legittimità, non può che cambiare pelle e polpa rinunciando a creme
vitaminiche ultraccreditate e a prodotti di bellezza eternizzanti, non può che darsi come
corpo impuro e magari cadavere definitivo, luogo non asettico, ring dove vengano a
colluttare senza gerarchie spirituali idealisticamente sistematizzate tutte
le positività e le negatività dei nostri anni, dalla cronaca più turpe alle istanze di
liberazione individuale e collettiva, dallurgenza del desiderio al piacere nomade
del sogno, dallinvettiva polemica alla più secca dichiarazione cronistica, alla
stringenza riflessiva, allurlo più paradossale, al gelido furore. La vera vita
è assente, diceva ai suoi tempi con allarmante precisione il vecchio Hegel; e la
situazione, da allora, non è certo migliorata. La differenza più cruciale e forse
irrimediabile, rispetto agli anni della Fenomenologia (1807), è che gli odierni
imbonitori sostituiscono la Vera Vita con il suo simulacro, spacciando come autentica la
sua imago graziosamente falsificata. Non è forse il nostro inferno lEra
dellOttimismo, come va blaterando dagli spot tv il poeta Tonino Guerra?
A questi giochi mistificatori Anna Maria
Giancarli oppone, oltre che la sua energia linguistica, la sua invidiabile testardaggine:
una testardaggine che non può che costruire una strategia articolata non soltanto
nellincisività dei singoli pezzi, ma anche nella griglia delle titolazioni
particolari, sia delle sezioni (Mappa dello scontro, Rendez-vous, A
lezione di sogni, La realtà colta dallombra, Emergenze) che delle
poesie (Codicinfranti, I piani della distanza sfuggono, La vita nel
deserto non è facile, Non cè più scampo ai luoghi comuni, Alfabeti
di tutto il mondo inviano segnali, ecc.). Una strategia di segno nettamente antilirico
e anticonsolatorio, che si avvale di una scrittura del tutto priva di speranza catartica.
Il peso specifico della parola poetica è in questo libro quello
dellassunzione di responsabilità: di qui, un andamento prosastico fitto di
lacerazioni interne, un procedere meta-didascalico che annulla le distanze fra lio e
le cose, la propria soggettività privilegiata e la violenza cieca del mondo, e punta le
proprie risorse (in una sorta di microcritica inesausta delleconomia politica della
scrittura) sul principio della contraddizione permanente. In postfazione lo sottolinea con
perfetta calibratura Francesco Muzzioli, quando dice: "Se ci troviamo
nellemergenza, vuol dire anzitutto che la gravità della situazione è arrivata al
limite e che è giunto il momento di assumere le scelte del caso senza mezzi termini e per
giunta senza avere neanche molto tempo davanti (sicché il calcolo diventa scommessa e si
affida non alla ponderazione ma allestro). Benjamin ha scritto che "la tradizione degli oppressi ci insegna che lo
stato di emergenza in cui viviamo è la regola". Occorre intervenire sul cattivo
corso del mondo prima che sia troppo tardi. Insomma, non si può fare poesia senza un
occhio alleconomia politica".
Siamo allanno zero, suggerisce Anna
Maria: e questa consapevolezza reclama da parte della scrittura tutta una serie di
contrazioni "antigraziose" per dirla col grande Boccioni e di
torsioni del pensiero lirico a orizzonte contemplativo. Ogni orizzonte è caduto: di ciò
che un tempo fu possibilità, magari illusoria, di spazi interminati, non resta che il
simulacro elettronico, magari prevenduto in pacchetti standard. In questa coscienza della
sottrazione sta la piegatura amara di questi testi, e al tempo stesso il loro potenziale
di ribellione irriducibile. In essi tutta la tenerezza è come fasciata di afflizione: ma
è unafflizione che non guarda il proprio ombelico cercandovi un risarcimento
sentimentale, al contrario essa non smette di rovesciarsi in situazione offensiva,
comunque conflittuale. Se lio è decentrato e scisso, il canto non può più
avere corso. La modernità più adulta ha lavorato nella scrittura appunto dentro questo
decentramento e questa scissione, e la Giancarli opera con singolare generosità e
originalità inconfondibile allinterno di questa dialettica: «così si frantuma il
verso / impaziente allascolto / semina sgomento così / perché non risarcisce /
segna impronte incandescenti in gola / tacendo nel grembo consumato si nega / in rantoli
di fiato / rende muto il mondo / così in suoni senza fondo impolverati / si ribella così
e si frantuma il verso» (Qualche virgola sè persa per strada). E ancora, in
un altro dei passaggi in cui più accentuato è il tono pubblico di questa poesia in cui
il diapason "a piena voce" si può perfino scarnire in un ànsimo, e il gioco
sapiente degli incastri metrico-ritmici può ammorbidirsi nella luce di una metafora
distesa: «alla fine di questo carnevale senza limiti / smascheriamo
linerzia girando langolo / lampioni oziosi attendono alla traversa giusta /
occulte lune respirano rimedi estraniati / fra risate senza stile e metafore sbalordite /
infiliamo parametri ornamentali / per tragedie reali / brilla il sole comunque
incatenando ombre / grida ventose accartocciano insulti sbandati / dalle fontane
acqua pallida scivola ignara» (Si può morire in un romanzo dai toni gialli).
