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dei redattori:
Carlo Bugli
Pasquale Della
Ragione
Giorgio
Moio |

n. 14
Del precario
Importante:
i testi che seguono possono essere tutti riprodotti citandone la fonte e
comunicando alla redazione eventuali inserimenti in pubblicazioni di vario genere.
Risvolti - Testi creativi
ALFIO FIORENTINO
KROWTEN
Oggetti
lantinomia superiore
disse
legalmente parlando
ovvero lacqua
allacciata
azzerarla con la tonalità
assurda
nel dire purtroppo
per troppo fiato
Venezia, 17
maggio 1999, ore 23,37

È
è
loracolo
delle tue ragioni
eternamente
ripetute
è
velinando
né il lebbrosario
quantunque
dicendo
predicendo presto
sul dattiloscritto
onnipresente
è
velinando
sottende
né il cacciavillano
ripetente
calibrando
un afflato
dottima
scritturazione
Venezia, 24
maggio 1999, ore 17,27

bussa
né la tua strada
apodittica
trattieni
Venezia, 11
aprile 2000, ore 21,53

né il tratto
ora bene-
dico
effettuarlo con la latenza
adulterata
purtroppo bene-
dicendo
né lafflato
caccia dalla tematica
se redarguendo
oltretutto con
notazione
se effettiva-
mente
avviene
né la trattativa
ora bene-
dicendo
partitivo con la caccia
dai nodi la soluzione
se effettuando
né la cima soporifera
sulla caccia cianotica
nonostante lafflato
della latenza
Venezia, 10
luglio 2000, ore 21,15

Lafflato
astante
né lacqua
duodecimale disse
sullaspide
sul sacello onnivoro
trotterellando
né lafflato
caccio
sul fiuto del finire
lacqua soltanto
sul fiuto
dello psicodattiloscritto
troppo sul fiato
sullafflato pressando
Venezia, 1
dicembre 2000, ore 23,36

Organando
alberatura
nel cedere
nel teorema
baluginando nel flusso
nel nativodato
insufflavo
nellantratura
organando
sul tappeto dato
ogniqualvolta
se trattiene
appestati
recando un flusso reattivo
dalla cima ambrata
sul lato temendo
o avvenuto
Venezia-Mestre,
"Al lupo nero", 14 marzo 2001, ore 20,21

La certaazione
cè lattrito
la certaazione
nei suffumigi de la
certaazione
se annovera
temendo
né lo stillicidio
ovverosia la lecitaazione
pratticando un suffragio
ora e quando
la tattica del tradurre
e vergando sui limiti
della nozione
pertanto
origine di tutte le
stagioni
cacciamine
se di cavallo indora
là purtroppo
nel fradiciume operativo
esorbitante
là caccia
nel suffisso dato
dopo larcolaio
tiranneggiando
ora nel fraseggio
damnante antropico
sul finitimo
disse raccogliendo
nella frattura del
recuperare
la lividaattenzione
dun quadrato
stare sullo stillicidio
protraendo linguacciuto
se sulla cima
cerchi
notificati sul piaciuto
damnando
né lesplicitodetto
sul quadro
apprestando
la caccia del dominio
recarti in obsoleto
o stampa
dai virgulti lattrito
sulla cima effimera
o attendendo
che si estenua
rapportando
nel flusso prenatale
e vergando
un attimo
la luce
prematura la mente
se si attiene
Venezia,
Auditorium Santa Margherita, 26 marzo 2001, ore 18,01(in esecuzione suite da
"Prometeo Tragedia dellascolto" di Luigi Nono)

riorganizzare se conviene
se sapendo
se occlude
assassinando
indietreggiare se conviene
se raccogliendo
se stampiglia
azzerando
Venezia, 30
maggio 2001, ore 23,18

né la caccia
sopra il sussulto dato
dopo lattrito
se sul fienile
e generando
generalmente
né il fiato
subito
se sul fenicottero
organare
né lattenzione
dopotutto utile
Venezia, 26
maggio 2001, ore 23,15

EDWARD
KULEMIN
Plump
lump













Risvolti - Antologia
minima
ll est
tout précaire
(antologia
minima)
John B. Bennet
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CARLO BUGLI
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ANTONIO CARANO
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SERGIO CENA
Opus
n. 5
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PASQUALE DELLA
RAGIONE
Scrivi
la visione
e
incidila bene sulle tavolette
Abacuc
evocare
il lontano senza spazio
corrente
sforzo per non lasciarsi
cadere
a rovescio tra l abbondanza
delle
acque e dove poggeranno
i
pilastri scapperà qualche pietra
tagliata
nel tufo per il meno di
sottrazione
alla linea d icaro è
il
graffio colorato inciso che
scivola
da fonte così detta
luminosa
il piede è già
impronta
rapida nel labirinto
trattiene
al guado in fila
irregolare
le radici scoperte
tremula
per il senso d attrito
l orbita di
pianticella circonfusa da fiaccolata

Luc
Fierens
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EMILY JOE
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GIORGIO MOIO
si | stampiglia
nel |
parapiglia
dellinconscio
lorigine
| del | corpo
che
non | conosce
TACTIKA
viaggia
tra le fratture
dellattrito vermiglio
nel flusso pre-natale
delle parole
azzerando la convenzione
tra gli ossimori & i paradossi
dove tutto si fa mare
M A R E MOTO
fin | dove | locchio
non |
vede
reagendo
| alla | consolazione
al |
tempo | che | più | non | oscilla
tra
le
AL L E G O R I C H E
COMBINATORIE
C O M P L E S S I T À
ottobre 2005

ALBERTO RIZZI
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Risvolti - Testi critici
GIORGIO MOIO
Da
«Documento-Sud» a «Oltranza». Tendenze di di alcune riviste a Napoli
-
1958-1995 -
12. Dalla nascita di «Terra del Fuoco» a
«Prospettive Culturali»
Ritornando al percorso delle riviste e alle
loro proposte, cè da dire che «Incognita» di cui ci siamo occupati nella
puntata precedente , nonostante vanti un atteggiamento corporativo di tipo leghista,
è lunica rivista, nel bene e nel male, prima che «Altri Termini» (dopo una
seconda serie abortita praticamente sul nascere) riprenda le pubblicazioni (1985),
a tentare di portare avanti un discorso letterario coerente e di ricerca, calamitando
attorno a sé poeti importanti e giovani emergenti. Nellattesa, un vuoto spaventoso
sinsinua con prepotenza. Anche perché le restanti riviste esistenti sul territorio
o sono troppo underground, clandestine nella clandestinità, o sono ritagliate sulla
chiacchiera salottiera, avulse da qualsiasi progetto degno di tale nome. In realtà, più
che la mancanza di linguaggi appropriati da schierare coraggiosamente contro ogni idea
conservatrice dellarte, mancano gli strumenti idonei. Ad esempio, una grossa casa
editrice, lappoggio dei mass-media, e non ultima, una distribuzione capillare su
tutto il territorio nazionale. Di conseguenza, lemarginazione diventa di primaria
importanza, lunico pretesto per poter esistere. E in siffatto contesto non è
affatto un male.
Dunque è con la ripresa di «Altri Termini»
che a Napoli la letteratura (quella alternativa) torna a rifiorire. Anche la nascita di
«Terra del Fuoco» 1 (aprile 1985), diretta da Carmine
Lubrano, ma praticamente guidata dalle esperienze di Mimmo Grasso e Umberto Attardi,
contribuisce in modo non trascurabile. La peculiarità di questa rivista è il confronto
che di numero in numero si alimenta tra le più svariate discipline linguistiche e
artistiche (la poesia lineare e visuale, la fotografia, la pittura), nonché lo studio
dellevolversi di altre culture, come dimostra il numero 11-12 che contiene un
inserto speciale, Poeti dAmerica, dedicato alla poesia contemporanea
americana, curato da Giuliana Lucchini Bonomi e da Carmine Lubrano. «Agli epigoni del pop
e forse del postmoderno ci informa Lucchini Bonomi in una noticina
dintroduzione , una tendenza delle arti volge al recupero del figurativo
casalingo-facile; dopo lesperimento di un sorprendente John Ashbery, o le
esaltazioni mistico-visionarie di un Allen Ginsberg, poeta dei diseredati, i nuovi
rappresentanti dAmerica [Penelope Pope, Dolores Etchecopar, Nicholas A. Patricca,
James Cascaito, Dona Gioia, Mark Rudman, Patricia Di Lapi Kennedy, Phedra Jani, Rhoda
Lippel Steinberg, tradotti dalla stessa Lucchini Bonomi e da Giuliana Miuccio e James
Cascaito] ricompongono la ragnatela dei canoni immaginativo-sintattici della scrittura
poetica secondo un disegno logico del nesso deprivato di miti, contorni al netto, stirate
alla dimensione quotidiana le linee sconvolte, ripropongono senza dramma trasparenze
dingenuità ingegnosa, agli occhi dei colossi-padri scoprono semplicemente senza
contorcimenti la ferita maleodorante del lungo malessere esistenziale della mosca
catturata dal ragno e illustrata in un testo irritrovabile».
Sin dal primo numero sia pure ancora in embrione viene dato
spazio alla poesia verbovisuale che coesiste con il sociale, anzi, con lArcheologia
del quotidiano (che è anche il sottotitolo per alcuni numeri, sostituito poi da Laboratorio
del Fare/Fare Laboratorio), in un momento forse dove sembra esaurita la sua forza
propulsiva e innovativa (nonostante si tratti di un genere abbastanza nuovo e non ancora
codificato), là dove altri ad esempio il «Colibrì» hanno fallito. Il
primo tema proposto, Pozzuoli mail - Pozzuoli poesia, di cui vengono proposti
alcuni testi di un libro di cui si annuncia limminente pubblicazione, che riesce a
coinvolgere noti poeti (una trentina), chiamati a dare una testimonianza sul capoluogo dei
Campi Flegrei continuamente minacciato dal fenomeno del bradisismo. Tra i poeti che
aderiscono alliniziativa vi sono, tra gli altri, i romani Mario Lunetta, che questi luoghi li conosce bene, sin da quando frequentava le
redazioni di «ES.» e di «Altri Termini»:
Pozzolana
a Pozzuoli pazziamo con (o senza) patente di matti
carmina potatoria poule & potta in amenocrito pot-pourri
in potage poetico in postille ed antille nellombelico
di questa nostra patria campana che risuona di bronzee
ondate aeree e marine posteri a tutti e a noi stessi
a Pozzuoli il nostro poster
postelegrafico il nostro
stilistico pasticcio la
nostra carnevianda la nostra
carneflesh il flash che
accende in un lampo la bocca
dellanfiteatro che
eccita la pizia proteiforme e forse
la pizza impepa comme il
faut - carrozza di fetonte
a Pozzuoli oggi hic et nunc
in cordata linguacciuta
urlante & tenera contro
la macchina-catastrofe che non
solo col capriccio di
natura carbura - leopardiana
ginestra - non solo le
carte del caso gioca e azzarda
ma la carta-malessere la
carta-magna la carta-cariatide
a Pozzuoli torniamo
novantichissimi esuli di Samo pro/
piziando il giusto regno
ancora chiamandola Dicearchia
noi moderni Sanniti arcaici
Romani - Puteolani cocciuti
in rinascita di te porto
dellUrbe prima che Traiano
realizzasse gli scali di
Ostia e Centumcellae
a Pozzuoli girovaghi ospiti
trimalchionici satireschi
& satirici in memoria
del litorale sommerso dei vitrei vasetti
portoghesi e praghesi di
tutto ciò che non cè più e resta
e resiste a tutto del
macellum serapeo della gente che vive
e muore e non cede non
retrocede non nasconde la faccia
a Pozzuoli che non è La
Paz non è pezza da piedi o passatempo
o passepartout o pissoir ma
storia fonda di ieri e di oggi
senza confondere bradisismo
con Brady speculazione con speaker
bradi veniamo equibovini
inaddomesticabili bradilalici
a brandeggiare poesia
insomma pensiero ritmicamente (s)misurato
A Pozzuoli Toiano Arco
Felice con inguaribile gusto catà
strofico con questa
dissonante musica con questo sound and
fury non più risse
gladiatorie non più cacce di belve
vespasiane se ancora la
lingua è un servizio non una servitù
eccoci servi non schiavi
della parola che non mente
da Pozzuoli a Pozzuoli
piccolo grande pozzo di storia
in corso nuova pazzia
antidemenziale verdemarina stanza
praia prateria pizzicato
violinistico rifiutando ogni placebo
puntando su novità lunghe
su profondi ricordi e futuri
fissati a questo presente di polvere e luce
mediterranea
(in
"Terra del Fuoco", n. 1, aprile 1985, p. 29)
e Giovanna Sandri:
.JPG)
(Sigillo della Sibilla (trovato nella
grotta della Pace), ibid., p. 27)
la torinese Carla
Bertola:
.JPG)
(ibid., p. 27)
I connotati sono del pastiche avanguardistico,
«teso allinterruzione negativa della comunicazione esistente» 2 , per
una poetica del distinguo, dellhazard, «proprio qui, nel Nascosto dei Campi
Flegrei» 3, nel luogo comune, nel non/luogo (contrariamente a quanto si
pensasse negli anni precedenti).
Col numero 5-6, numero monografico sulla
poesia contemporanea (una sessantina di autori, tra i quali Luciano Caruso, Toti Scialoja:
Chi
mette la mosca per esca?
In maggio il rospo
guardava un trespolo
pensando:
"Nespole!"
In giugno il rospo
salì sul trespolo
cercando il fresco.
In luglio il rospo
cadde dal trespolo
pensando "Casco!"
Poi venne agosto
(in
«Terra del Fuoco», n. 5-6, s.d., p. 31)
Felice Piemontese, Nanni Balestrini:
Perimetri. 5.
ha mostrato
tti di quest
che trovand
si riuniscon
dei singoli
no in corris
problema da fronteggiare
a quale appartenere ed e
(ibid., p. 18)
Stelio Maria Martini, Andrea Zanzotto, Emilio Villa, Milli Graffi:
Biavo e Bianco
Come ricordo biavo il primo sonno
baco da seta nella penombra discreta
quando tace lorpello della vita
dream and suspire subtle suture
suspicious of whiteness and blank light
pulsa piano la mano che si leviga
tanto più duro bianco e urlo
è questo agrore impassibile e fervido
vertigine e sibilante ruota
unequal composure compact conclusive
fixed exactness and resoluted light
che strini le papille di un senno intimidito
(ibid., p.
43)
Alfredo Giuliani, Adriano Spatola, Antonio De Marchi-Gherini,
Corrado Costa, Oronzo Liuzzi:
.JPG)
(ibid.,
p. 74)
Giulia Niccolai,
Giovanna Sandri, Carla Bertola, Gio Ferri, Cesare Ruffato):
Il mondo rovesciato sa di
rosmarino
proietta tempo e linea
anastatici
e avrebbe molto da dire.
Breu de parguamina a risico
laico.
Santissime onde fiabano
gobbe stellari
prostitutine en plana
lengua.
Spunta il celestema
dezirado disperdendo
con disinvoltura le purine
nelle goffe
speranze di monticelli e
annessi aromi.
Ponendosi le mani sul petto
come se
Vas vos soplei, en cui ai
mes mentenssa
(ibid., p. 37)
si distacca dalle sue radici flegree,
portandosi verso un progetto prettamente poetico, la sua naturale vocazione. Tantè
che dà molto spazio a testi poetici, a numeri speciali, surrogati come sempre da
interventi visuali, collages, sprazzi di fumetto, fotografie di corpi nudi elaborati, dove
si sperimentano e si confrontano lavori per una scrittura sempre in movimento: Poesia
erotica femminile, dieci poete, a cura di Gianna Sarra (la stessa Sarra, Tomaso Binga,
Anna Malfaiera, Cetta Petrollo, Stefania Portaccio, Amelia Rosselli, Chiara Scalesse,
Màrcia Theòphilo, Patrizia Vicinelli e la caprese Marisa Di Iorio) 4:
Pulsatilla
crispina
melmosa domitilla
serpigna
virosa
gracida al fosso
dea silva
rea vesta
dun fuoco a cielo
aperto
vesca nespa
al dolce ragionar
minvesca
(in «Terra
del Fuoco», n. 10, s. d., p. 21)
Poesia e tempo, Fantagramma: Poesia giocosa,
Poesia e critica, Partiture, Teatro musica versi: Festival mediterraneo,
etc. Ma è a partire dal n. 7 che in «Terra del Fuoco» si delinea un assetto
definitivo, anche a livello redazionale: ad una redazione tutta napoletana, formata da
Ariele DAmbrosio, Mimmo Grasso, Costanzo Ioni, Nando Vitali, ne subentra una
"nazionale" formata da Giacomo Bergamini, Giuliana Lucchini Bonomi, Gaetano
Delli Santi, Dario Giugliano, Stelio Maria Martini e da Renzo Chiapperini, un altro
assiduo "amico" di Napoli che ritroviamo sul finire degli anni 80 tra i
redattori di «Altri Termini» e «Pragma», prematuramente scomparso nel 1992:
La polvere che preparavano
era qualcosa di loro a
misurarci
in due piani: uno spinge i
metri
fino al bambino che passa
poi
sparando per primo;
laltro gonfia gli oblò
con rigagnoli di controllo
nei riquadri a pullulare di
culmine
quando si dimenticano gli
angoli tra falsi
orgasmi e la tovaglia
brucia su nodi e snodi
e un tafferuglio
promettente fa prova
tra magazzini generali.
Passa lo iodio
sulla nomenclatura
nutritiva
uno si strozza sulle pieghe
dei telefoni
e sotto i riflettori è
energumeno tonso
o sotto i riflettori è
energumeno tonso
e dimmediata
consuetudine.
(in «Terra
del Fuoco», n. 5-6, cit., p. 96)
Intanto londata di unipotesi
di scrittura materialistica, sperimentale o contraddittoria che dir si voglia, ormai
è pratica consolidata tra una certa area culturale napoletana. «Terra del Fuoco», che
delle situazioni circostanti è stata sempre attenta osservatrice, ospita, sul numero
15-16-17, un manifesto del gruppo di "Quaderni di Critica", Allegoria e
Antagonismo 5, che ripropone, appunto, unipotesi di scrittura
materialistica , iperbole propulsiva dellallegoria benjaminiana 6. Si
parte col denunciare larea «neo-orfica o innamorata, in quanto portatrice di
istanze teoriche restaurative» 7, col spostare il baricentro verso
unarea culturale «intesa a rifiutare lesistente, a trasgredire
lautorità del già dato e a smascherare, senza tregua, le false apparenze
della società contemporanea» 8. Individuando nellesigenza di
«disperdere l"aura" sacrale dellarte, e spezzare il cerchio magico
del rito, lo sperimentalismo adotta le armi dellirrisione» 9,
sottolineando magari lesigenza e la pratica di una poesia verbovisuale. E in
unassenza quasi totale di proposte critiche, sostituite da molli tentativi, proporre
un antagonismo al malcostume culturale, alla banalizzazione imperante nelle scritture oggi
in circolazione, è una bella audacia e allo stesso tempo vitale. Dunque, scrittura
materialistica anziché lodiato postmoderno, critico o no, che tra laltro non
si sa bene ancora cosa sia. Sembra questo il verdetto, resuscitando, qui a Napoli, quella
voglia davanguardia di cui si erano perse le tracce, sia pure di
un"avanguardia" marcatamente politica.
Sul n. 18-19-20, invece, ospita il nuovo
movimento che vanno promuovendo Filippo Bettini e Roberto Di Marco agli inizi degli anni
90, Ipotesi Terza ondata. Il Nuovo movimento della scrittura in Italia,
vicino allidea di avanguardia e di "scrittura materialistica", che oltre a
dare il titolo ad un seminario svoltosi nel gennaio del 94 a Bologna, riprendendo un
anno dopo il convegno di Reggio Emilia (aprile 93) sul tema 63-93.
Trentanni di ricerca letteraria che ha segnato lo scioglimento del "Gruppo
93", fondato a Milano nel settembre 1989, è anche il titolo di
unantologia, edita da Synergon (Bologna, 1993), curata dagli stessi Bettini e Di
Marco. I testi teorico-critici di questo fascicolo sulla Terza ondata, sono dei
"Quaderni di Critica" (Attraverso e contro. Continuità e discussione nelle
recenti tendenze di avanguardia), di Giorgio Patrizi (Jameson e lequivoco del
"postmoderno"), Marcello Carlino (Il "realismo allegorico":
annotazioni e postille), Filippo Bettini (Vicende e prospettive di una nascita: la
Terza ondata), Francesco Muzzioli (Avanguardia, "Terza ondata",
antagonismo letterario: continuando un convegno), Sandro Sproccati (Ipotesi
"Terza ondata". Verso il superamento dellideologia del postmoderno),
etc. Si avalla, raccogliendo una parte del "Gruppo 93", oltre che una
scrittura materialistica, luso dellallegoria, di quellallegoria
ridefinita da Benjamin, nonché luso del realismo allegorico sanguinetiano, per una
scrittura oggettuale, e si ribadisce la lotta allideologia del postmoderno, del
poetese.
Per una possibile "scrittura
materialistica" si pronuncia anche la rivista «Prospettive Culturali», diretta da
Antonio Spagnuolo 10 ed edita dalla S.E.N. E proprio Spagnuolo, a passo coi
tempi, con Su di unipotesi di scrittura materialistica?, opponendosi al
dilagare di una letteratura consumistica, va a individuare nel "fallimento delle
[
] imprese precedenti [
] la necessità di tornare a galla fra entità insulse
e silenziose di nuove allergie, proponendo ex abrupto la possibilità di una