Così, la valenza "pubblica" di un libro come Confinidiversi si mostra
anche nelle ragioni lessicali che lo innervano, con una sovrabbondanza di sostantivi
plurali che arieggiano, alla fine, lastrazione di entità difficilmente conoscibili
e decifrabili, inquantoché il reale e par conséquent la scrittura
mostra una facies opaca, oltre che inafferrabile ormai. Allottusità feroce
del mondo, il poeta oppone la propria lucida cecità, in una lingua ferrigna e
aspra. Allindifferenza, il proprio bisogno di partecipazione, di analisi, di
giudizio. Anna Maria Giancarli, ne ha pienamente coscienza, e ne riempie gli interstizi
incandescenti con la necessità di unutopia che non è illusoria e fumosa proiezione
fantasmatica, ma necessità di unaltra interezza concreta e storica.

GIORGIO MOIO
"Il caso Izoard" di Giovanni Matteo
Allone
Cè tutto un filone narrativo in Italia
che in questi ultimi decenni, da La chimera di Vassalli alla Dismissione di
Rea per fare degli esempi , costruisce le sue storie, le sue trame,
attingendo da avvenimenti reali, finanche da fatti di cronaca nera. Dai fatti di cronaca
nera ha attinto anche Giovanni Matteo Allone, narratore fantasioso e critico intelligente
siciliano. Con minuziosi particolari, si ripresenta ai suoi lettori, dopo Tramonto
delle colline (1980), Sulla strada di Damasco (1985) e Una calda estate
siciliana (1995), riesaminando e analizzando nei minimi particolari, con Il caso
Izoard (Parentesi, Messina, 2003), una tragica storia realmente accaduta, attraverso
le carte dei vari processi che fecero sèguito, alla quale fanno da sfondo alcuni fatti
dellepoca che andavano svolgendosi in Italia e nel mondo (la nuova legge sui patti
agrari; i cinici sistemi dei campi di concentramento della Germania Est; il mancato
ingresso dellItalia nellO.N.U. a causa del veto russo, che avviene poco più
avanti, etc.).
Si tratta di una coinvolgente ricostruzione,
in stile romanzato, di un clamoroso caso giudiziario, di uno dei primi processi-spettacolo
mediatici del Novecento, avvenuto in una città del profondo sud, un avvenimento
drammatico e struggente, un vero mistero, rimasto praticamente irrisolto, appartenente
alladolescenza dellautore (allepoca dei fatti Allone aveva 15 anni).
Tutto si svolge attorno ad un misterioso annegamento, accaduto nel 1955 nel mare di
Taormina, in uno dei luoghi più rinomati della Sicilia, di unavvenente giovane
polacca di origini ebree, Orlowaska Boleslava Balmat, di 29 anni, caduta, si pensò (ma
non vi furono testimoni, nonostante la presenza nelle vicinanze di alcuni pescatori) da
uno degli scogli attorno allIsolabella, mentre era intenta a pescare. Quella che
doveva essere una felice villeggiatura, in compagnia del suo amante, si trasformò in
tragico evento. Ma col passare dei giorni prendeva sempre più corpo la convinzione, in
seguito a indagini e testimonianze effettuate dagli inquirenti, che si trattasse di
omicidio, del quale fu accusato e incarcerato lamante della donna, un truffatore
francese di 50 anni di nome Roger Izoard, poi assolto in cassazione, con la formula
dubitativa, dopo 13 anni dallaccaduto.