"scrittura materialistica"" 11. Anche in «Prospettive
Culturali» la poesia, con etichette o senza etichette, recita un ruolo primario,
riportando sovente lattenzione sui giovani poeti di area sperimentale, oltre che
documentarci sullo stato di salute della poesia straniera, in particolare di quella slava,
spostandosi, quindi, anche al di qua e al di là delle mode, ribadendo anche il ruolo
dellinconscio. Dunque «Prospettive Culturali» è anche la dimora
dellinconscio, ovvero, il luogo dove linconscio risiede almeno nelle
intenzioni di Spagnuolo , il quale afferma che linconscio «è il luogo della
poesia e la poesia è legata allinconscio: alla base la libido produttiva, che
produce in disarmonia con il reale. Linconscio si produce e si rinnova
continuamente, travolgendo sia lo stato di veglia che la coscienza, attivando processi di
elaborazioni che possono anche sfuggire al controllo della autocritica» 12. Si
ripercorrono, in questaffermazione, un po le orme del surrealismo, del
significante psicanalitico attraverso lesplorazione del pensiero, piuttosto che del
linguaggio, col risultato di trovarsi perché no? di fronte ad una scrittura
automatica. Ma la constatazione è che la poesia stia ormai smarrendo la propria energia,
riducendosi a mera operazione tautologica e superata; tutto sommato, la poesia che conta
continua ancora a dissociarsi da una luce di eventi sublimi, dallesibizione di un
soggetto incespicante di una liturgia semantica e restaurativa, anche se la «pluralità
di forze economiche e sociali [
] [distorte a seconda della propria esigenza]
costringono sempre di più le concezioni [
] [alternative] in uno spazio
talmente esiguo da non permetterne la sopravvivenza» 13.
Linconscio esercita un ruolo non
defilato nella poesia di Spagnuolo, almeno in quella più recente e quanto una spiccata
religiosità della parola però abbastanza infedele, mentre i primi testi prodotti
quelli di Ore del tempo perduto e di Rintocchi del cielo, per intenderci
sono esercizi postermetici e neorealistici. Nutrita pure di elementi
medico-scientifici, si fa, a volte, fonte energetica e sensitiva di una libido che non
produce oggetti ma parole che si scontrano e si assemblano in/sensate, in/coscienti,
pre/logiche, neo/barocche. In essa agiscono, oniricamente, «anche, in modi quanto si
vuole episodici, certi dribbling di matrice sperimentale, certe suggestioni di lontana
ascendenza surrealista saldamente incapsulate nel tessuto di un discorso a prevalente
valenza simbolica, che producono talvolta effetti sorprendenti di intarsio metonimico» 14:
XIX
Deformi il consueto,
temeraria,
ed il proscenio impazzito
da balbuzie.
Quasi giocarmi nei rottami
làceri proporzioni.
Sono giorni contati:
scalpello le cervici sotto
accusa,
socchiudo il blocco
senotriale
a ripetermi nebbie
(da Dietro
il restauro, Edizioni Ripostes, Salerno, 1993, p. 45)
Libido proliferante di un io lirico certo ma autonomo
e trasgressivo, sorretto da termini scientifici che ricava dalla sua professione di
medico. Libido che produce oggetti, abbondanza di thanatos, come nel testo che segue:
Melania
Melania sfida
lepatite
ironia
delladdome
rimuove il segreto dei
mitili
predatore invisibile
sconnette il parènchima.
Irragionevole misura di una
ingorda
curiosità.
Laevosan-Coalip di questa
trasgressione in privato.
Esamino la milza
"liquido addominale
non presente"
dal soffitto luccica
lalba
insonne,
offro al caso impiettosa
dalla finestra
littero
flessibile di fionda.
Marezzata di erbe salutari
sguscia esterefatta in un
sussurro
"siete come
santantonio"
e sfebbra.
(da Candida, op.
cit.)
favorendo il dipanarsi in luoghi germinali i
ritmi umorali di una verbalità creativa e nevrotica, di unoggettività
intransigente, tutta rigorosamente in silenzio, tra gli stipiti delloscurità. E non
cè dramma in questo, ma una coscienza di un poeta che denuncia un vuoto, il caos
del momento, coi simboli che diventano parole per una scrittura dei ricordi.
____________________
1) Viene pubblicata con una periodicità
quadrimestrale che non sempre rispetta, in quei Campi Flegrei che, oltre a dare nome e
connotazione alla rivista, sono fonte di studio dei primi numeri. Si ricordino
linserto Pozzuoli antica di Charles Dubois, tradotto da Giuseppe Intermoia, e
Satyricon flegreo di Umberto Attardi.
2) Filippo Bettini, Ancora sul
"Gruppo 93": tra comportamento e formule critiche, in «Terra del Fuoco»,
n. 15-16-17, Napoli, 1992, p. 17.
3) Editoriale, in «Terra del Fuoco»,
n. 1, Napoli, aprile 1985, p. 4.
4) È nata a Capri (NA). Si è laureata in
Filologia romanza con Salvatore Battaglia. Nei primi anni 60 ha fondato con Angela
Giannitrapani e Dacia Maraini la rivista «Tempo di Letteratura». Suoi scritti sono stati
pubblicati su «Bounty», «Effe», «Salvo Imprevisti», «Tabella di Marcia», «Tempo
di Letteratura», «Anterem». È nellantologia Poesia erotica italiana del
900, a cura di Carlo Villa (Ed. Newton Compton, Roma, 1981) e
nellantologia di prosa poetica Viceverso, a cura di Michelangelo Coviello
(Ed. Corpo 10, Milano, 1989).
5) Il dualismo in questione è innanzitutto
una polemica tra i «Quaderni di Critica» e la redazione di «Baldus» (rivista
semestrale di letteratura nata nel 1990, edita dalleditore Pellicani di Roma e
redatta da Mariano Baino, Biagio Cepollaro e Lello Voce, tre giovani napoletani
provenienti da «Altri Termini», la rivista fondata e diretta da Franco Cavallo),
accesasi allindomani della critica rivolta, attraverso il secondo fascicolo di
"Baldus", al volume Gruppo 93 (La recente avventura del dibattito
teorico-letterario in Italia), a cura di Filippo Bettini e Francesco Muzzioli (Piero
Manni, Lecce, 1990). Al libro in questione si contesta innanzitutto un uso fazioso e
discriminante dellallegoria, «di sovrapporre la loro teoria a quella dei poeti
(soffocando le voci [si pensa] di questi ultimi in nome del loro personale punto di vista
e [
] di sfruttare il richiamo alla nuova generazione per fini poco chiari di
autopropaganda pubblicitaria e di promozione del libro" (Filippo Bettini, Ancora
sul "Gruppo 93»
, cit., p. 16). Ciò che simputa a «Baldus»,
invece, è di aver propugnato un postmodernismo critico inesistente e di maniera,
tendenzioso e maligno, una formuletta per stare sia con gli uni sia con gli altri, una
«miseria ideale di chi si è limitato a dichiarare le proprie improbabili ragioni di
estraneità al fenomeno dellavanguardia, senza fornire ulteriori e più convincenti
spiegazioni dei motivi effettivi del proprio "sperimentare"» (Filippo Bettini,
Marcello Carlino, Aldo Mastropasqua, Francesco Muzzioli, Giorgio Patrizi, Allegoria e
Antagonismo, in «Terra del Fuoco», n. 15-16-17, cit., p. 8). Noi che siamo comunque
per lavanguardia, per una scrittura intraverbale, sperimentale e contraddittoria,
lontana dallarcadia del postmoderno, non sappiamo proprio che dire di queste
scaramucce tra persone destinate comunque a soccombere di fronte a una realtà tragica,
che farebbero bene a unire le armi (ed affilarle!, sì, affilarle!) contro il dilagare
della stupidità poetica. Ancora una volta, al centro del dibattito letterario cè
il postmoderno, la sua conclamata tendenziosità allassoluto e alla poca
disponibilità nellaffrontare le espressioni "reali" della vita. Ancora
una volta le scaramucce perdono di vista il vero motivo del fare poetico.
6) Si veda Mario Lunetta, Poesia: un
neosperimentalismo materialistico?, in «Altri Termini», n. 2, terza serie, cit., pp.
29-34.
7) Franco Cavallo, pref. a Coscienza &
Evanescenza. Antologia di poeti degli anni Ottanta, a c. dello stesso, S.E.N., Napoli,
1986, p. 12.
8) Filippo Bettini, Proposte innovative
contro la "restaurazione" degli anni 70, in Aa. Vv., Letteratura
degli anni Ottanta, a c. di F. Bettini, M. Lunetta e F. Muzzioli, Bastogi, Foggia,
1985, p. 21.
9) Francesco Muzzioli, Sviluppi e
direzioni dello sperimentalismo letterario, ibid., p. 31.
10) È nato a Napoli nel 1931. Ha pubblicato
(di poesia): Ore del tempo perduto (Intelisano, Milano, 1953), Rintocchi nel
cielo (Ofiria, Firenze, 1954), Erba sul muro (Iride, Napoli, 1965), Poesie
74 (S.E.N., Napoli, 1974), Affinità imperfette (id., 1978), I diritti senza
nome (id.), Angolo artificiale (id., 1979), Graffito controluce (id.,
1980), Ingresso bianco (Glaux, Napoli, 1983), Le stanze (id.), Fogli dal
calendario (Tam Tam, Reggio Emilia, 1984), Candida (Guida, Napoli, 1985),
Dieci poesie damore & una prova dautore (Altri Termini, Napoli, 1987),
Infibul/azione (Hetea, Alatri, 1988), Il tempo scalzato (Allantico
mercato saraceno, Treviso, 1989), Lintimo piacere di svestirsi
(LAssedio della poesia, Napoli, 1992), Il gesto le camelie
(Allantico mercato saraceno, Treviso, 1992), Dietro il restauro (Ripostes,
Salerno-Roma, 1993), Attese (Porto Franco, Taranto, 1994); (di prosa): Monica ed
altri (S.E.N., Napoli, 1980), Pausa di sgembo (Ripostes, Salerno-Roma, 1994);
(per il teatro): Il cofanetto - due atti (LAssedio della poesia, Napoli,
1995). Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali ed internazionali, inserito
in molte antologie e tradotto in varie lingue, ha fatto parte di numerose redazioni
(«Altri Termini», «Linvolucro», «Oltranza», etc.) ed ha diretto, con Ciro
Vitiello, la collana di poesie per Guida editori.
11) Antonio Spagnuolo, Su unipotesi
di scrittura materialistica?, in «Prospettive Culturali», n. 2-3, n.s., Napoli,
aprile 1988, p. 7.
12) Antonio Spagnuolo, Lassedio
della poesia, ibid., p. 4.
13) Ibidem, p. 3.
14) Mario Lunetta, Il tempo scalzato, in
«Oltranza», n. 1, Napoli, marzo 1993, p. 33.
*
Clemente
Padin
Difficoltà
metodologica nell'esame della poesia sperimentale
(traduzione
dall'inglese di Carlo Bugli)
Talvolta, quando la critica letteraria
giudica un poema sperimentale si limita a compararlo ad altri poemi già noti, in
conformità al repertorio di giudizi e conoscenze che gli sono propri, attribuendo al
poema sperimentale il supposto valore secondo la gerarchia della propria struttura di
valori e personale esperienza, cioè a dire, il proprio personale canone.
In relazione alla poesia sperimentale questo
criterio è impraticabile, dal momento che vi sono contributi inediti non ancora integrati
nel repertorio delle conoscenze sociali che non possono quindi essere comparati ad altri,
né valutare, come generalmente occorre.
Di fronte ad un poema sperimentale, noi
dobbiamo soltanto scoprire linformazione che questo trasmette e, anche, offrire una
chiave di lettura e decodificazione, senza imporre un senso o un significato servendoci
dellideologia del momento. Né dovremmo indicare la "bellezza" o la
"bruttezza" del poema, concetti che noi non possiamo afferrare, se pure
esistono, di carattere storico, che mutano con lepoca ed il luogo, del tutto
fallibili dal momento che dipendono da fattori personali o sociali, ovvero, dalla
legittimazione culturale rispetto alla società in cui sono stati generati.
Questi nuovi elementi sono esattamente gli
unici che la poesia sperimentale o altre discipline della pratica umana portano, quando
sono applicate a concettualizzare questioni sconosciute sino a quel momento e non a
manipolare il già conosciuto o istituzionalizzato, che rendono possibile la crescita del
repertorio di conoscenze della società in qualche campo della attività umana: lo
scientifico, il tecnico, il culturale, etc., evitando la stagnazione di diverse aree di
conoscenza.
La produzione di poemi sperimentali non è il
solo fattore che rende indispensabile questo genere di creazione irregolare, ma anche la
creazione di nuove informazioni che daranno conto di nuovi eventi, oggetti e forme che
lattività umana sta generando. Questi sono i nuovi concetti e forme che muoveranno
tutta la struttura culturale in una data società, finché lirruzione altera le
esistenti conoscenze e le obbliga ad aggiornarsi e ricollocarsi in accordo alla nuova
informazione.
Precisamente, provocando alterazioni ed
allargamento della conoscenza, essi divengono avanguardia nel particolare senso di
spingere la società "avanti": così accadde quando la teoria della relatività
sorse in relazione alla fisica classica di Newton o quando la nascita della fotografia
discreditò la pittura naturalistica, tra altri esempi.
La conferma di queste asserzioni che
dà una garanzia allo sperimentalismo e la radicale rottura dei codici di scrittura
e lettura ci viene dallo strutturalismo. Così scrittori come Jean Cohen, caratterizzano
un poema, in prima istanza, come una trasgressione del codice di linguaggio per,
successivamente, in seconda istanza riprenderlo ad un più alto livello, ovvero, il nuovo
elemento irrompe in un dato repertorio, lo sconvolge e, più tardi, il repertorio assume
ed incorpora questa informazione, essendo così obbligato a cambiare le proprie strutture
fermamente stabilito dalluso e labitudine dando stanza a nuovo
elemento e in questo modo il repertorio si allarga.
Nelle parole di Jean Cohen (1978): "...
(la poesia ) appare come totalmente negativa, come una forma di patologia del linguaggio.
Ma questa prima fase ne implica una seconda, questa volta positiva. La poesia distrugge il
linguaggio ordinario solo in ordine a ricostruirlo ad un più alto livello. Alla
destrutturazione operata dalla figura segue la re-strutturazione di un altro ordine".
Raccogliendo e allargando le idee di
Hjelmslev (1974), Cohen si rende conto che quando la forma del contenuto è uguale in due
diverse espressioni linguistiche, il suo genere poetico sarà determinato dalla speciale
caratterizzazione che la forma prenderà. In relazione allimportanza della forma
dellespressione, noi citeremo parte di una precedente nota: "... come Eco
indica, solo la manipolazione dellespressione che conduce a un riaggiustamento del
contenuto potrebbe definire il cambiamento del codice abituale attraverso luso
estetico del segno di un linguaggio. Per esempio supponiamo di avere una referenza che
denota luna piena e che assume, graficamente, questa forma. Se diciamo, per riferirci allo
stesso concetto, spianato piatto dargento, noi abbiamo, almeno, due note formali che
contengono lespressione luna piena facendola entrare nel piano della poetica: la
metafora (sostituzione di un elemento per un altro) e lallitterazione (ripetizione
di una o diverse lettere o sillabe simili). Allo stesso modo potremmo rendere
lespressione ancora più tangente e dire, per esempio, buco di calce o ricorrendo
alla mitologia, oh, Selene dea della notte!, etc., o usare i codici iconici:

Osserva che la forma del contenuto continua
ad essere la stessa luna piena. È la forma dellespressione che è cambiata"
(Padin, 1993).
Ugualmente in questo frammento del poeta
messicano Juan José Tablada dellinizio del secolo (citato da Amalio Pinheiro,
1988):

Si tratta senza dubbio della stessa luna
piena, ma egli ci fa vedere una nuova espressione da un differente angolo, riaggiustando e
arricchendo il suo concetto.
Dopo Jakobson (1975), la funzione poetica del
linguaggio è definita dalla proiezione dellasse paradigmatico sullasse
sintagmatico, in opposizione ad altre funzioni soprattutto alla funzione referenziale.
Nelle sue parole: "La funzione poetica proietta il principio di equivalenza
dellasse della selezione allasse della combinazione. Lequivalenza si
riferisce alla ripetizione di accenti, ritmi, fonemi, sillabe, strutture linguistiche,
etc. La proiezione di questo è nellenunciazione del verso". George Mounin
(1981) allarga questi concetti: "... Jakobson ripete che non cè nessun poema
senza immagini. Ma allarga il concetto di immagine in ordine ad applicarlo a tutte le
ricorrenze qualunque esse siano. I parallelismi fonici sono immagini, ma di tipo fonico.
La ripetizione di strutture grammaticali (femminili, plurali, forme verbali, tempi
subordinati, etc.) sono tropi o figure, ma di tipo grammaticale".
Possiamo notare la coincidenza di Mounin o
Jakobson con Choen, che parla di operatori anziché di parallelismo. In seguito Choen:
"... il ritmo è un operatore fonico, in opposizione alla metafora, operatore
semantico e, col suo proprio livello, è opposto come un operatore distintivo al metro
come un operatore di contrasto, mentre ad un livello semantico, la metafora, operatore
predicativo è opposto allepiteto, operatore determinativo".
La disposizione in versi, parole, sillabe o
lettere nel bianco della pagina, come pure la presenza di rappresentazioni iconiche o la
diversità delle grafie, della struttura e dei colori, della grandezza o orientamento dei
segni, etc., potrebbe integrare un possibile operatore iconico o visuale, così come la
pausa o il silenzio tra un verso ed un altro o la musicalità o lalternanza dei
ritmi o lallitterazione, etc., integrano loperatore fonico.
Anche tenendo in conto la restrittiva
referenza che la poesia esiste soltanto se cè una significazione semantica,
potrebbe non essere possibile spiegare o analizzare completamente certe tendenze poetiche
che fanno un uso dello spazio in larga misura, come Mallarmé, Huidobro, Apollinaire, il
Concretismo, etc. Troviamo considerazioni simili nel punto di vista di Pierce: nella
poesia, i codici non verbali (chiamati anche segni per analogica similarità) nelle parole
e i simboli (o segni per contiguità), cioè la proiezione di codici non specificatamente
verbali sul piano linguistico, trasformando le parole in icone o figure.
Nelle parole di Decio Pignatari, poeta
concreto brasiliano, (1981): "Nei termini della semiotica di Pierce, noi possiamo
dire che la funzione poetica del linguaggio è realizzata nella proiezione dellicona
sul simbolo, cioè attraverso la proiezione dei codici non verbali (musicale, visuale,
gestuale, etc.) sul codice verbale. Fare poesia è trasformare il simbolo (parola) in
icona (figura), cioè a dire, icona o figura non solo intesa come operatore semantico
(metafora per esempio) o fonico (ritmo per esempio) o grammaticale o morfogenico (morfemi
flessivi o genere, per esempio) ma anche come operatore visuale (essenziale disposizione
delle parole per esempio)".
Può esservi un operatore visuale? Vediamo il
seguente poema del poeta inglese Ian Hamilton Finlay (tratto da E. Williams, 1967).
Loperatore semantico agisce nella lessemica opposizione Star/Steer (in italiano
Stella/Capitano). Loperatore fonico oppone le vocali di entrambe le parole a/ee.
Loperatore grafematico indica lopposizione a/ee (dal punto di vista del
significato inoperante) e lopposizione normale/grassetto o leggero/marcato (indicato
una volta per Star ed una per Steer). In questa maniera dopo varie Star allineate
verticalmente in forma obliqua, noi apprezziamo una Star in grassetto (lorsa
maggiore?) ed in neretto noi troviamo il Capitano, al quale è suggerito visualmente un
corso di stelle scritto in caratteri normali fino alla stella in neretto. Il supposto
operatore visuale che noi pretendiamo di suggerire indica sopra/sotto, opposizione che
può essere interpretata come cielo/mare. Sopra un sentiero di stelle e sotto si situa il
Capitano che scruta il firmamento, essendo così possibile interpretare il poema come un
isotypo in relazione alla navigazione:

Si osservi che questa conclusione è
sostenuta, soprattutto, sulla base degli operatori grafematico e visuale, operatori non
semantici che, infine, determinano il significato. Se noi avessimo soltanto letto STAR
STEER, avremmo difficilmente realizzato che lautore intendeva dirci del suo
preferito hobby: navigare.
Consideriamo questo altro esempio del poeta
concreto brasiliano Pedro Xisto (tratto da N. Zurbrugg, 1979)

Loperatore semantico oppone due parole
vento/foglia. Loperatore morfogenico non è operante, entrambe le parole sono nomi
singolari. Loperatore grafematico ed il visuale oppongono parole di grafica
differente ma con lo stesso numero di lettere, che rende possibile la sua regolare
disposizione nel testo (in zigzag) che suggerisce il movimento del vento e delle foglie,
lopposizione che suggerisce lo spessore delle lettere (leggero/nero) rende possibile
la determinazione semantica del poema: il vento, più leggero, è scritto in lettere
leggere e predomina nella parte superiore. Daltra parte, le foglie, più pesanti,
predominano nella parte inferiore. Noi osserviamo di nuovo che le opposizioni
extra-linguistiche dimostrano la loro efficacia nella trasmissione delle informazioni.
Potrebbe, allora, essere possibile una retorica-iconica legata alla linguistica?
Potrebbero essere possibili metonimie o metafore visuali? Potremmo, per esempio, parlare
di un ossimoro iconico o di un anacoluto iconico?
Stabilire lazione determinante di un
possibile operatore visuale non è naturalmente la sola difficoltà in cui ci imbattiamo
riguardo ai poemi sperimentali. Esistono considerevoli serie di poemi che non impiegano
parole, ovvero sono situati fuori la semantica del linguaggio verbale, come la più parte
dei poemi di lettere o quelli fonici, che registrano solo fonemi o suoni prodotti dagli
organi della dizione; anche i poemi visuali che introducono solo lettere o segmenti di
lettere con la concorrenza o meno di rappresentazioni di oggetti, che ancora la più parte
della critica incluso Cohen esita a chiamare "poesia". Un altro settore è
dellopinione che sia sufficiente la presenza di un qualsiasi elemento linguistico o
relazione alla scrittura o alla dizione per parlare di "poema". Alcune correnti,
il brasiliano Poema/Processo, separano nettamente ciò che è poesia, di carattere
astratto, dal poema, di carattere concreto, che è secondo il parere del suo principale
diffusore, Wlademir Dias-Pino (1971): "poesia da vedere, senza parole
ciò che
riafferma è che il poema si fa col processo e non con le parole". Lopposizione
semantico/non semantico è un chiaro criterio per coloro che ancora insistono a dividere
larte e i generi artistici in blocchi stagnanti (precisamente quando tutto
lapparato delle Belle Arti del XIX secolo entrò in una crisi irreversibile partendo
dalle avanguardie storiche). Per i seguaci della semiotica di Pierce, la considerazione
che il lavoro dellarte forma parte del processo cognitivo della società è capitale
al tempo della distruzione delle differenze, per esempio, tra poesia verbale e
non-verbale. Noi a questo dobbiamo aggiungere che la poesia verbale utilizza
principalmente risorse non verbali, altamente esigenti nella forma, come il tempo, le
misure sillabiche del verso, i ritmi, le strofe,

etc., che incrementano la confusione. Forse
questa opposizione potrebbe essere la sola caratteristica che le separa
dallappartenere alla musica o alla pittura.
Unaltra non minore difficoltà è
costituita dallo stabilire una tassonomia che ci permetta di ordinare lenorme volume
di poesia sperimentale con lobiettivo di sistematizzare il suo studio, senza cadere
nei restrittivi ordinamenti e restrizioni del passato. In questo senso ci sono alcune
parziali proposte, avanzate soprattutto dai promotori di singole correnti con
lobiettivo di porre il proprio progetto nella tradizione della poesia sperimentale.
Quale criterio potremmo scegliere in ordine a
stabilire una coerente classificazione? Forse sottolineare il peso dellespressione
sul contenuto (o viceversa)? O il carattere eminentemente figurativo del poema (nel caso
di Apollinaire o Huidobro) o determinantemente astratto (nel caso di Kriwet o Furnival)?
Dove potremmo situare i poemi optofonetici di Haussman o Schwitters? E i poemi
onomatopoetici realizzati in America Latina negli anni 20, che dettero impulso
allUltraismo ("ruidismo", "runrunismo",
"estridentismo", etc.) come, per esempio, il seguente poema del poeta uruguaiano
Alfredo Mario Ferreiro, dal suo libro "Luomo che mangiò un autobus"
(1927)? Dove potremmo collocare i poemi che sembrano contraddire la dichiarazione di
Jakobson (la commentavamo allinizio), quando sono concretamente espressi in colonne
paradigmatiche, addizione di lessemi connessi da alcune similari caratteristiche, o di
natura semantica (tutte le parole con una radice in comune) o di carattere fonetico o
grafematico, come ad esempio in questo poema di Paulo Leminski (1976)?

Un altro possibile criterio di
classificazione potrebbe essere il punto di applicazione della novità informativa,
ovvero, lelemento inedito che propone: sia lenfasi nelle parole e le sue
possibilità "verbivocovisuali" (significazione verbale, fonetica e iconicità)
che è inaugurata dalla poesia concreto lenfasi nel primario ed infinitesimale segno
del lettrismo, della poesia fonetica, e più strettamente dellinismo; o
lenfasi nello sviluppo di nuove sintassi o disposizioni della parola
nellinscrizione dello spazio, come lo spazialismo di Pierre Garnier o il
neoconcretismo di Ferriera Gullar; o, forse, il passaggio dalla lettura della struttura
sintattica (sia la tradizionale struttura del linguaggio verbale sonetti, hai-kus,
odi sia la struttura spaziale dalla maggioranza delle tendenze sperimentali, alla
lettura del processo che anima queste strutture, come proposto dal Poema/Processo
brasiliano, come nel caso del seguente poema di Josè de Arimathea (1971).
In questi poemi, al di là della superficiale
interpretazione, noi leggiamo il processo: la statica e graduale scomparsa di
unicona/dinamica e graduale apparizione di unaltra icona di significato
opposto alla precedente.
E dove si può collocare la poesia visuale
(visiva) dei poeti fiorentini del gruppo 70? O il poema semiotico proposto da Wlademir
Dias-Pino nel 1962? E il poema da assemblare di Julien Blaine? O il poema semantico di
Pierre Garnier, poesia per pensiero ed immaginazione? E la poesia da costruire del poeta
argentino Edgardo Antonio Vigo? Le tendenze in oggettuali? I testi e i poemi generati dal
minimalismo e dal concettualismo, principalmente gli artisti dellinglese
ART-LANGUAGE? O gli intermedia di Dick Higgins? E i poemi pubblici di Alain Arias-Misson?

Le proposte sono così varie che stabilire
una classificazione o un tipo di criterio ordinatore diviene indispensabile quando noi ci
troviamo a dovere spiegare il fenomeno ed il significato del poema sperimentale. Non è
meno importante stabilire semplici norme che ci permettano di unire le figure proposte dal
poema sperimentale alle figure della retorica classica e, se questa relazione non esiste,
stabilire una retorica appropriata che potrebbe permetterci di costruire efficienti
mediazioni tra il poema ed il suo lettore (o consumatore-partecipante o co-autore o
costruttore attivo come lo si è chiamato). Non è nemmeno illecito pensare che una volta
che la corrispondenza tra le figure proposte dalla poesia sperimentale e le figure della
poesia tradizionale sia stata stabilita, noi potremmo essere incapaci di fare uso degli
strumenti critici già esistenti in ordine a stabilire le basi che ci potrebbero
permettere il corretto esame e linterpretazione della poesia sperimentale.