Lautore non si limita a narrare i fatti
nella loro realtà, ma vi aggiunge, con stile avvincente e con un linguaggio scorrevole e
spesso al presente, come se la storia appartenesse alloggi, una forte partecipazione
emotiva (sia pure intelligentemente trasparente). Ne esce fuori anche uno spaccato della
tranquilla (apparentemente!) provincia italiana, che si trova al centro di una tragedia
"venuta da fuori", e che pare non appartenerle, pur non essendo nuova, tutto
sommato, a fatti di cronaca. Si pensi agli omicidi di mafia, p. es. Ma si tratta, in
questo caso, di un fatto di cronaca nuovo ed insolito, strano sin dallinizio, che
evidentemente allepoca dei fatti non lasciò del tutto indifferente lallora
Allone ragazzo. È evidente, in questa ricostruzione giudiziaria, un forte sentimento di
giustizia. Giustizia, in senso largo, senza confini: si eleva questo sentimento a difesa
soprattutto dei più deboli, degli incompresi, degli emarginati, divenendo alla fine,
sentimento di giustizia universale, cosmica, giustizia per tutti quegli esseri umani
costretti a subire impunite malvagità.
Sin dallinizio di questo
romanzo-inchiesta, aleggia una domanda inquietante: si trattò di tragica fatalità o di
delitto? Nonostante la versione dei fatti di Izoard, il primo a soccorrere la donna e a
riportare quel corpo senza vita con una barca sulla battigia, che presentava molti lati
oscuri, in un primo momento si dà la colpa al cane lupo Wolf, che la donna aveva portato
con sé sullo scoglio: probabilmente, urtandola, lavrebbe fatta cadere in acqua,
dinamica fatale per lei che non sapeva nuotare, inducendo gli inquirenti, in un primo
momento, ad archiviare il caso, stabilendo appunto che la donna era morta
per annegamento sospinta accidentalmente in acqua dal proprio cane.
In seguito subentrò un fatto nuovo, che
spostò lindagine sul suo amante: questuomo di malaffare, da tempo ricercato
dalla polizia di mezza Europa per una serie di pendenze penali, aveva stipulato a Parigi
alcuni contratti di assicurazione sulla vita della donna che, in caso di morte, gli
avrebbero fruttati 25 milioni di franchi. Un buon movente per un uomo senza scrupoli.
Si scava, dunque, nella vita di Izoard (tutto
il volume, dallinizio alla fine, è centrato su questo personaggio, sul suo
comportamento prima, durante e dopo lannegamento della Balmat) e ne esce fuori un
personaggio losco, una figura di «un delinquente istintivo, un cinico incapace di
sentimento» (p. 123), come si espresse il p.m. durante una delle fasi processuali. Di
origini nobili, sin dallinfanzia aveva imparato ad avere tutto e ad ottenerlo
ci dice lautore «come se tutto gli fosse dovuto per speciale grazia del
cielo [...], si serviva [del suo fascino di latin lover e della sua ambizione] per
raggiungere i suoi obiettivi, a costo di passare sul cadavere delle proprie vittime» (p.
40). Aveva avuto molti guai con la giustizia, iniziati alletà di 20 anni per
emissioni di assegni a vuoto, legandosi poi, dopo la guerra, a vari avventurieri in varie
parti del mondo, dedicandosi a traffici illegali per cui viene più volte incarcerato.
Si scava pure nella vita della disgraziata
Balmat, donna di facili costumi (a ventanni è lamante del ministro polacco in
esilio), sposata con uno svizzero. Non aveva avuto una felice esistenza né durante la
guerra (deportata in un campo di concentramento nazista in quanto ebrea polacca, a seguito
di frequenti dolori di testa, i macellai tedeschi la sterilizzano, asportandole tube e
ovaie), né dopo, con frequenti crisi depressive che la inducono ad una vita instabile,
desiderosa di piaceri materiali.
La macchina inquisitoria si mise in moto
senza più tentennamenti, emettendo un ordine darresto per Roger Izoard, che nel
frattempo fu arrestato dagli agenti della polizia svizzera a nord di Losanna, un paio di
mesi dopo la tragica vicenda di Taormina. Lestradizione avvenne quasi subito,
praticamente in un paio di mesi, con una celerità mai avvenuta prima: evidentemente tutti
erano desiderosi di porre fine a quello che sembrava un caso senza soluzione e che stava
mettendo in cattiva luce lintero sistema giudiziario italiano.