*
Contro lo strapotere del mercato
letterario:
discussione attorno ad alcuni quesiti di letteratura
Riprendiamo la discussione iniziata nel
numero precedente contro lo strapotere del mercato letterario e attorno ad alcuni quesiti,
con alcuni interventi arrivati in ritardo. In questo numero rispondono: Carla Bertola,
Eugenio Lucrezi, Ugo Pisoco e Alberto Vitacchio.
1) Il corteggiamento di unaura
mitologica e del ritorno degli ismi, di una letteratura del consenso, con lunico
scopo di far quattrini non dovrebbe interessare un poeta e lartista in generale, per
lo meno non a tal punto da oscurare la poesia e le sue funzioni espressive, e dichiararla
fallita. Tu cosa ne pensi, come ti poni di fronte a tale concetto? In che modo oggi il
poeta si confronta con le certezze di un falso paradiso proposto dal "grande
stile", con la letteratura spettacolare?
2) Tradizione o ricerca. Che ruolo oggi
dai ad esse? Pensi che sia ancora più urgente di ieri, visto i tempi blandi in cui siamo
costretti a vivere, operare nellambito di una ricerca letteraria, attraverso il
dissenso come manifestazione davanguardia, di antagonismo? In che termini?
3) La poesia odierna tende sempre più ad
assomigliare ad una poesia-racconto, una variante del tradizionale "poema in
prosa". Sembra che la poesia manchi della propria vocazione. Qual è la tua
posizione in merito? Cosa ne pensi della poesia-racconto, della poesia in prosa,
della poesia tout court: insomma, della poesia autobiografica?
4) Qual è il tuo rapporto con
lambiente in cui operi? E il tuo rapporto con la politica?
5) Riteniamo che anche la poesia visuale,
alla luce di un presente che vorrebbe mercificare tutto, soprattutto le forme creative
artistiche, per un vieto profitto, debba esprimersi e realizzarsi attraverso la forma di
una rielaborazione autocritica, strapparla ad un contesto di pura esposizione di sé,
unicamente per vendersi al miglior offerente, e trasformarla in linguaggio che
sinterroghi continuamente per godere di una resistenza critica e sperimentale,
facendo i conti solo con se stessa e no con la volontà del mercato o del gallerista di
turno. Insomma, attuarsi in un contesto più vasto e progettuale, con tutte le sue
provvisorietà e contraddizioni. Qual è la tua posizione in merito alla poesia visuale?
In che misura oggi devessere adoperata? Deve continuare ad essere esposizione e
spettacolarizzazione fine a se stessa, parimenti come unopera pittorica (e perché)
o comunicare il suo fare poetico attraverso il "privato" del testo, attraverso
lo spazio di una pagina di un libro?
6) È ormai notorio che la poesia visuale
è terreno di conquista anche di pittori, di grafici, di agenti pubblicitari, ostentando
ormai solo forme chiuse, arcaiche, e segni adatti al mercato dellarte. Il verbum
è quasi scomparso nella maggior parte dei lavori che si realizzano. Però continuiamo
a chiamarla poesia. Se guardi una poesia visuale di oggi ci vedi più immagine che parola,
avvicinandosi (ma in molti casi sostituendosi) ad unopera pittorica. È anche vero,
come ci hanno insegnato, che tutto è poesia, ma così si rasente il caos. Ritieni che la
comunicabilità della poesia visuale debba esprimersi attorno alla parola, ai codici
tipografici che si visualizzano o sublimarla fino a renderla (in molti casi) pura immagine
per potersi "vendere" meglio?
Nel numero precedente hanno risposto:
Giovanni Matteo Allone, Carlo Bugli, Antonio Carano, Sergio Cena, Antonino Contiliano,
Fernanda Fedi, Mario M. Gabriele, Gino Gini, Alfonso Lentini, Oronzo Liuzzi, Francesco
Mandrino, Enzo Miglietta, Francesco Muzzioli, Giuseppe Panella, Vittorio Pannone, Lamberto
Pignotti, Franco Piri Focardi, Lidia Pizzo, Alberto Rizzi.
Carla Bertola
1) Gran parte della letteratura è sempre
stata in vario modo consenziente ai poteri riconosciuti: politico, economico, mondano,
nella speranza di ottenere successo. Ne sono risultate false celebrità che ancora oggi ci
opprimono. Sapremo mai quanta ottima letteratura ci è stata sottratta perché "non
allineata"? Lo spettacolo continua alla nostra corte, ma a me non interessa il
mestiere del giullare.
2) La ricerca è più che mai importante ora
che si cerca di svalorizzarla. Conoscere la tradizione e le avanguardie per iniziare la
propria ricerca onestamente, senza approfittare dellignoranza altrui, pronta a
gridare al miracolo del nuovo. Scegliere la propria strada non accettando imposizioni,
cercando sempre di superarsi e, senza paura di dispiacere, rimettersi in gioco con nuove
proposte.
3) Già da molti anni si va consolidando un
ritorno "al significato" in tutte le arti, sottointendendo che la gente è stufa
di non capire. Avete notato che anche la comicità è diventata sempre più facilona, per
timore di non essere capiti si sfornano bieche banalità, ed è un brutto segno. Così è
nella poesia. Per non tornare alla fatica di dover postillare le poesie ci incitano a dire
che i tuoi occhi sono azzurri come il cielo, con qualche variante facilmente realizzabile.
Questo per poter dire che, anche in questa orgia tecnologica, la poesia è immortale. Bel
risultato. Non lasciamo che vengano sommerse le avanguardie del 900, studiamole,
critichiamole, andiamo oltre, non indietro.
4) Da molti anni mi occupo di editoria,
dirigendo una rivista di poesia e arte multimediale internazionale. Questo mi permette di
esaminare una grande quantità di materiale e mi pone di fronte a delle scelte. Applico lo
stesso criterio usato per la mia creatività. Cerco di promuovere e incoraggiare la
ricerca, di sostenere i poeti che approfondiscono linnovazione del linguaggio. Non
è facile essere "severi" ma per fortuna non sono molte le opere veramente
banali che mi giungono. Se penso a quello che si trova su parecchie riviste e collane di
poesia, posso ritenermi fortunata. Non credo di avere mai scritto nulla di veramente
politico. Penso che aderire a progetti artistici a favore di valori umanitari, alla pace,
allintegrazione, significhi fare politica ed è così che esprimo le mie scelte. Da
tre anni, io e Alberto Vitacchio, abbiamo portato in varie città europee una performance
dal titolo "Santassassina" contro le guerre. Purtroppo è sempre attuale.
5) Io faccio poesia visuale da circa 30 anni
e quasi altrettanti li ho dedicati alla sua diffusione sulla mia rivista che organizza
spesso mostre darchivio. Ancora oggi mi sento chiedere cosa è la poesia visuale o
peggio devo ascoltare definizioni azzardate da "quelli che sanno". Spesso sono
poi gli stessi che organizzano mostre e antologie a fini commerciali per celebrare le
solite vecchie glorie e illudere pochi giovani in cerca di facili affermazioni.
Fortunatamente ci sono anche persone competenti, ma non tutte agiscono in buona fede.
Vorrei segnalare anche il fatto che sono pochi i giovani poeti visuali in Italia e
suggerire un approfondimento della situazione. A mio avviso, una delle cause risiede nel
fatto che per molti anni "i grandi" hanno difeso la loro lobby, escludendo i
giovani da congressi e mostre fino a scoraggiarli completamente. Opere di poesia visuale
possono essere messe in vendita, anzi sarebbe ora che venissero valorizzate, evitando
naturalmente le speculazioni già menzionate.
6) Non si può negare alla poesia visuale il
diritto di andare oltre gli schemi che lhanno contraddistinta. Porre dei limiti è
controproducente. Si può e si deve sperimentare seriamente, non per assomigliare a
qualcosa di diverso o per essere vendibile, ma per esprimersi in modo personale. È
abbastanza naturale che i poeti visuali che provengono dalla poesia, applichino delle
formule legate alla parola dalla quale però si sono sempre più affrancati. Ora possiamo
farne cosa ci pare, distruggerla e ricomporla, servircene alloccorrenza senza che ci
venga imposta. Questo non vuol dire che tutto è poesia e che tutti sono poeti, per
carità.
Riflettiamo piuttosto sulla grande
innovazione che la poesia visuale ha apportato nella vita culturale del XX secolo, e
cerchiamo di mantenerla attuale. Un pizzico di ottimismo non guasta.
Eugenio Lucrezi
1) La cognizione della potenza stupefacente
del linguaggio, che tutti dovrebbe averci presi, elevandoci e/o abbattendoci, non può che
porci, in quanto operatori specializzati, allinterno del recinto della polisemia e
delle incertezze semantiche, oltre che figurali e rappresentative. Recinto privo di
steccati, ogni volta re-cinto, un po più avanti e più in largo, dal sopravvenire
di un pensiero che ri-fletta i fondamenti delloperare artistico. Il grande stile è
un paradiso perduto, non un falso paradiso, per il poeta, e lattitudine
spettacolare una delle tantissime realtà costituenti, ingredienti, dellistituto
letterario; ben più dei connotati afflittivi e patibolari, cisposi e lacrimevoli, di non
pochi tra quanti edenici falliti la deprecano.
2) Tradizione e sperimentazione sono le
fronti di Giano della letteratura: lasino lo riconosci dal raglio, ma senza coda che
asino è? Se gliela tagli, smette di ragliare: oltre che per la mortificazione, perché
perde la cognizione della propria asininità, cioè del proprio corpo dalla testa alla
coda. Dissenso e antagonismo sono da esprimere in altri termini rispetto al linguaggio
omologato e neutralizzato che è proprio delle truppe acquartierate fuori delle mura del
castello. È da auspicare che il linguaggio poetico sia consapevole della propria storia,
per quanto possibile, e affezionato alle storie; e che si sappia abbandonare, di tanto in
tanto, a un po di delirio dionisiaco, che non guasta. La ricerca va fatta nelle aule
e nei laboratori. A noi, più modestamente, tocca il trovarobato.
3) La vocazione della poesia è il racconto
musicale, ritmico, di contenuti inafferrabili. Prosa e poesia differiscono per
landatura e per il passo, diversamente e variamente veloce o regolare, affannato o
resistente. Per semplificare alla grossa, si può dire che la poesia si spende un po
di più sul versante sonoro, microchirurgico e intraverbale, e che il racconto si fonda
prevalentemente sul raccordo delle frasi, sul lavoro sovrasegmentale. Ma il ritmo importa
nella stessa misura alla prosa e alla poesia. Lautobiografia, poi, cè sempre
e in tutti casi, anche nel lavoro catastale dei geometri e nei verbali degli
amministratori di condominio.
4) Il mio rapporto con la politica è quello
di uno che si è voluto comunista fino a quaranta anni e passa, che si è in parte
ricreduto, che vive in Campania, regione dove la parte in cui ti schieri è governata da
ex democristiani che fanno il bello e il cattivo tempo; direi che prevalgono disillusione,
amarezza, sradicamento. Lambiente in cui vivo è quello della sanità, che è quello
dove la politica più si fa sentire con la forza della sua assolutezza militare e
spartitoria. Lambiente degli amici poeti è scarsamente popolato. Non si riesce a
farsi un po di coraggio. Speriamo nei ragazzi.
5) La poesia visuale è la più antica e
nobile delle tradizioni iconografiche. Cè stato un tempo in cui disegno e scrittura
non erano separati, e quel tempo archetipo impregna di sé tutta la poesia, lineare e
visiva, di tutti i paesi e di tutte le epoche. Oggi la poesia visiva, dopo
unesistenza millenaria variamente vissuta tra decoro e bizzarria, nonché tra
dovizie cortesi e clandestine ristrettezze, è superata dai sistemi commerciali di
espressione e di comunicazione di massa, i quali ne usano le potenzialità sintetiche e
sinestesiche per conquistare platee e mercati. Superata, ma non vinta: infatti resiste ed
esiste, anche per merito di riviste come Risvolti, che vanno aiutate. Per quanto
attiene, poi, le distanze individuate nel questionario tra spazi "espositivi"
propri della pittura e spazi "privati" propri del testo poetico, non si può che
invitare chi sia interessato alla questione a riprendere, meditandola, la Poetica di
Aristotele; nonché a soffermarsi sulle pagine, molto più recenti, di un libro del
filosofo Dario Giugliano intitolato Il discorso sospeso - sul corpo dellarte
(Vallecchi 2004), che tale questione affronta in modo affascinante e istruttivo.
6) Poeti e pittori sono entrambi facitori di
immagini, che esistono nellintenzione comunicativa, e prima espressiva. La questione
del valore monetario e del copyright dei prodotti dellintelletto di natura
letteraria è di pertinenza SIAE: occorre iscriversi, pagare le tasse, maturare i diritti
derivanti dallutilizzo o dalla vendita dei prodotti, riscuotere. Il guadagno del
pittore passa attraverso altri sistemi commerciali: collezionisti, galleristi, critici,
istituzioni private e pubbliche, etc. Tutti dobbiamo campare. Che gli ambiti di pertinenza
della poesia visiva si siano fatti terreno di conquista per gli artisti della pittura mi
sembra però unesagerazione, oltretutto illogica, giacché è difficile che gente
con la scodella piena vada a piluccare tra le ciotole vuote.
Ugo Piscopo
Caro Direttore e cari amici, eccomi
anchio a rispondere alle domande proposte per il sondaggio. Con una premessa, che è
la risposta 1: seguiranno sotto le 6 altre disciplinatamente corrispondenti ai quesiti da
voi formalizzati. Dunque, innanzitutto, le mie congratulazioni per il pacchetto nutrito (e
aureo, secondo una cifra arcaica) di 12 numeri. Dopo 12, bisogna sempre ricominciare
unaltra serie. Per questa nuova, sarò certamente tra i vostri amici e, di tanto in
tanto, con il vostro consenso, sarò presente sul foglio con qualche intervento. Passiamo,
adesso, alle risposte dovute ai quesiti.
1) Mitologie e ismi: voi ne paventate e
denunziate un ritorno. Io mi chiederei se e quando siano finiti. Certamente, alcuni sono
finiti o piuttosto sono stati dichiarati morti e sotterrati. Ma al loro posto non ne sono
subito subentrati altri? Che altro erano, se non nuove mitologie e nuovi ismi le cogenti
prassi del nuovo autolegittimate e autoreferenziali delle deideologizzazioni, delle
demistificazioni, delle demitizzazioni? Anche gli antimiti funzionano, non possono non
funzionare, da miti. Non cè epoca, non società, non gruppo, senza il collante
mitologico e mitografico. Noi siamo nel segno del "mytos", che lo sappiamo o no.
Che lo vogliamo o no. Piuttosto, se il riferimento va allindustria culturale, al
mercato delle lettere, alle ripresentificazioni in nuovi termini dellarroganza e
della mercificazione del prodotto artistico e letterario, le risposte le troviamo chiare e
persuasive nei francofortesi, meno nei loro nipotini italiani.
2) Tradizione e ricerca non costituiscono
corni di un dilemma, se non nelle vulgate e nelle banalizzazioni. La tradizione può
essere ricerca, ce lo hanno già indicato Eliot, Bontempelli et alii; la ricerca
può essere ed è tradizione, nel senso suggerito da Rosenberg e da altri ancora (v. gli
emeneutici e, soprattutto, Gadamer). La ricerca può diventare perfino un ismo, quando si
gestisca come epigonismo. Certo, non resta che lantagonismo. Ma in che termini? Nel
non gridare e nel tenere una propria rotta a proprio rischio e danno.
3) Non bisogna essere ingenerosi verso la
"poesia in prosa", la quale, quando è comparsa sullorizzonte delle
proposte e del gusto, ha svolto una funzione dirompente. Volesse il cielo che questi nuovi
modi di fare poesia che si vengono diffondendo avessero il vigore della "poesia in
prosa" delle origini. Mi sembrerebbe, piuttosto, che la connotazione vera sia quella
di un tono elegiaco e arcadico, che è unaltra cosa. In quanto poi ai rapporti con
la biografia e con lautobiografia, io direi che anche queste possono diventare
materia da riscattare per la poesia, se questa ne ha la forza. Se, però, lesercizio
letterario, che tenti lavventura di misurarsi con questa materia, riesce
nientaltro che biografia o autobiografia, esso semplicemente è biografia e
autobiografia. Ce lo ha già insegnato Benedetto Croce.
4) Il rapporto con gli altri, con la
politica? Ohimé, ho trascorso, se non ho dissipato, una delle mie vite (la più
battagliera) sul versante partecipativo (PCI, CGIL, scuola, giornali, attività
editoriali, etc.). Ora che ho toccato i settanta, che faccio? Mi ritiro? Non sia mai.
Certo, mi prendono le malinconie. Ma, a mio spreco e danno, faccio come il cavallo di
razza: appena sente odore di polvere da sparo, si rizza sulle zampe e nitrisce per andare
incontro alla battaglia.
5) Sì, la poesia visuale, anchessa,
deve strapparsi etc. etc., come dite voi, che dite bene. Ma con un avviso di premessa: che
fatalmente qualunque operazione, una volta che si storicizzi e che si oggettivizzi, poesia
visuale o non poesia visuale, è assoggettata ai processi di reificazione. (Vedere su
questo, dopo Marx, Marcuse e, infine, Baudrillard).
6) Certo, la poesia visuale oggi, la si
ritrova pure negli omogeneizzati per bebé. È, quindi, di tutti. Ma ciò che è di tutti
non sempre è poesia. Anzi, non lo è quasi mai. Se si vuole salvare, deve farsi testo
raro, bisognoso di decodifica semantica.
Alberto Vitacchio
1) Letteratura spettacolare, ismi,
letteratura del consenso, tutto questo fa parte di una società ridotta a pura facciata
dove lapparire non solo è importante ma è il fine stesso di quella che alcuni
(troppi) si ostinano a indicare come attività culturale. Lequivalente
dellisola dei famosi è la scuola di scrittura, il passaggio televisivo dove portare
lultimo libro o, ancora meglio, potere parlare delle mille cose delle quali non si
sa assolutamente nulla. Il trionfo dellimbecille è una realtà ormai così diffusa
che lunico imperativo di chi voglia operare nella scrittura è sostanzialmente
quello di non allinearsi e rompere testardamente ogni schema.
2) Il problema è che quasi sempre tradizione
e ricerca vengono citate come due facce, due opposti. In realtà ciò avviene perché
erroneamente si presume che si debba o riallacciarsi alla tradizione o lanciarsi nella
ricerca. Il problema è che chi scrive deve inevitabilmente procedere e la formazione,
come background. Perciò si potrebbe dire che definire come ricerca il proceder in avanti,
la volontà di perseguire strade personali e nuove sia puramente lutilizzo di una
etichetta di comodo. A mio modo di vedere non si può fare altro che confrontarsi con il
linguaggio e superare i confini di quanto ci circonda e se questo si può definire come
avanguardia, come antagonismo, bene allora io sono per lavanguardia, per
lantagonismo ad una cultura così detta ufficiale, immobile, sicurissima dei propri
indubitabili valori, certa del supporto dei media, dei cigni universitari, degli esangui
ghirigori della critica.
4) Per molto tempo il mio ambiente è stato
quello della scuola e in esso ho operato facendo filtrare il piacere per la scrittura, per
la creatività, per il gusto e il fascino della parola. Ho lavorato sulla parola scritta e
su quella "detta", invadendo il campo della creatività teatrale e sostenendo
attività di scrittura creativa, smitizzando la figura del poeta e sottolineando la sua
realtà di giullare e facitore della parola.
Per ciò che riguarda il rapporto con la
politica, si tratta di un rapporto da cittadino. Non mi interessa assolutamente la
presenza del tema politico nella scrittura e ritengo che molto spesso limpasto
politica e poesia abbia prodotto una testualità piuttosto scadente.
5) Il tema della poesia visuale è piuttosto
complicato forse perché non vi è chiarezza sia dal punto di vista critico che quello
operativo. Parte delle difficoltà provengono dal fatto che la poesia visuale è divenuta
un oggetto di interesse per le gallerie darte che, per lo più, non ne comprendono
granché il senso di ricerca ma la amano per laspetto puramente visuale in questo
sviati dai parecchi critici di poesia visuale che ne parlano e organizzano mostre e
cataloghi senza capirne assolutamente nulla e partendo da premesse che in larga misura non
si riallacciano alle origini storiche e alla scrittura. Per ciò che mi riguarda la poesia
visuale è stata, ed è ancora, un cammino collaterale della scrittura, se vogliamo una
invasione di campo, un procedere parallelo di ricerca dove laspetto visuale apre
diverse possibilità alla parola o meglio, nel mio caso, alla lettera, alla generazione di
letture multiple (spesso in lingua inglese o trasversali tra inglese e italiano) di
frammenti brevi di parole e dove lapparire di lettere si avvale del piacere di
considerarle fonte di possibili suoni vocali e di linee puramente visuali. Se poi questi
miei lavori trovano spazio in sale espositive o su pagine di libro, si tratta di percorsi
che mi interessano entrambi. Posso aggiungere che (nel mio caso) molto spesso
laspetto "espositivo" viene integrato da quello "performativo"
dove la parola viene nuovamente ricomposta secondo percorsi di pura scrittura e,
ovviamente, operando una nuova invasione di campo nello spazio sonoro.
6) Il problema non sta nel potersi
"vendere meglio" ma nel percorso che ciascun artista sta seguendo. È necessaria
coerenza e se questa coerenza esiste, esiste anche una forma di espressione che deve
essere attentamente valutata. Il punto è che troppi sono passati a fare poesia visuale
nello stesso modo in cui alcuni, a suo tempo, passarono a fare poesia sonora e cioè come
semplice e pura volontà di seguire una moda, una strada che si riteneva conveniente al
momento visto che la tendenza sembrava interessante. Insomma non una vera ricerca ma la
possibilità di partecipare a nuove attività che avevano in quel momento buona
visibilità. A tutto ciò si sono purtroppo accodati i critici, gli organizzatori di
mostre, di eventi culturali estivi ecc. Per rispondere poi al fatto che la poesia visuale
si stia spesso confondendo con la pittura o la grafica, convengo che non basta definire un
lavoro come poesia visuale perché veramente lo sia. Certamente la presenza di lettere e/o
di testualità resta un punto solido, ma, come ho detto più sopra ciò che è più
importante è vedere quale percorso ha portato lartista alle forme di espressione
che sta seguendo.
Risvolti
- Schede
Marcello Carlino
Appunti su un
commentario tra filologia e surrealtà
In Un
autocommento (discreto), Alberto Mario Moriconi raccoglie le annotazioni e le chiose
(relative ai contenuti, in prevalenza) che volta per volta egli ha composto e date in
corredo alle opere sue. Potrà giovarsene il lettore, soprattutto quello di professione,
che voglia tornare sulla produzione dellautore, sicuramente ricca e attraversata in
lungo e in largo da unampia bibliografia critica.
Questo libro,
tuttavia, non deve pensarsi ristretto ad una dettagliata funzione filologica di sostegno, ex
post, per la quale latto dellinterpretazione trova coordinate di
riferimento più certe e si rafforza alla luce di una testimonianza diretta sulle
intenzioni autoriali (che per altro rappresentano una condizione forse necessaria, e però
davvero non sufficiente, nelle dinamiche della comunicazione letteraria). Ci sono valori e
significati ulteriori alcuni evidenti, altri "sottotraccia" che
unoperazione siffatta contiene e che appare utile qui distinguere e rilevare.
Un disegno di
significazione che implica la responsabilità e limpegno e la presenza a sé di chi
produce il testo è il primo chiaro indizio ottenibile dal commentario. La poetica e
lideologia letteraria di Alberto Mario Moriconi sono fondate sopra una volontà di
dire consapevolmente strutturata e programmaticamente definita. Non vi ha spazio decivivo,
allora, labbandono alla fascinazione del linguaggio, o la seduzione illusoria della
materia idealizzata del segno che si suppone dischiuda la possibilità di una lingua
antieconomica e anticomunicativa (una lingua infante, ludica; un canale per il ritorno del
rimosso): per Moriconi la scrittura è atto deliberato, è scelta coerente e mirata,
presentazione al lettore di un dispositivo attentamente ponderato (come si usa per un atto
giudiziaro; e certamente accompagna ogni testo unopzione discriminante, e gli
compete il mandato del giudizio): è impegno e responsabilità in concorso con il lettore,
nella dialettica della comunicazione.
In concorso con il
lettore: Un autocommento (discreto) avverte, per le opere di Moriconi e per la
letteratura in genere, che è indifferibile il processo dellinterpretazione e che
questo processo, mentre è richiesto come condizione ineliminabile per lesserci
della comunicazione letteraria (e per il suo essere efficace, per il suo giungere a
compimento), ha una solida base dancoraggio e, si direbbe, trova una clausola
contrattuale necessaria (a scongiurare la deriva delle interpretazioni; a ricostruire un
rapporto virtuoso tra mittente e destinatario) nellintentio operis di cui
lintentio auctoris è una delle premesse.
E
linterpretazione, nella complessità dei suoi percorsi e delle sue dinamiche di
relazione, è attività critica da raccomandarsi oggi, in un tempo in cui sono di prassi
le fughe dalla responsabilità dellinterpretazione e del giudizio: è esercizio
critico per il cui innesco, daltronde, sono pensate e realizzate le opere più
significative e importanti delletà contemporanea. E infatti tra Novecento e
dintorni non mancano davvero i testi ad alto quoziente di criticità, che descrivono e
prescrivono (e includono, reale o potenziale) un commentario. Un autocommento
(discreto) è libro di natura metalinguistica, che per ciò stesso ci rammenta come il
metalinguaggio sia una caratteristica (e un talento) delle scritture poetiche che hanno
segnato il secolo scorso, una caratteristica che auguriamo non si cancelli nel secolo
appena cominciato.
Ma di altro ancora
dirò, chiudendo, a proposito di questultimo lavoro di Alberto Mario Moriconi.
È libro che si
costruisce su di unassenza (lassenza delle opere commentate): il che può
voler rappresentare un invito a colmare le lacune (procurandosi di leggere ciò che dal
libro è assente), ma è anche un segnale che ogni lettura è comparazione, viaggio
intertestuale diramatissimo, è messa a fronte di più testi tra presenza e assenza. È
libro poi, questo, "intestato" alla frammentarietà, costante non di poco
momento della letteratura di una tradizione antagonista: frammentarietà scatenata dalla
dialettica tra presenza e assenza, ovvero moltiplicazione di microsequenze analitiche e
narrative, esplosione rizomatica di racconti. Su di una dominante spiazzante e surreale
(sottilmente ironica), come è quella che proviene da un testo che qui ed ora non
cè: e così tra filologia e surrealtà si situa, infine, Un autocom-mento
(discreto) se, con una sorta di sottotitolo, se ne vuole individuare un tratto
aggiuntivo, un tratto curioso e sorprendente e paradossale (e non effimero) da opera
letteraria, primancora che da opera (auto)critica.
*
Un autocommento (discreto) (Liguori,
Napoli, 2003), è il commento in prosa di cui Moriconi ha fatto oggetto un gran numero di
composizioni della sua trilogia pubblicata da Laterza: Dibattito su amore (1969), Un
carico di mercurio (1975), Decreto sui duelli (1982). Allintervento di
Carlino segue una poesia con le annotazioni di cui lautore le ha corredate.
I Decabristi 1
On a beau 2 dire de moi ce quon
voudra:jai vécu et je mourrai républicain.
(Alessandro I Romanov)
Allineati e coperti, in schiere
quadrate, al morto
Repubblicano 3 credendo, "Viva"
tuonano "viva la libertà!"
Li cannoneggia 4 lo zar risorto.
Sullampio gelo 5 col rosso tentano
due dita Viva la liber
______________
1) Decabristi: dal russo dekabr,
dicembre. Son passati alla storia così chiamati i militari russi insorti il 14 dicembre
1825, i quali, didee liberali e vagheggiando una monarchia costituzionale, si
rifiutarono di prestar giuramento al nuovo zar Nicola I, che, dopo la morte di Alessandro
I il 19 novembre 1825 e la rinunzia a succedergli del fratello Costantino,
si proclamò successore al trono. I ribelli, nella piazza del Senato a Pietroburgo,
inneggiarono a Costantino e reclamarono la costituzione. Limperatore novello si
valse di truppe ubbidienti per farne strage.
2) On a beau
: vedi nota nel
libro. "Si dica pure di me quel che si vorrà: io son vissuto e morrò
repubblicano". Ciò asserì, poco tempo prima di morire.
3) al morto Repubblicano
:
immagino, qui, che i liberali avessero conosciuto quella dichiarazione di Alessandro e lo
avessero, per così dire, preso in parola, preso sul serio: avessero candidamente creduto
che quella sua stupefacente dichiarazione di fede politica di poco anteriore al suo
decesso potesse valere come una sacra e inviolabile volontà testamentaria per i suoi
eredi: intesa, non dico, certo, ad una loro rinunzia ad un regime monarchico (che sarebbe
stato troppo bello), ma allinstaurazione di una monarchia che fosse lopposto
del dispotismo zarista.
4) Li cannoneggia
: li risveglia
di botto a una tragica realtà, spezza cannoneggiandoli le loro generose illusioni, lo zar
nuovo: despota al pari e più del morto sedicente repubblicano. Lo zar risorto: è
risorto, sincarna, in Nicola I contro ogni speranza di mutamento in Russia e
in tutta Europa di quegli anni lo zar di sempre, il tiranno di tutta la storia
russa.
5) Sullampio gelo
:
sullampio gelo, candore, della piazza, due dita, di un ufficiale o soldato
prostrato, morente, si sforzano di scrivere col rosso del suo sangue: "Viva la
libertà!"; ma non riescono a completare prima del suo ultimo respiro la santa parola
che egli ha gridato finché è rimasto in piedi.
*
Eugenio Lucrezi
Riflessi tra le
spume del dire (e intorno a due libri recenti)
Essendo la poesia la disciplina / princeps
dello scibile rispetto / alla filosofia, branca minore / dellimmaginativo delirare /
che fa delluomo la piuma e lo svolazzo / di un alato destino, è ancora e sempre
negli spazi aperti tra decostruzione e fondazione del senso, tra abbandono ed
inaugurazione del logocentrismo testuale che la partita bicipite viene giocata, a furia di
poetanti pensieri, a botte di fantasiosi deliri. Vediamo, a proposito, due opere recenti
di scrittori della medesima generazione quella fra i trenta e quaranta ,
dovute luna a Dario Giugliano, autore del saggio Il discorso sospeso - sul corpo
dellarte, pubblicato da Vallecchi; laltra a Ferdinando Tricarico, del
quale è uscito, per Michele Di Salvo Editore, un testo-poema intitolato Courage.
Giugliano è un filosofo occupato da tempo
nellindagare i fondamenti delle arti, ed ha già pubblicato interessanti contributi
su Derrida e Saussure, sullidiotismo, sulla formazione artistica nel nostro paese.
Oltre ad essere uno studioso, Giugliano è un compagno di viaggio di poeti e di artisti, e
questo libro porta così le stigmate di unautorialità duplice, speculativa e
simpatetica insieme, che complica, arricchendoli, i profitti del lettore. Appena
sfogliato, il testo subito mostra di non essere soltanto un saggio, presentandosi esso
stesso quale corpo figurato: negli ultimi capitoli, infatti, la scrittura lascia le
abituali, inapparenti, disposizioni sulla pagina, per sollecitare la percezione facendosi
frangia e frammento dalle molte forme, ognuna delle quali sfiora e variamente sospinge la
lassa contigua; per giustapporsi, nel capitolo conclusivo, in un tessuto di righe
capovolte nel quale le parole si specchiano luna nellaltra, e la metafora
della mimesi che è poi la storia tout court delle arti doccidente
si fa ossimoro definitivo della leggibilità dellopera, insieme immediata ed
impervia.
Questo Discorso, che non può non
ricordare le affabulazioni "iconiche" di Corrado Costa, usa il Trattato sulla
pittura di Leonardo da Vinci come basso continuo, che sottende la scrittura in tutte
le sue derive, e nei successivi capitoli la irrita e la suscita; e prende le mosse da
Platone e da Aristotele, nella chiosa dei quali si stancano da millenni quanti si fermano
a ragionare di poi-etica e di rappresentazione. Giugliano parte, appunto, dalla famosa
rivendicazione del primato della iconopoiesi, "cosa più seria e filosofica della
storia", per arrivare al Trattato ed al primato della scienza pittorica in
quanto imitazione di primo grado, più veritiera della scrittura, "pittura
cieca" che copia non la natura, ma lumano racconto di essa. Si sofferma, più
avanti, sulla fenomenologia della percezione, e dunque sul requisito dellunità
dellopera e sul problema della durata, che rende il prodotto artistico fruibile a
mezzo dellesecuzione diacronica; infine sullillusorietà delle differenze tra
testo scritto e immagine, che svaniscono andando a ritroso fino al segno originario che
entrambi, nella matrice grafica, li pre-figura, segnandone fin dallinizio i destini
e il declino delloggi, che è tempo dopo la scrittura, oltre che successivo,
da più di un secolo, alle ultime pretese di raffigurazione pittorica.
A Giugliano interessa la poesia visiva, che
è il lascito ipostatico della intersezione tra figura e parola, tra immediatezza e
dilazione, tra ritmo e senso; lascito impercepito e quasi tacito, simmetricamente omologo
al pervasivo silenzio che oggi risulta, nellindistinto assordante brusio di miliardi
di voci, dalla fine della letteratura, e della stessa civiltà della lettura. In un
panorama siffatto, lavanguardia si fa testimone di un mondo nel quale tutti scrivono
e non cè più bisogno di un pubblico, ma ancora, parossisticamente, di autori, e
poi, da ultimo, di attori i quali, lasciatosi alle spalle lesercizio
idiomatico/idiotistico della scrittura poetica, se ne facciano interpreti viventi. In
questa apocalisse, il corpo dellarte ritorna al di qua della mano e dellocchio
dellartefice, al di qua del gesto remoto delluomo che per primo ricalcò sul
muro della caverna il profilo della propria ombra, nellalba inaugurale della
raffigurazione. Giugliano convoca nel suo discorso gli amici e i maestri, da
Persico a Martini, da Pignotti a Chopin, a Tinguely, a Debord, a Gallizio; chiama a
testimoni Gioacchino da Fiore e Foscolo; con il loro aiuto sancisce la fine
dellopera nella fissità di una conclusa imminenza, nella chiusa forma di un futuro
anteriore. In conclusione riserviamo allautore, insieme ad un plauso convinto, una
sola domanda: su altra sponda dello stesso silenzio non fanno eco, dal fondo di un diverso
collasso, i versi di quanti, come Celan e Bachmann, ci hanno detto in poesia lineare la
fine del logos?
E veniamo a Tricarico, poeta e performer del
quale abbiamo già conosciuto i versi esilarati e affollati di voci della lassa intitolata
Se me lo dicevi prima, pubblicata alcuni anni fa nel libro di fotoscritture Attraversamenti.
Courage il libro che qui ci offre
la sponda e largomento è introdotto da uno scritto assai partecipe a firma
di Mariano Baino, che ne sottolinea le "stranezze" nellascendenza e nella
costituzione, perché lopera si avvale di un "testo archetipo" davvero
fuori moda (Madre Coraggio: Brecht!), e perché pare animato, nellaccanimento
fonetico che lo connota, da un oltranzismo sperimentalista oggi di non frequente
riscontro.
Così come nel libro di Giugliano, anche qui
coesistono figure e parole: meno filosoficamente che in quello (ed in omaggio al
"modello archetipo" di cui si diceva), piuttosto che derivare le une dalle altre
metamorficamente, stanno affianco bellamente, come per amor dordine, e smania di
costrutto: dodici tavole che si devono alla maestria grafica, insieme trattenuto ed
espressivista, di Marilina Ricciardi per dodici scene scritte, che si susseguono
nella misura identica delle tre pagine, ognuna fatta di cinque righe: scene che vanno a
dire, nellinsieme, una storia napoletana di camorra e di femmine toste e perdute,
senza una trama definita; e per ciò stesso sublimata, la storia, nel concentrato di tutti
gli intrecci di esaltata ferocia e di lagrimoso melò che fanno la Storia eterna
la metastoria della città.
Il racconto che tale poesia offre sfiora i
pericoli dellestasi sonora e del rimbombo ecolalico, per via dellaccumulazione
e della mescolanza dei mille detriti lessicali convocati sulla pagina: se ne salva per
forza di acribia documentaria (che subito si fa storicistica), perché le figure di
enumerazione producono amplificazione come avanzando in onda compatta sul palcoscenico
dellattualità più evidente ed immediatamente riconoscibile: Baino parla di metaslang,
di vocabulazzi ora dialettali, ora di nuovo conio; quel che importa al discorso di
questa pagina è che il fronte unito di parole che lartefice intruppa è antico nel
corpo di continuo evocato corpo immenso di tradizione, attardato da code che alle
spalle sfumano nellindistinto, appunto, della Storia, e della Lingua, eterna ;
ma è del tutto contemporaneo nella spuma che spinge la cresta e solleva gli spruzzi,
mentre inzuppa ed inquieta la barchetta del lettore: spuma sincronica, nei dintorni della
quale la ripetuta ripresa di lessemi variati e linsistita inserzione di fonemi
allinterno di parole "normali" spingono addosso al lettore (ne allagano la
barca con) una sorta di lingua aurorale e novissima, inaudita e inaspettatamente
isotopica nel risultato di una omogenietà semantica e fonica chissà quanto prevista, o