Cosa ci vuole dire il bravo Allone con la ricostruzione romanzata di un vecchio
processo? Che «in ogni processo tutto diventa una questione opinabile [...] dal momento
in cui uomini diversi chiamati a giudicare si comportano in maniera così differente
[sugli stessi elementi di giudizio], quando di mezzo cè il destino delluomo»
(p. 125). Come dargli torto? La perplessità che esprime sul modo farraginoso e/o
superficiale di fare giustizia, oggi tema di grossa attualità sottolineando però
il senso di giustizia e la fiducia nellazione degli inquirenti , in certi casi
si crogiola con le deduzioni e le osservazioni fantasiose, del tutto personali, sobrie e
giudiziose, poste alla fine del volume. Senza mai entrare nel merito del processo,
infittisce il mistero su una morte strana e un procedimento di giustizia non tanto diverso
da quello che i media ci fanno partecipi nei processi di oggi, dove chi paga, solitamente,
è la povera gente.

MAURIZIO VITIELLO
Le nuove elaborazioni di Maria Pia
Daidone: "Sagome e territori dell'anima"
Nellera degli indirizzi telematici, tra
sospensioni della civiltà quotidiana, con gli episodi sconvolgenti dell11 settembre
2001, e sensibilità estreme degli artisti, presentate alla penultima "Biennale"
di Venezia, si era dimensionato il lavoro di Maria Pia Daidone (www.daidonearte.cjb.net).
I birilli, tra fabulismi accorti ed incidenze
icastiche, hanno inteso sia sottolineare e sia raccogliere i respiri attuali del mondo ed
il "sentiment" che lattraversava.
Una parte del mondo era stata offesa da chi
cercava (e cerca?) risultati eclatanti con regie terroristiche.
Con l11 settembre 2001 era cambiato
lassetto internazionale e non si prevedevano quali sviluppi mediorientali potevano
innescarsi, come ancor oggi soluzioni stentano a trovare le vie di una pace definitiva.
Tra tensioni fortissime e scenari globali
inesplicati gli "eurobirilli" di Maria Pia Daidone irrompevano con caratteri di
commento sulla scena dellarte e sui corsi geografico-economici, e non solo.
Se leconomia salda o frattura
globalizzazioni, larte si ravvede come portato critico di nuove situazioni...
Ogni "eurobirillo", ogni
"globobirillo", ogni "glocalbirillo" costruito e
sagomato, in tecnica mista su tela o su tavola, dalla bravissima artista partenopea Maria
Pia Daidone, era un precipitato di singolarità.
Lartista raccoglieva e definiva
elaborati birilli anche in sfilate prospettiche, ragguagliando, però, sia su diversità e
sia su omologazioni.
Lartista, con verso gentile e con
cortesi dissensi, dimensionava il birillo, nelle varie e variegate versioni, facendogli
assumere il tono, inequivocabile, di sagome certe, che raccoglievano diverse e plurime
emozioni dal contesto umano e precipitavano in una rassodata teoria, dal caustico al
consumato.
I birilli dellartista tratteggiavano
riporti figurativi che potevano essere considerati valori aggregati e potevano essere
abbattuti da un imprevisto "strike".
Comunque, i birilli, tratteggiati e definiti
da Maria Pia Daidone in "consumati testimonial" del tempo, aspirano a
permanere, nonostante tutto.
E Maria Pia Daidone, partendo dalla serie
dedicata ai birilli, di qualche anno fa, oggi ha elaborato una sagoma certa, di sapore
antico e magico.
E la nostra memoria critica ci ha
accompagnato a ricordare una serie di oggetti, provenienti dalla zona di Rocca San Felice,
in genere dedicati alla dea Mefite e a Cerere, conservati al Museo Provinciale di
Avellino.
Di particolare importanza risultano i pezzi
lignei.

Il grande
"Xoanon" e gli altri reperti di intaglio in legno, collocabili tra il VI e il V
secolo a.C., furono rinvenuti nella Valle dellAnsanto, presso il tempio dedicato
alla dea Mefite.
Furono ritrovati in
perfetto stato di conservazione, favorito, probabilmente, dalla natura del terreno.
"Xoanon", in
greco, significava intaglio e con questo nome si finì per indicare i volti delle
divinità intagliate.
I fenomeni geologici, i
pericolosi soffioni velenosi e le polle di fango ribollenti impressionarono fortemente le
popolazioni di quella zona che trovarono nel culto della dea Mefite la loro protettrice.
Questintroduzione
intende sottolineare che le opere attualissime di Maria Pia Daidone serbano umori
ancestrali e riferimenti antropologici e sono in parallelo con le opere succitate.