soltanto congetturata.
Tricarico ha voluto giocare a fare
lAsimov della Fondazione? Magari non è appassionato di fantascienza, e non
glielo si può chiedere; gli si può invece rivolgere, insieme ad un plauso pure questa
volta convinto, una domanda di ritorno (come il famigerato cavallo): la città di Courage
riesce ad accorgersi, magari con laiuto di questo libro, della lingua che urge,
e che si accinge a raccontarla?
*
Giorgio Moio
Una breve nota per Franco Cavallo. In memoriam
Quando nellestate dello scorso anno
andai a trovare il carissimo Franco Cavallo nella sua villa di Cuma, alle porte di Napoli,
per scegliere assieme alcuni suoi testi poetici per una piccola antologia da inserire nel
n. 12 di «Risvolti» (come poi avvenne) e dettagliare le ultime cose, mai avrei pensato
che di lì a pochi mesi sarebbe deceduto, lasciando, in noi tutti che lo stimavamo, un
grande vuoto. Ora questa breve nota a uno dei suoi ultimi lavori, Dolcissima trappola,
scritta prima che ci lasciasse (aveva fatto in tempo a leggerla, apprezzandola con
generosità), programmata per la pubblicazione di questo numero, assume per me un valore
diverso, un modo sobrio per commemorare la sua scomparsa, per ricordare un amico scomparso
(punto di riferimento per intere generazioni di poeti napoletani), senza operazioni di
opportunismo o di autoglo-rificazioni, contrariamente ad una monografia uscita di recente
su una rivista napoletana che nei confronti del povero Franco ha sempre manifestato
unostentata e continuativa indifferenza, rimuovendone, oltre che la sua idea di
letteratura antagonista, anche il nome. È mai possibile che in tutti i fascicoli
pubblicati dalla suddetta rivista (ben ventiquattro!) Cavallo non vi abbia mai trovato
posto nemmeno con una citazione? E dove vuole andare a parare ora tutto questo improvviso
interesse, questa fretta di occuparsi di un autore "scomodo"? Cè una
strategia precisa viene lecito domandarsi nel dedicare un intero numero ad
un autore di grande spessore culturale ma per anni rimosso, senza far emergere la sua
letteratura antagonista? O semplicemente lo scopo è rafforzare unidea di
letteratura di consumo e tradizionale, dove parafrasando Mario Lunetta «la
spettacolarizzazione del prodotto estetico giunge volentieri alla rissa»?
È vero come sostiene qualcuno ,
ci si occupa dei morti, perché i morti non fanno più notizia, non danno più fastidio,
non possono contraddirti e ti permettono però di "parlare di te". Posto che uno
possa ricredersi sui propri errori o sulle persone (che sarebbe sinonimo di grande
intelligenza, meglio se in vita, però), nel caso di Cavallo, proprio per quella
indifferenza dimostratagli sistematicamente in tutti questi anni, andava proposta una
monografia di grande spessore culturale e completamente estranea ai fatti personali, per
mettere a tacere ogni ragionevole dubbio. Insomma, concentrarsi su una seria e profonda
analisi di un autore di palese valore nazionale, che ha contribuito alla formazione della
letteratura alternativa al disegno restaurativo e illusionista della letteratura
tradizionale, e per questo sistematicamente rimosso dai grandi circuiti culturali. Quale
occasione migliore di questa per proiettarlo nella giusta dimensione, verso una
considerazione più consona al suo alto valore? Andava fatta, però, senza escludere
dalliniziativa sia pure generosa, in un certo senso molti degli amici
letterati e sodali di lunghissima data di Cavallo e in modo del tutto gratuito
, anziché raccogliere loccasionalità di altri, perlopiù ignoranti nei
confronti della sua poetica.
Detto questo, passo a parlare del volume.
Anche in Dolcissima trappola (Ogopogo, 2002), i testi poetici di Cavallo, verso i
quali ci siamo abituati ad apprezzarne il valore a partire dal lontano 1969 con Fétiche,
ripercorrono la via del desueto. Si tratta di quattro brevi testi, i primi tre già
pubblicati in Haeretica poesis (Ripostes, 1989), che si alternano con altrettanti
quattro disegni di Cosimo Budetta impressi nel corpo di un cartoncino dalla superficie di
colore argento e inseriti autonomamente in mezzo a quattro pagine piegate, ma sciolte
(sulla prima di ognuna è ospitato un testo di Cavallo), racchiuse con altre da una
copertina bianca e sobria, altrettanto sciolta, dando a questo volume, allestito in modo
accattivante e diverso dal tradizionale libro, laspetto di un libro dartista.
Pubblicato in 70 esemplari, firmati e
numerati, dicevo che questo volume ripercorre la via del desueto sia per quanto riguarda i
testi lineari sia per i disegni, i quali sembrano anche abbastanza innovativi sotto
laspetto grafico e il modo di proporsi, oltre che prestarsi a diverse letture per
quel gioco riflettente e fantasioso di luci che crea la superficie in patina argentata e
lucida. Attraverso lautoironia, lirrisione, tenta, comè nella poetica
di Cavallo (non so se ciò sia bagaglio anche di Budetta, il quale spero mi
perdonerà lignoranza nei suoi confronti), di corrodere la raréfaction del tempo
con un rasente stravolgimento astutamente architettato, di distruggere (usando le sue
parole riportate altrove) la concezione auratica della creatività, la codificazione
enfatica, restituendo al poeta il gusto di "uccidere", spingendo in superficie
il magma del contrario, lutopia del "nuovo": «... nuotano pesci dello
spessore della luce / un poema a forma di imbuto / ma valgono ancora le cancellature / a
dilatarne il ritmo il respiro». Ma non è tutto. Possiamo aggiungere, senza tema di
smentita, che i testi di Cavallo nascono sempre dalla consapevolezza indelebile di una
negatività del mondo, pointilleux in certo senso, anche quando saffida ad un fare
ironico o percorre la strada del divertissement. Scruta, scarta, monta, rimonta la materia
verbale fino a farla impazzire di gioia e di dolore, fino a farla apparire nel suo reale
apparire:
il quarto poema di questo
nuovo ciclo
sarà dedicato al vasto e
invisibile prato
che circonda la linea di un
orizzonte immaginario
dove non cè più
teoria ma solo la dolcissima trappola
che cattura le parole e le
tramuta
in semi di angoscia in
grumi di disperazione.
Testi e disegni si alternano in sintonia,
attraverso un ritmo incessante di una ubiquità scaturita dalla loro brevità e da una
consapevolezza della fine, ma anche di un ritorno alla resistenza contro la società dello
spettacolo letterario, che rende tutto pacifico per meglio controllare e continuare
indisturbati nel loro mercimonio più vieto. Come dire? quasi brutale, istrionica, ludica.
Il poeta, che non vuole assoggettarsi a tale fine, si fa antagonista con una rigida
opposizione al dejà vu, a un mondo marmoreo per un linguaggio strutturale, allegorico,
enigmatico e giullaresco, da insinuare nella differenza esistente tra Testo e Poesia, tra
significato e significante, tra lessere e lapparire. Si tratta di una
disunità che ammette tutte le verità, una scrittura materialistica, per intenderci, o
contraddittoria (una visione dinamica del mondo) che protende il segno sempre verso nuove
soluzioni, nuove forme affrancate da linguaggi invertebrati:
la carta cavallo bianco
& la biro galoppo nero
compongono
una
poesia.
La poesia di Cavallo «non si identifica mai
col pathos della propria voce come ebbe a dire Lunetta nella prefazione ad Haeretica
poesis e al contrario procede con nonchalance acrobatica [...], con levità
clownesca), quasi facendo spallucce, su una serie di percorsi sguinci e imprevedibili, a
velocità variamente accelerate». Conifera nana nella palus putredinis, sembra dunque la
poesia, oggi più che ieri, e nonostante tutto "come amara pietra di fiume", si
combina con lesistente, scorrendo indomita (è lauspicio di tutti) fin nelle
molecole più invisibili. E concludo con questo breve testo (Epigrafe), tratto da Nuvole
e angoscia (Edizioni Orizzonti Meridionali, 2001), quasi come un testamento di un
"animale anomalo", come Cavallo si definiva, «mai deflettendo da una rigorosa
scelta di tendenza [...], in un contesto che non è possibile più passare sotto
silenzio» (M. Carlino):
Non sperate di ricevere
aiuto.
I morti non possono darne.
Quelli che sono ancora vivi
Riescono appena a
sopravvivere» (p. 13).
Risvolti
- Biblioteca
a cura di
Pasquale Della Ragione
Tiziana Colusso, Italiano per
stranieri, Fabio DAmbrosio ed., via Cialdini, 74, Milano, 2004, pp. 78
Circum sine
caelo
"lve known a Heaven, like a Tent
To wrap its shining Yards
Pluck up its stakes, and disappear
"
(E. Dickinson)
[Ho visto un Cielo, come un Circo
Avvolgere i suoi Fondali scintillanti
Ritirare i sostegni, e scomparire]
lora del non ancora
tremore mattutino
allincipit sbrigativo
del mondo
nessuna terra degli avi
qui, Emily mia Circum
sine Caelo
in bilico tra falsi
movimenti e passi falsi
retrobottega di arietà
eppure dover star
qui, sister
monacale a mio modo
tra lazzi e parapiglia:
tavolo assai malfermo a
poetare
mente in sfratto
cuore in anfratto
nessun abisso
qui, ma molte assi
sconnesse ad inciampare. (p. 17)
*
Alfonso Malinconico, Sul rame dei
sogni, Ed. Marcus, c.p. 50, Quarto-NA, 2005, pp. 112
Sui rami
disperati
Sei mottetti per Chagall
La moglie
Da quel caos del nero
chemerge a macchie sparse
si compone sapiente puntasecca
la moglie dellartista
bocca bocciuolo occhi semichiusi
Il padre
Padre docili mani
barile di aringhe
sconnesso rotolante
obliquo sul piano evanescente
la capra nellodore di pesce
Nudo con ventaglio
Il Nudo con Ventaglio
il pretesto per il gioco del letto
acquatinta penisola di spazio
viso dolce rivolto glutei spalle
e tenere le cosce
La volpe e la cicogna
Omaggio a La Fontaine lacquaforte
tra prato cielo e nubi il movimento
coda di volpe collo di cicogna
ripete il ritornello delle curve
che fa vibrare laria
Senza titolo
Trapezista rivolto-puntasecca
proprio da La mia vita
gettatosi nel foglio a capofitto
semprin piedi la testa galleggiante
sbircia sornione rasoterra il mondo
I sette peccati capitali
Sette peccati capitali sette
bambini stretti in fila verticale
bambini-agostiniani
come Minnie lamico Mickey Mouse
allegri i sette vizi puntasecca (pp.
101-102)
*
Alberto Mori, Utópos, Scrittura
Creativa Edizioni, via Mons. Cavigioli, Borgomanero (NO), 2005, pp. 104
Linea Immaginot
La linea Immaginot attraversa la tundra
lasciando alle betulle il tracciato
da sognare in piantumazione.
Durante il tragitto liminare
ad ogni giardiniere accampato viene
consegnato
il set dei prodotti Magic Garden
per l'estetica del percorso. (p. 41)
*
Franco Piri Focardi, Coro, Ass.
Cult. "Oltre i limiti", via XX Settembre 18, Rignano sull'Arno, 2005, pp. 68
Sono il guerriero
che ha perso la corazza
e corre nudo
al campo di battaglia
pronto a combattere
i mostri che annidati
lanciano attacchi
dentro la mia testa.
Cado in ginocchio
al centro di un pianoro
e con le braccia alzate
saluto la montagna
che dalla valle
spinta dai contrafforti
si erge sulle nubi.
Sprofonda dentro gli occhi
la lingua rossa della terra
e simile a spruzzi incandescenti
l'erba vortica in abbracci.
Guaito, in frammenti
e svento il primo attacco.
Sussulto! Fremo!
ed il sudore inonda
la mia pelle.
Biondi riflessi trafiggono
la rete trasparente
che porta al cuore
dei ricordi.
Una memoria che è
riflusso, vento ed onda,
artiglia d'improvviso
la mia schiena
sciama nei luoghi
appena abbandonati
ed ordina il percorso
dei miei vuoti (pp. 26-27)
Notiziario
Firenze, 8 marzo. AllIstituto degli Innocenti
(Salone Brunelleschi) è stato presentato il volume Mater, raccolta di poesie sulla
maternità, a cura di Maria Cristina Landi (Morgana Edizione). Sono intervenuti, oltre ad
alcune autrici e leditore Alessandra Borsetti Venier, Mariella Zoppi, assessore alla
Cultura della Regione Toscana; Marzia Monciotti, assessore alla Pubblica Istruzione della
Provincia di Firenze; Alessandra Maggi, presidente dellIstituto degli Innocenti;
Sandra Landi, presidente dellAssociazione "Griseldascrittura".
La Spezia,
12 marzo. Il Circolo culturale "Il Gabbiano", ha ospitato nella sua sede la
mostra di Emma Caprini, Tempo di Giocare, a cura di Mara Borzone, poesia visiva, libri
dartista realizzati con carta da forno con i bordi bruciati o con materiali
"poveri" come un vassoio di cartapesta, cannucce per le bibite, fondi di
bottiglia di plastica, legati al concetto dellartista che è lo scorrere del
tempo con i suoi capricci. Sempre nella sede del Circolo Culturale "Il
Gabbiano" sono state inaugurate altre tre esposizioni: Installazione, di
Massimo Salvoni (10 aprile); Senza titolo, di Mario Commone (30 aprile); Le
tracce dei sensi, di Cosimo Cimino (21 maggio).
Firenze,
19-20 marzo. Presso il caffè letterario "Giubbe Rosse", si è tenuto il
Festival Internazionale di Poesia in azione "A + VOCI", con performances e un
convegno sulla poesia multimediale. Inoltre è stato allestito un mercatino della poesia e
altre iniziative, tra cui Camminare il mondo, esposizione di materiali del Free Dog
Club, a cura di Gianni Broi e Giovanna Ugolini.
Budrio
(BO), 23 aprile. Nellambito delle manifestazioni di "Primaveranda",
presso la Galleria civica "SantAgata" si è inaugurata la mostra di
scultura ed altro Paolo G. Conti dal 1995-2005.
Terlizzi
(BA), 28 aprile. Alla Galleria "Ra Comunicazione Totale", con il
coordinamento artistico di Paolo De Santoli, ha preso il via Visioni Instabili, un
progetto integrato che accoglie larte oltre confini preconcetti, in un osmotico e
fecondo scambio di sollecitazioni multiple, sia sensitive che cognitive. Si tratta di
quattro appuntamenti, da aprile giugno, con otto artisti, presentati a coppia: Franco
Altobelli-Mirella Mazzarone; Maria Martinelli-Patrizia Piccinni; Lara Urso-Raffaele
Maione; Oronzo Liuzzi-Girolamo Gravina.
Napoli, 5
maggio. Col patrocinio dellAssessorato alla Cultura del Comune di Napoli, presso
la Sala della Loggia del Maschio Angioino, si è inaugurata la mostra di Alessandra Zorzi,
Viaggio a Babelopoli, a cura di Martina Corgnati.
Firenze, 5
maggio. Col patrocinio dellAssessorato alla Cultura del Comune di Firenze,
nellambito del "Pianeta Poesia Anno 2004-2005", a cura di Franco
Manescalchi, presso il caffè letterario "Giubbe Rosse", Giuseppe Panella ha
presentato LOpera poetica" di Francesco De Napoli.
Milano,
5-8 maggio. Presso il Milan Art Center, Ruggero Maggi ha organizzato
lesposizione collettiva Le ombre del silenzio, per un vivere insieme, al di
là delle razze, "per non dimenticare secondo lo stesso Maggi e vivere
con consapevolezza maggiore una rinata umanità". Gli artisti che hanno esposto:
Gianni De Tora, Marcello Diotallevi, Roberto Franzoni, Isa Gorini, Fukushi Ito, M. Grazia
Martina, Lidia Montero, Giorgio Nelva, Paolo Nutarelli, Clara Paci, Renata Petti, Chiara
Ricardi, Oliana Spazzoli, M. Gabriella Stralla.
Ventabren
(Francia), 8 maggio. Presso la Ventabren Art Contemporain di Julien Baline si è
inaugurata la collettiva di poesia visuale in onore di Sarenco, Sarenco and the
marseille connetion. Oltre a Serenco e Blaine, hanno esposto, fra gli altri: Emanuele
Benedetti, Seni Camara, Hans Clavin, Mario Dondero, Fabrizio Garghetti, Pierre Garnier,
Patrizia Guerresi, Stephen Kappata, George Lilanga, Ingebord Luescher, Esther Mahlangu,
Paola Mattioli, Fernando Millan, David Ochieg.
Bergamo, 8
maggio. Con il patrocinio del Comune e della Provincia di Bergamo, il Gruppo Artistico
"FARA" - Stabile di Poesia di Bergamo - Onlus, ha organizzato la XX Mostra della
Rivista di Poesia edita in Italia, presso il Chiostro Minore SantAgostino. La mostra
si è svolta in coincidenza con il 26° Incontro Nazionale di Poesia Giovane e con la 32a
Mostra di Gruppo di Arte e poesia sul tema In forma di energia.
Vezzano
Ligure (SP), 14 maggio. Inaugurazione, presso la Chiesa romanica di Santa Maria, della
Trilogia. Tre itinerari di arte visiva. Si tratta di tre mostre, che hanno visto in
totale la partecipazione di circa 200 artisti, italiani e stranieri (Albani, Andolcetti,
Blaine, Bulatov, Caruso, Cassaglia, De Jonge, Dupuy, Gut, Miccini, Padin, Pignotti,
Rotella, Tola, Vautier, etc.), a cura di Francesca Mariani, suddivise per tema: Submarine
(14-26 maggio), Marinettiana (28 maggio-12 giugno), Esercizi di stile
(10-19 settembre).
Napoli, 19
maggio. Organizzata dallALTS (Ass. per la lotta ai tumori al seno), si è
inaugurata al Castel dellOvo, a cura di Giorgio Di Genova e Ugo Piscopo, la II
Rassegna dArte Contemporanea, Immagini per un sogno, con opere di: M.
Balatresi, A. Bova, A. Cappuccio, M. G. DAiuto, G. Di Trani, L. Drei, R. Matarese,
R. Panaro, L. Passalacqua, G. Picciau, C. Rezzuti, M. Russo, C. Trujillo, C. Viparelli.
Rignano
sullArno (FI), 28-29 maggio. A cura di Franco Piri Focardi e Claudio Fusai, col
patrocinio del Comune di Rignano sullArno e dellAssociazione "Oltre i
limiti", si è dato vita a "Creativa 2005", 6° incontro per
lautoproduzione artistica e culturale: poesia, riviste, mail art, fanzine, musica,
libretti, libri dartista, performance, arte digitale, video, CD, etc. Nel corso dei
due giorni si è esposta la mostra di mail art "Oltre i limiti" e si è tenuta
la tavolata poetica "La Promenide degli artisti (una uscita nella piazza del
paese)".
Ventabren
(Francia), 29 maggio. La Meyer and Norma Ragir Foundation, Fondation de France,
Ventabren Art Contemporain e Julien Baline hanno organizzato, presso Le Mouline de
Ventabren, sede del V.A.C., la mostra di poesia visuale Dernières Varations di
Claudio Francia.
Monza, 6
giugno. Presso il Serrone della Villa Reale, si organizzata Larte giovane a
Monza. 30 artisti per 5 critici, pitture e ibridazioni multimediali. In mostra le
nuove tendenze dellarte contemporanea scelte da Luca Beatrice, Martina Corgnati,
Gianluca Marziani, Marco Meneguzzo, Marisa Vescovo.
Alatri
(FR), 11 giugno. Presso la Biblioteca Comunale "Luigi Ceci", Aldo
Mastropasqua e Francesco Muzzioli hanno presentato Frammenti dombre e penombre
di Giovanni Fontana, edito da Fermenti Editrice.
San
Giorgio Ionico (TA), 28 giugno. Presso lAssociazione Culturale "Lino
Agnini" di San Giorgio Ionico, si è dato vita ad un Incontro con la poesia
pugliese contemporanea, manifestazione poetica per il ventennale della rivista
tarantina "Portofranco".
Napoli, 2
luglio. Col patrocinio dellAssessorato alla Cultura del Comune di Napoli, nei
locali dellIpogeo dellAnnunziata, si è inaugurata la mostra darte Verità
segrete esposte in evidenza, di Pietro Spadafina.
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