Le sagome della brava
artista partenopea, incise o disposte su legno, trattate da privilegiati cromatismi
"noir", in parte lucidi, perché accarezzate da cere, smalti, inchiostri e
vernici, ed in parte matti, perché ombreggiate dalla grafite e da misurate sottrazioni
opache, condensano un lavoro di anni, partito dalla figura del birillo.
Oggi queste magiche
sagome, su cui insistono anche segni, segnacoli e segnature, graffi, incisioni,
strofinature, accostamenti di sacro e profano, raccolgono le vertigini del nostro tempo e
ci rimandano a tempi antichi, in cui un graffito si poneva come primo elemento segnico di
interpretazione e comunicazione sociale.
LA
BIBLIOTECA DI RISVOLTI
a
cura di Pasquale Della Ragione
Leopoldo Attolico, Siamo alle solite, Fermenti Editrice, c. p. 5017, Roma Ostiense,
2001, pp. 104
La scossa
Al posto dei versi
bisognerebbe proporre
aromi, spezie
concrezioni di umori
diversi primordiali terragni
con adeguati chimismi
amalgamarli in tenui polverine
da spargere tra il pubblico
durante le letture
un mix feroce e delicato
casto e spregiudicato
(non certo lolio
santo del pontefice)
in grado di aggredire le
pliche cerebrali
per input creaturali
vergini fruttati,
una pappa reale
bio/paranormale
che schiodi la platea dal
suo fervido
torpore di mina innescata,
come fa larteficiere
quando chiama a sé il suo
mestiere
e si gioca la vita per fare
della morte
finamente
una cosa inoffensiva.
Con la vita a
sovraintendere
Giuseppe Bilotta, Fermo punto della
luce di Jean De Polignac, Marcus Edizioni, c. p. 50, Quarto (NA), 2003, pp. 72
Albus. Equilibrio e
squilibrio
nella luce, nel supremo
fine delluomo.
Ipotesi formulate e strade
affrontate.
Suonava dolce il mistico
canto dei pellegrini.

Antonio Carano, Afonie (vecchie e nuove), Gabrieli, via del Gelsomino 92-98,
Roma, 2003, pp. 64
Mi avvicino alla pagina in
ombra
sgombra di segni in questa
sera
graffiata dallurlo
che muore
nella nera memoria del
mare.
Un cavaliere
intrappolato in un sogno
disegna
astrazioni a
mezzaria.
Poi sulle ali
di una farfalla stanca
vola via dalla pagina
bianca.

Maria Grazia Lenisa, Eros sadico, Edizioni Orient Express, s. i., 2003, pp. 64
Notturno
Langelo inferno non
trapassa i muri nella schiuma
invisibile dellafa
che fa gommose lali oltre misura.
Si spiaccica sul vetro del
balcone come uccello
gigante che ha perduto
lorientamento : angelo
caduto.
Lui non entra, non apro,
scoppia il panico
dellesser chiusa in
sudore, perduta ad ogni viaggio
che non sia parola.
Sta la casa alla tomba,
estranei luoghi ove si accende
o si spegne la luce.
Sui vetri allalba il
contorno dun corpo a braccia
aperte di crocifissione, un
angelo morto o un insetto
soltanto o farfalla
notturna.

Piera Oppezzo, Andare
qui, Manni , via Umberto I 51, San Cesareo di Lecce, 2003, pp. 64
Aiuto. Perché qui?!
Deciso
essenziale
si solleva un serpente
interrogativo.
Nitida la curva
impossibile non vedere
la sua forma-domanda.
Si è disegnata stabile
nelliride.
Perfetta la simmetria tra
sguardo
e altro sguardo manca
diversità.
Uguaglianza da pareggio di
terrore.
Qui succede. Questo.

Sandro Sproccati, Cum praesumpta creatura (poesia), Antiedizioni Apnea, s. i.,
2003, pp. 64
IV.
Stacca in alto avida
rupestre forra
di rutili proietti a
digitare
per le fesse, per li rivoli
(inconsulti)
di lingue labili, di banchi
bianchi.
La mano su di te io non
potrei posare,
che squarci azzurri a punta
(arrovesciati)
e li chiudi come sacri
mondi
in sé bastanti,
che vendi doglie e incanti,
rinomata,
con lievi palpiti degli
occhi:
e lasci e blocchi
o ti fermi
a rigirarli, varda

Roberto Voller, Grammi, Ed. Gazebo, c. p. 374, Firenze, 2001, pp. 44
Lazzaro non voleva saperne
di uscire dalla fossa
fu un miracolo
tirarlo fuori
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